Ordine e sindacato dei giornalisti: non un messaggio di scuse a Marino per il linciaggio dei media. Le dimissioni dei consiglieri ordinate dal partito, commissario Orfini

Ordine e sindacato dei giornalisti: non un messaggio di scuse a Marino per il linciaggio dei media. Le dimissioni dei  consiglieri ordinate dal partito, commissario Orfini

Pensavamo che la notizia del proscioglimento di Ignazio Marino da gravi accuse, peculato e truffa, per le quali la Procura della Repubblica di Roma aveva chiesto una pesante condanna, tre anni, meritasse una presa di posizione dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione della Stampa. Al Gup sono serviti solo 15 minuti di Camera di Consiglio per smontare la montagna di accuse nei confronti dell’allora sindaco di Roma, profuse a piene mai dalla maggioranza degli organi di stampa, sia nelle cronache nazionali che in quelle romane, un vero e proprio linciaggio di cui si sono resi responsabili scriba, al femminile in particolare, che ogni giorno scoprivano un  delitto, un reato, commesso da Ignazio Marino. Per quanto riguarda gli scontrini dei pasti, il Gup dice che il fatto non sussiste, per la supposta truffa, i fatti addebitati a Marino non costituiscono reato. Inutile fare i nomi degli scriba che, di fatto, si  sono  resi responsabile di dare una mano a chi, nel Pd, non aveva mai visto di buon occhio Marino sindaco, che aveva sconfitto l’apparato, la nomenclatura di un partito in piena crisi, la Federazione romana ridotta ai minimi termini incapace  di far politica. La decisione di far fuori il sindaco, dice l’allora presidente della assemblea del Campidoglio, Valeria Baglio, “la prese il partito”, così vennero firmate le dimissioni. Il partito aveva un nome, essendo commissariato, quello di Orfini.

Al Pd in piena crisi serviva un capro espiatorio. Chi meglio di Marino che amministrava un Comune devastato

Ci voleva un capro espiatorio e chi meglio di Marino che si trovava ad amministrare un Comune devastato da Alemanno e dai suoi accoliti? Orfini, il commissario ingaggia una campagna contro Marino. Trova pieno appoggio nei media, grandi e piccoli, che non risparmiano niente al sindaco. La Panda rossa di proprietà del primo cittadino della capitale diventa un caso. I giornalisti segugi scoprono che l’auto si addentra nelle zone dove il traffico è vietato senza il regolare permesso. Il permesso c’era, ma era scaduto. Andava rinnovato. Poteva uno che non rinnovava il permesso fare il sindaco? Certo che no. Ancora oggi qualche giornalista, malgrado il proscioglimento di Marino, racconta di nuovo della Panda rossa, parla dei pranzi, degli scontrini, del fatto che il sindaco non era mai presente quando a Roma c’erano grandi eventi, i funerali di Casamonica. Altri giornalisti si sono recati di nuovo in alcuni ristoranti per interrogare camerieri che avevano rilasciato dichiarazioni sui pranzi e le cene dell’ex sindaco. Dichiarazioni sempre molto confuse che non hanno trovato riscontro alcuno. Gli scriba segugi sono stati serviti, ma il linciaggio continua.

Ora qualcuno comincia a fare autocritica. La sfilata “infame” dal notaio dei consiglieri Pd che si dimettono

Abbiamo atteso invano prese  di posizione degli organismi che rappresentano i giornalisti. Niente, neppure poche parole di scusa per un linciaggio durato mesi. Da chi orchestrato? Noi non siamo segugi, non facciamo indagini segrete ci limitiamo ad esaminare i fatti. Gli scontrini, le altre accuse, la Panda Rossa sono serviti al gruppo dirigente del Pd, non al solo commissario del partito, Matteo Orfini, per fare fuori un sindaco scomodo. Dice l’Orfini che Marino è stato defenestrato dal Pd non per i pranzi e le cene, gli scontrini, ma perché “incapace”. Il disegno era chiaro. Scaricare Marino, con qualsiasi mezzo, per dare un segnale che il Pd renziano iniziava una nuova strada. Oggi qualcuno comincia a parlare, fa autocritica, sempre meglio che niente. Si raccontano i retroscena di quella infame sfilata dei consiglieri comunali del Pd in uno studio di un notaio per firmare le dimissioni che avrebbero costretto il sindaco senza più maggioranza a dimettersi. Neppure il coraggio di affrontare il dibattito nell’Aula Giulio Cesare. Parlano consiglieri comunali, parlamentari del Pd, qualcuno ti chiede di non fare il suo nome. Altri rilasciano interviste. Il nome di Orfini salta fuori.

Alla vigilia della Direzione Pd  per il presidente non è un belvedere

Certo non è un bel vedere proprio alla vigilia di una direzione del Pd, presieduta da Orfini, che si prevede movimentata: referendum, Italicum, manovra economica, risoluzione da presentare in Parlamento e poi a Bruxelles, alla Unione europea per l’aggiornamento del Documento di economia e finanza. Il “caso” Marino sarà sullo sfondo ma non troppo. Orfini viene chiamato in causa in interviste e dichiarazioni molto critiche nei suoi confronti. Fra queste quella di Valeria Baglio, che era presidente dell’Assemblea consiliare. Molto esplicita. Parla al Messaggero, uno dei giornali che con Repubblica, è stato protagonista di primo piano nella campagna contro Marino. Dice di essere “davvero contenta” per il proscioglimento dell’ex sindaco. “A me sarebbe convenuto non firmare ma quando si sta dentro un partito e si vive una situazione così complicata bisogna assumersi le proprie responsabilità”.

Marino annuncia il No al referendum costituzionale. Riflette su un ritorno alla politica

“Fino all’ultimo – prosegue – mi sono spesa perché l’esperienza di Marino non finisse, era meglio andare in aula”. Poi richiama il ruolo avuto da Orfini. La prende alla lontana. Orfini ha fatto degli errori, le viene chiesto? “Certo, quando si lavora e si fanno delle scelte in una situazione così complessa tutti fanno degli errori. Orfini ma anch’io”. Poi puntualizza. La decisione di firmare le dimissioni “è stata presa dal partito”. Il commissario era ed è Orfini. Non è una accusa, una constatazione. Possibile che Renzi Matteo fosse all’oscuro di tutto? Sarebbe il caso che in direzione spendesse una parola sul partito a Roma, che dovrebbe avviarsi a congresso in scadenza di mandato da parte di Orfini. Ma c’è già chi pensa ad un rinvio.  E Marino che farà? Dice che vuole tornare a far politica, ha bisogno di una “riflessione”. Intanto dice che al referendum costituzionale voterà No. È già una scelta.

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