La Shoah, la memoria al presente, il rischio di un ritorno della Banalità del male

La Shoah, la memoria al presente, il rischio di un ritorno della Banalità del male

La Banalità del male titolò il suo libro la filosofa Hannah Arendt, seguendo il processo contro Eichman, criminale nazista, a Gerusalemme nel 1961. Ed è vero. Ancora oggi, dopo 72 anni dalla scoperta che i sovietici fecero dei campi di sterminio di Auschwitz e Mauthausen, il tema della memoria si lega con  l’interrogativo più difficile: “Com’è stato possibile? Perché tutto quel consenso di massa allo sterminio di 6 milioni di ebrei, e di centinaia di migliaia di Rom, di omosessuali e di oppositori politici?”. Adolf Eichman sembrò ad Hannah Arendt il tipo ideale, quell’uomo comune che finalmente, attraverso le atrocità, le crudeltà, la disumanità, esce dall’anonimato e diventa un capo. La questione della genesi del consenso popolare alla violenza nazista occupa ancora decine e decine di ricerche, su coloro che Daniel Godhagen chiamò “I volenterosi carnefici di Hitler”. Insomma, non basta dire “mai più”, occorre far in modo che quel consenso non si trasformi in violenza totalitaria. E in Europa, oggi, a 72 anni di distanza dal ritrovamento dei campi nazisti di sterminio, il rischio è ancora presente.

La celebrazione istituzionale al Quirinale

Al Palazzo del Qurinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha avuto luogo la celebrazione del “Giorno della Memoria”, come sempre il 27 gennaio, da quando venne istituita. Nel corso della manifestazione, condotta dall’attore Luigi Diberti, la pianista Monica Ferracuti ha eseguito brani musicali di Felix Mendelssohn tratti dai “Lieder ohne Worte”. Sono intervenuti il presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, e la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. Il sopravvissuto Joseph Varon ha portato la sua testimonianza, sono state lette dal conduttore le poesie “C’è un paio di scarpette rosse” di Joyce Lussu e “La notte” di Elie Wiesel, da Vittoria Bublil e Yuri Tagliacozzo due lettere dei rispettivi nonni sopravvissuti. Gli studenti Aurora Pedrini e Giosuè Fulli, che hanno partecipato al Viaggio della Memoria ad Auschwitz, hanno raccontato la loro esperienza. La cerimonia si è conclusa con il discorso del presidente della Repubblica. Erano presenti il Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, la sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, il vicepresidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, rappresentanti delle Associazioni degli ex internati e deportati, della Comunità ebraica. Ha partecipato alla cerimonia il sig. Giovanni Anastasi, al quale il Capo dello Stato, ha consegnato la medaglia d’onore ai cittadini italiani deportati ed internati nei lager nazisti 1943/1945, con la seguente motivazione: “Catturato dai militari tedeschi il 9 settembre 1943 a Rivoli Torinese e obbligato a svolgere lavoro coatto presso industrie belliche tedesche. Fu tenuto prigioniero nel campo 398 di Norimberga, a Schweinfurt, Wels”. La cerimonia è stata preceduta dalla premiazione dei vincitori del XV concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, “I giovani ricordano la Shoah.

Le parole del presidente Mattarella

“La giornata della Memoria non ci impone soltanto di ricordare, doverosamente, le tante vittime innocenti di una stagione lugubre e nefasta. Ma impegna a contrastare, oggi, ogni seme e ogni accenno di derive che ne provochino l’oblio o addirittura ne facciamo temere la ripetizione”, ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia per il Giorno della Memoria, al Quirinale. “Ancora oggi dobbiamo chiederci: com’è possibile che, sotto forme diverse, che vanno dal negazionismo, alla xenofobia, a razzismi vecchi e nuovi, al superamento del nazionalismo esasperato, al fanatismo religioso, che ancora oggi si sparga e si propaghi il seme dell’intolleranza, della discriminazione, della violenza?”, si è chiesto il capo dello Stato.

Papa Francesco incontra la delegazione del Congresso ebraico europeo

”Ricordare le vittime dell’Olocausto è importante, perchè questa tragedia umana non si ripeta più”, afferma papa Francesco alla delegazione del Congresso Ebraico europeo ricevuto in udienza in Vaticano, nella Giornata della Memoria dedicata alle vittime della Shoah. Il Papa, come riferisce su Radio Vaticana padre Norbert Hofmann, segretario della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l’Ebraismo presente all’incontro, ha ricordato che suo padre ”riceveva sempre degli ebrei in famiglia” e quindi lui stesso è ”cresciuto in un’atmosfera favorevole agli ebrei”. Parlando della sua storia personale, il Pontefice ha detto che ”c’erano sempre ebrei in visita”, così da bambino ha imparato a ”avere degli amici ebrei”.

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