Unicredit annuncia altri 3.900 esuberi entro il 2019 in Italia. Intanto aumenta il capitale e vola in Borsa a +15,92. È il mercato bellezza. La reazione dei sindacati. L’ad si taglia lo stipendio ma investe nell’Istituto

Unicredit annuncia altri 3.900 esuberi entro il 2019 in Italia. Intanto aumenta il capitale e vola in Borsa a +15,92. È il mercato bellezza. La reazione dei sindacati. L’ad si taglia lo stipendio ma investe nell’Istituto

Unicredit annuncia un aumento di capitale da 13 miliardi deciso dal Consiglio di amministrazione nell’ambito del piano strategico ribattezzato “Trasform 2019”.  Nel perimetro Italia, alle 6.000 uscite già previste al 2018, dovrebbero essere aggiunti ulteriori 3.900 esuberi. E il titolo vola in Borsa con un +15,92. “E’ il mercato bellezza”, verrebbe da dire ricordando un celebre film con Humphrey Bogart.  La motivazione: razionalizzazione delle strutture con la chiusura prevista in tutto il gruppo europeo di 944 filiali. E’ vero che Unicredit non è l’unico titolo che è andato  bene nella giornata borsistica. Piazza Affari ha chiuso con un + 2,49, e quasi tutti i titoli sono andati bene, Mediaset addirittura è volata a + 31,86. Ma l’exploit di Unicredit è dovuto all’annuncio shock che ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli investitori. A pagare dovrebbero essere i lavoratori. I “poteri forti” ci sono eccome. Aumento di capitale ed esuberi, licenziamenti la parola vera.

Fisac Cgil: a rischio il funzionamento della banca. Esuberi solo su base volontaria

“Tali numeri – dice Elena Aiazzi, segretaria nazionale Fisac Cgil – non solo rischiano di mettere in ginocchio, se non supportati da un’efficace riorganizzazione, il positivo funzionamento della banca e possono peggiorare il clima di lavoro ma potranno essere governati solo con gli strumenti previsti dal settore ed in forma volontaria. Servono inoltre importanti interventi di investimento verso tutti i lavoratori che invece saranno parte fondamentale del rilancio del gruppo. Inoltre una particolare attenzione deve essere dedicata alla riconversione ed all’investimento sui giovani”.

Uilca:  si dimettano tutti coloro che hanno gestito i precedenti Cda

Il segretario generale dell’Uilca, Massimo Masi: “Se è vero quello che ha dichiarato Mustier, che ora stiamo pagando gli errori ereditati dalla vecchia gestione, chiediamo le dimissioni di tutti coloro che hanno gestito i precedenti cda o che hanno ricoperto ruoli di responsabilità, avallando i precedenti piani industriali e che sono attualmente in carica. Con questa riduzione del personale e la chiusura di ulteriori filiali – prosegue – come affronterà Unicredit la gestione della clientela, già oggi in estrema sofferenza?”.

Fabi: tutta da verificare la congruità degli esuberi

“Ci batteremo affinché gli esuberi dichiarati, la cui congruità è tutta da verificare, siano gestiti solo su base volontaria e attraverso il nostro ammortizzatore sociale di settore, con le massime garanzie per i lavoratori interessati”, sottolinea Mauro Morelli, segretario nazionale della Fabi.

Drastica riduzione del personale in tutta Europa: da 101 mila a 87 mila

Il piano strategico di Unicredit prevede una drastica riduzione, meno 14.000 unità in tutta Europa. Durante una conferenza stampa “ristretta”, aperta  solo ad una cerchia di  giornalisti (quelli amici? ndr) è stato dato l’annuncio. Nel 2019 Unicredit scenderà da 101 mila dipendenti a 87 mila. La riduzione netta dei dipendenti a tempo pieno sarà di circa 14 mila unità. Nel centro-est Europa verrà tagliato il 20% della forza lavoro. In Germania la riduzione interesserà 1.500 dipendenti, ovvero il 21% della forza lavoro. Con questi tagli al personale si prevede una riduzione dei costi pari a 1,1 miliardi. L’obiettivo della banca è raggiungere un utile netto di 4,7 miliardi di euro (circa 5,02 miliardi di franchi), ma con fondi propri al di sopra del 12,5%. Questo garantirebbe di fronte agli analisti la capacità dell’istituto di far fronte ad una crisi. Il “piano strategico” sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea il 12 gennaio. L’aumento, che dovrebbe completarsi nel primo trimestre 2017, è interamente garantito da un consorzio di “primarie banche internazionali” che si sarebbero impegnate – così nella conferenza stampa – a fare proprie “le nuove azioni eventualmente non sottoscritte all’esito dell’asta dei diritti inoptati, fino a concorrenza di 13 miliardi di euro”.

L’ad Mustier: “Un piano pragmatico basato su presupposti prudenti “

“Abbiamo sviluppato un piano pragmatico basato su presupposti prudenti, con obiettivi concreti e raggiungibili. Le leve di gestione del rischio e dei costi sono saldamente sotto il nostro controllo”. Così si difende l’amministratore delegato di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, che aggiunge: “Stiamo attuando misure decise per gestire i problemi, ereditati dal passato, dei crediti deteriorati lordi”. Ha annunciato che Unicredit invece manterrà il controllo di Fineco ed anche la sua quota in Mediobanca, di cui è il primo azionista con l’8,56%, perché la cessione sarebbe “negativa sul capitale”; mentre non acquisterà azioni in altri istituti tenendosi fuori da programmi nazionali di consolidamento del settore. Il riferimento è a Monte Paschi di Siena la cui situazione, dice, “si risolverà entro l’anno senza impatti sull’aumento di capitale di Unicredit”. Mustier, poi, annuncia, bontà sua, che  si taglierà lo stipendio del 40% a 1,2 milioni di euro. Non percepirà bonus annuali per il 2016 e per tutta la durata del piano, e neppure buonuscite nel caso lasci l’incarico nella banca. L’unica forma variabile di remunerazione sarà costituita dai consueti piani di incentivazione a lungo termine. L’ad infine investirà 2 milioni di euro in azioni Unicredit. Appunto, generosità pelosa. I poteri forti sono fatti così.

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