Siria. I miliziani dell’Isis riprendono Palmira, nonostante le bombe dei jet russi. Intanto ad Aleppo continua la carneficina

Siria. I miliziani dell’Isis riprendono Palmira, nonostante le bombe dei jet russi. Intanto ad Aleppo continua la carneficina

Il governatore della provincia siriana di Homs, Talal Barazi, ha detto domenica in un intervento trasmesso dall’emittente televisiva pubblica che i combattenti jihadisti dello Stato islamico (Is) hanno preso il controllo dell’antica città di Palmira. Nella prima ammissione ufficiale del governo a proposito dell’occupazione di Palmira da parte dell’Is, Barazi ha aggiunto che i militari siriani sono stati cacciati dalla città, il cui sito archeologico è stato inserito dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’umanità. “L’esercito sta usando tutti i mezzi a sua disposizione per impedire ai terroristi di rimanere a Palmira”, ha spiegato Barazi, dopo che lo Stato islamico aveva reso noto di aver occupato la città.

Il ministero della Difesa russo aveva annunciato invece, sempre domenica mattina, che le forze armate siriane, con l’appoggio dei caccia russi, avevano respinto la scorsa notte il tentativo dei miliziani dello Stato islamico di entrare a Palmira. Negli scontri, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa russo citato dall’agenzia “Tass”, sono morti oltre 300 combattenti dell’Is. Le forze aeree russe hanno condotto 64 raid contro postazioni e convogli del gruppo jihadista nell’area di Palmira. Le forze siriane avevano strappato Palmira al gruppo jihadista nel marzo dello scorso anno.

La ritirata dell’esercito siriano, ha sottolineato il governatore Barazi, è stata resa inevitabile dalle “forze superiori del nemico”. Il centro russo di monitoraggio sulla Siria ha stimato in 4.000 i miliziani che hanno partecipato all’offensiva, provenienti dalle province di Raqqa e Deyr az Zor. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), Al Baghdadi ha inviato anche centinaia di uomini dall’Iraq, nonostante in questo Paese il ‘Califfato’ debba far fronte da quasi due mesi ad un’offensiva lealista sulla sua roccaforte di Mosul. Proprio per fare il punto sulla campagna militare per riconquistare Mosul, che negli ultimi giorni sembra aver subito più di una battuta d’arresto, il segretario alla Difesa americano, Ash Carter, è arrivato oggi a Baghdad, dove ha in programma colloqui con le autorità irachene e con i vertici militari.

Ad Aleppo, intanto, in assenza di novità sul piano diplomatico continuano i combattimenti e l’avanzata delle truppe lealiste su quel che resta dell’enclave orientale in mano ai ribelli e ai qaedisti. Altri 4.000 civili, secondo i media governativi siriani, hanno lasciato nelle ultime ore i quartieri assediati, portando a 70.000 il totale dall’inizio dell’offensiva in novembre. “Ogni giorno sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo”, ha detto il papa all’Angelus, facendo appello “all’impegno di tutti” perché si possa mettere fine a una guerra che ha definito “un cumulo di soprusi e di falsità”.

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