Roma Capitale, resta un giallo l’indiscrezione sull’addio dell’assessore Berdini alla Giunta Raggi

Roma Capitale, resta un giallo l’indiscrezione sull’addio dell’assessore Berdini alla Giunta Raggi
Parole al vento, spifferi, retroscena poco illuminati, disinformazione o, peggio ancora, la costruzione ad arte di una rimozione che consoliderebbe il cerchio ‘magico’ della sindaca Raggi? Tutto ed il contrario di tutto si può pensare e scrivere, in questo martedì che anticipa l’Immacolata, quando Roma ha vissuto l’ennesima giornata di fibrillazioni per la Giunta capitolina. La Raggi, dopo ben sei mesi di trepidazioni, aggiustamenti, cambi di poltrone, estromissioni, a giusta ed ingiusta ragione, aveva fatto quadrare il cerchio, ricomponendo l’immenso puzzle delle nomine politiche e amministrative apicali, ma ecco arrivare, come un colpo di fulmine l’ennesimo caso, quello delle presunte dimissioni o dell’allontanamento dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini. Una notizia diffusa nella prima mattinata di martedì con un lancio dall’Adnkronos e che ha provocato decine di reazioni politiche, soprattutto nelle opposizioni, mentre è stato assordante il silenzio del M5S, che nulla ha avuto di che commentare.
Berdini è un influente professionista ed è probabilmente il più indipendente degli assessori della giunta Raggi. Più volte ha espresso posizioni personali e poco integrate col resto della squadra di governo su progetti importanti come lo Stadio della Roma e il futuro della Metro C. Immediatamente dopo la diffusione della notizia sul suo defenestramento, o sulle sue dimissioni, lo stesso Berdini ha fatto sapere di essere all’oscuro di quanto stava accadendo, affidando ad una nota striminzita, ma esaustiva su quanto probabilmente sta accadendo in Campidoglio: “L’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini è regolarmente al lavoro sul dossier stadio della Roma”, queste le poche parole che sono uscite dall’assessorato all’Urbanistica e, probabilmente, certificano proprio il presunto atto d’accusa nei suoi confronti. Berdini, infatti, sarebbe finito sulla graticola per le sue posizioni decisamente fuori dagli schemi ed in contrasto con una parte consistente della maggioranza ed in particolare con il vicesindaco Daniele Frongia.
Lo stadio della Roma e le posizioni espresse da Berdini sarebbero solo un pretesto. Va detto che prima del no alla candidatura olimpica di Roma 2026, l’assessore non aveva assolutamente chiuso le porte, anzi aveva sinteticamente espresso la sua posizione: “Poteva essere una occasione per Roma”. Berdini, al netto di quello che accadrà nelle prossime ore, visto che sul suo addio alla Giunta non ci sono al momento conferme, è comunque indigesto per la macchina del M5S, perché non è assolutamente da considerarsi uno dei suoi ingranaggi, soprattutto se si tratta di uno dei più importanti. Dopo la vittoria del no al referendum, anche se nella città di Roma non si è registrato un effetto Raggi ed i numeri sono rimasti inalterati rispetto alle ultime elezioni amministrative, il M5S cerca di serrare i ranghi e di utilizzare solo ed esclusivamente uomini di fiducia e con un curriculum esclusivamente votato al movimento in funzione del prossimo voto politico. Questo, purtroppo, Berdini non ce l’ha. Ed allora è chiaro come qualcuno, all’interno dell’amministrazione stia tentando di destabilizzare la sua posizione, prenotando la sua poltrona per qualche sodale meno indipendente e più osservante delle regole del Movimento. Fino alle 21 di questo martedì di inizio dicembre, nessuno dalla maggioranza che governa sul Colle Capitolino ha smentito il tentativo di disarcionamento dell’assessore all’Urbanistica. Non lo hanno fatto i colleghi assessori, non lo ha fatto il capogruppo in Aula Giulio Cesare del Movimento 5Stelle e soprattutto non lo ha fatto la sindaca Raggi e questo alimenta un vero e proprio giallo sulla sorte dell’urbanista prestato alla politica.
 
Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.