Caso Cucchi, l’inchiesta bis porta all’accusa di omicidio preterintenzionale, abuso d’autorità e calunnia per 5 carabinieri. La sorella Ilaria: “Finalmente si parlerà di verità”

Caso Cucchi, l’inchiesta bis porta all’accusa di omicidio preterintenzionale, abuso d’autorità e calunnia per 5 carabinieri. La sorella Ilaria: “Finalmente si parlerà di verità”
La procura di Roma ha portato a termine il secondo filone dell’inchiesta per la morte del geometra Stefano Cucchi. Tre carabinieri, coinvolti a vario titolo sono ora accusati di reati gravissimi come l’omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che lo arrestarono il 15 ottobre. Per altri due, che avrebbero coperto i loro colleghi, l’accusa è di calunnia e di falso.
 
La spiegazione di quanto accaduto, almeno nelle carte dei magistrati, va oltre e si spinge a contestare ai militari l’abuso di autorità,  e la chiusura delle indagini, così come è stata certificata questo martedì, è l’atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Stefano Cucchi, sempre secondo l’accusa sarebbe stato sottoposto “a misure di rigore non consentite dalla legge”. Per la procura con “l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento.
Le accuse sono contestate ad Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, carabinieri in servizio, all’epoca dei fatti, presso il Comando Stazione di Roma Appia, che procedettero all’arresto di Stefano Cucchi in flagranza di reato per detenzione di droga. Tedesco è accusato anche di falso. A Roberto Mandolini, comandante interinale della stessa stazione di Roma Appia sono attribuiti i reati di calunnia e falso. Accusa di calunnia anche per lo stesso Tedesco, e per Vincenzo Nicolardi, anch’egli militare dell’Arma. Secondo i Pm la morte del geometra romano sarebbe stata “determinata da schiaffi, pugni e calci  – Stefano Cucchi fu colpito dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con schiaffi, pugni e calci”.
 
A scriverlo non è certamente l’ultimo arrivato, visto che si chiama Giuseppe Pignatone ed è il capo della Procura della Repubblica di Roma, a controfirmare è il sostituto Giovanni Musarò nell’avviso di chiusura indagine. Sempre secondo l’accusa Cucchi sarebbe stato colpito più volte e questo provoco una “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale che unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte”. Dunque si smonta, almeno in questa inchiesta bis  la tesi della morte provocata dall’epilessia.
 
“L’attacco epilettico del quale è stato vittima Stefano Cucchi nei giorni di detenzione dopo il suo arresto, citato in una perizia fatta in incidente probatorio – fanno sapere i magistrati che ieri hanno chiuso il filone bis – non figura tra le cause che ne hanno causato il decesso”.
 
Soddisfazione, se così si può definire di fronte alla morte di un fratello, è state espressa da Ilaria Cucchi: “Finalmente si parlerà di verità, è omicidio. Non lo so come sarà la strada che ci aspetta d’ora in avanti, sicuramente si parlerà finalmente della verità, ovvero di omicidio. Ricordate la foto del mio pianto il giorno della lettura della sentenza di primo grado? Ci gettiamo alle spalle sette anni durissimi, di dolore, di sacrifici, di tante lacrime amare. Ma valeva la pena continuare a crederci”.
Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.