Pubblico impiego. Renzi porta a casa l’intesa con i sindacati sul contratto. Ma è tutto da scrivere, parte la trattiva vera. Ci sono solo le “linee guida”. La cautela della Cgil. In tre anni aumenti di 85 euro. Minimi o medi?

Pubblico impiego. Renzi porta a casa l’intesa con i sindacati sul contratto. Ma è tutto da scrivere, parte la trattiva vera. Ci sono solo le “linee guida”. La cautela della Cgil. In tre anni aumenti di 85 euro. Minimi o medi?

Renzi esulta e porta a casa. “Dopo sette anni – scrive – è la volta buona per i dipendenti pubblici. Riconoscere il merito, scommettere sulla qualità dei servizi. Passo dopo passo”. Esulta anche la ministra Madia, quella la cui riforma della Pubblica amministrazione è stata bocciata dalla Corte Costituzionale: “Oggi è una bella giornata per tutto il Paese”. Cercano i due di prendersi il merito, ma lo sblocco dei contratti era dovuto, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che faceva presente la incostituzionalità del blocco. Una cosa dovuta sarà sfruttata da Renzi in questi ultimi giorni di campagna referendaria. I sindacati, con la firma, portano a casa lo sblocco della contrattazione, ma i contratti sono tutti da vedere. Il percorso non sarà breve.

Una intesa raggiunta in extremis. Non ci sono certezze. Impegni sul vuoto

L’intesa con Cgil, Cisl, Uil e le rispettive categorie è stata raggiunta in extremis, al termine di una giornata di trattative in cui la ministra Madia, in continuo contatto con il premier e il suo staff, ha cercato di salvare capra e cavoli giocando sul fatto che la stesura del contratto, o meglio dei contratti che riguardano le singole amministrazioni si farà nella sede dell’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale per le Pubbliche Amministrazioni. Sarà in quella sede e anche in Parlamento, perché saranno necessari dei disegni di legge per dare attuazione a parti del contratto. Un primo passaggio sarà fatto con le Regioni, come prescrive la sentenza della  Corte Costituzionale. La valutazione di Cgil, Cisl, Uil è positiva perché con questa ipotesi di intesa, la linea guida per la trattativa vera quella in sede Aran, sblocca una situazione ferma da sette anni con sostanziali perdite salariali da parte dei lavoratori, i quali non recupereranno neppure un euro dei mancati rinnovi contrattuali. Al tavolo erano presenti i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Camusso, Furlan e Barbagallo. I loro giudizi sulla conclusione della intesa si diversificano nei toni. Cautela da parte della Cgil. Camusso annuncia che il governo “si è impegnato per un totale di 5 miliardi di euro nell’arco di un triennio 2016-2018” per i rinnovi contrattuali dei 4 comparti della Pa.

Fp Cgil. Si tratta di ipotesi che dovranno essere concretizzate

Un comunicato della Funzione Pubblica Cgil esprime un giudizio positivo sulle “linee guida” in base alle quali partirà il percorso di scrittura dei contratti. Scrive la Fp Cgil: “Il testo condiviso con il governo è un primo importante risultato che premia le mobilitazioni dei lavoratori pubblici di questi anni e, se concretizzato, lascia alle spalle una stagione di legislazione punitiva del lavoro pubblico aprendo la strada alla valorizzazione e contrattualizzazione dei dipendenti pubblici”. Quel “se concretizzato” è indicativo. Nessuna euforia, ma gestione di una fase, quella della stesura, che si presenta non facile.

Cisl  Funzione pubblica esulta. “E’ il cambio di passo che volevamo

Esulta invece  il segretario generale della Cisl Fp Giovanni Favarin che già prima di sedersi al tavolo dava per fatto l’accordo: “Nuove regole per nuovi contratti. E’ il cambio di passo che volevamo e che abbiamo ottenuto grazie alla mobilitazione coraggiosa e determinata di milioni di lavoratori pubblici. Abbiamo firmato un accordo sul pubblico impiego per una nuova stagione dei servizi pubblici, con i lavoratori per i cittadini. La maratona del lavoro pubblico continua”. Silente la Uil ma anche il segretario della categoria ancora prima di sedersi al tavolo aveva detto “siamo venuti per chiudere”.

La fretta in questi casi è una cattiva consigliera. Ma a Renzi premeva una intesa, linee guida o come si vogliono chiamare prima del referendum. Ha fatto leva sulla “incertezza” sul futuro del governo se vincesse il no, sul fatto che lo sblocco della contrattazione sarebbe dovuto ripartire da capo. E lo sblocco ha fatto leva, anche se le cose da chiarire sono molte. La prima riguarda gli 85 euro. Minimo dicono i sindacati, medio diceva Madia. Alla fine sarebbe 85 medio minimo, secondo la ministra. Nel testo della intesa si parla di “incrementi non inferiori a 85 euro mensili medi”. La confusione regna sovrana. O sono non inferiori o sono medi. Ma in un testo pasticciato come questo, generico e ridondante, tutto fa brodo. Ovviamente cifra lorda da spartire in tre anni. Il 2016 è già terminato. La ministra in una dichiarazione dice: “Abbiamo insistito sull’aggettivo medi per dare una maggiore attenzione e maggiore sostegno ai redditi più bassi, a chi ha sofferto maggiormente la crisi e il blocco contrattuale”. “Non è detto – ha affermato – che gli aumenti saranno uguali per tutti”.

Come saranno scaglionati gli aumenti ? Non è scritto da nessuna parte

Diversa la interpretazione dei sindacati secondo cui l’aumento minimo sarà di 85 euro. Come scaglionati? E’ un nodo da sciogliere. Così come il problema del bonus fiscale di 80 euro di cui godono circa 900 mila dipendenti. Dice Madia che il rischio che l’intreccio tra il bonus e l’aumento contrattuale riguarda meno di 200 mila lavoratori che potrebbero superare la soglia di reddito. Per costoro varrà “uno specifico principio di maggior sostegno”. Tutto da interpretare. Forse ci vorrà una leggina. La questione verrà affrontata nella contrattazione di secondo livello in ciascuno dei quattro comparti di cui si compone la Pa. Il governo, ha detto Susanna  Camusso, “si è impegnato per un totale di 5 mld di euro nell’arco di un triennio 2016-2018” per i rinnovi contrattuali dei 4 comparti della Pa .

Sarà corretta la normativa dalla legge Brunetta che limita la contrattazione

Per quanto riguarda le relazioni sindacali, l’eliminazione degli effetti della legge che porta il nome dell’ex ministro Brunetta, la nota della Fp Cgil afferma: “Dopo sette anni di blocco della contrattazione si interviene correggendo le norme introdotte dalla legge Brunetta e dalla buona scuola che limitavano la contrattazione ridandole ruolo e titolarità”. Si ripristina un sistema di relazioni sindacali in tutti i settori “basato sulla partecipazione di lavoratori e sindacati all’organizzazione e alle condizioni di lavoro, alla valorizzazione professionale, che supera la pratica degli atti unilaterali. Di particolare valore la garanzia assunta dal governo di rinnovare i contratti dei lavoratori precari assunti dalle pubbliche amministrazioni in scadenza e l’impegno a superare con apposite norme il precariato all’interno della legge quadro che dovrà essere prossimamente varat”. Più vaghe alcune norme per la valutazione delle prestazioni dei singoli dipendenti. La vaghezza, appunto in un documento ampolloso, ridondante. Più un proclama che una ipotesi di intesa come si usa nella contrattazione.

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