Napolitano autogol: il parlamento ridotto a uno straccio? Chieda al premier se ne sa qualcosa. Convocata la direzione Pd. Renzi, demagogia e arroganza. Zagrebelsky, cultura costituzionale. Il corpaccione di Verdini

Napolitano autogol: il parlamento ridotto a uno straccio? Chieda al premier se ne sa qualcosa. Convocata la direzione Pd. Renzi, demagogia e arroganza. Zagrebelsky, cultura costituzionale. Il corpaccione di Verdini

Si passano la palla il presidente emerito Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio  Renzi Matteo. Il gioco non è una partita di calcio ma la forma che assumerà  la nostra Costituzione che va a referendum il 4 dicembre della quale il “padre” è proprio Napolitano, il quale, come spesso ricorda accettò il raddoppio dell’incarico ponendo come condizione la riforma della Costituzione. I contenuti sono venuti poi. Per la seconda volta l’ex Capo dello Stato tira un calcio e passa la palla a Renzi. Non molto tempo fa dette uno schiaffetto al giovanotto di Rignano perché aveva “personalizzato” il referendum e ciò  poteva, anzi, aveva arrecato danno al sì. Renzi incassò. C’è chi dice che il  calcio di Napolitano, o meglio, il passaggio della palla era concordato. Illazioni che riferiamo per dovere di cronaca che non cambiano lo scenario. Il premier, comunque, prese atto e, pur non cospargendosi il capo di cenere, mise da parte un po’ di arroganza e dichiarò la sua disponibilità al confronto anche sulla legge elettorale, cosa che fino allora aveva negato. Poi ricadeva nel vizietto dell’arroganza e di nuovo Napolitano rimetteva la palla al centro e inviava un passaggio al premier il quale, come se lo avesse saputo in anticipo, era già pronto alla risposta, come poi vedremo.

Il presidente emerito critica il Matteo che dice: “è bello, giusto, utile”. Sembra uno sketch

Il presidente emerito parla alla scuola di formazione politica del Pd. Non ci sono giornalisti  ad assistere alla lezione  ai giovani, ma alle agenzie arrivano frasi virgolettate. “Non si è partiti bene: si sono commessi molti errori che hanno facilitato la campagna del No” dice parlando alla scuola di formazione politica del Pd.  “Renzi ha capito gli errori e si è corretto”. Renzi, dal teatro Rossini di Pesaro, intervenuto ad un comizio sul referendum, rilancia subito, quasi fosse preparato. “Oggi Napolitano mi ha anche un pò criticato, ma è bello, giusto e utile – dice – ricevere critiche da chi ha saggezza e esperienza. Se Napolitano con la sua saggezza e capacità mi ha fatto delle critiche sono felice di farne tesoro. E’ vero io ho sbagliato a giocare il futuro del governo sulla riforma costituzionale ma ho sbagliato in buona fede. Ho sbagliato ma capita a chi fa le cose”.  Napolitano nella  sua “lezione” ha fatto anche una affermazione, forse gli è sfuggita, che a Renzi Matteo non giova, anzi forse è un clamoroso autogol, per rimanere nella partita di calcio. “Se vince il referendum istituzionale, avremo la possibilità di tornare a rendere il Parlamento un luogo degno. Tra decreti e fiducie – dice Napolitano – il Parlamento è stato ridotto uno straccio. Tutto questo può finire con questa riforma.  Se vince il sì è una cosa. Molto buona. Per l’Italia”.

L’uso abnorme dei voti di fiducia, decreti, leggi delega

Già, ma chi ha ridotto il Parlamento a uno “straccio”? Certo i voti di fiducia non li ha introdotti Renzi Matteo. Ma è altrettanto certo che ne ha fatto un uso abonorme, così come dei decreti e delle leggi delega. Così come, lo vedremo dopo, non è un caso che il mercato di parlamentari sia andato a tutto vantaggio del Pd di cui lui è segretario. Così come i voti dei verdiniani hanno sostenuto e fatto  vivere il governo che più volte si sarebbe trovato in minoranza. A questo proposito il racconto del direttore de La Verità, il nuovo quotidiano diretto da Belpietro rivela un colloquio  con Verdini che offre uno spaccato indecente che conferma quanto dice Napolitano sul Parlamento ridotto a uno “straccio” ed ha per protagonista proprio il “toscanaccio” e le sue manovre indirizzate al Pd.

Renzi Matteo avverte che si stanno muovendo acque, che la corrente non va nella sua direzione. Certo, i media lo danno vincente nel confronto televisivo con  il costituzionalista Zagrebelsky. Dal punto di vista “televisivo”, della immagine offerta  ai teleschermi può essere. Renzi è più “esperto” di tv, ogni giorno ci sono televisioni compiacenti che lo mandano in onda. Sta meglio in televisione, dicono i giornalisti che seguono i programmi televisivi. Noi  pensiamo che il “faccia a faccia” abbia messo in mostra due mondi diversi, l’uno, quello di Renzi, fatto di demagogia e arroganza, di slogan buoni per tutti gli usi, anche la pubblicità di un detersivo, l’altro quello di Zagrebelsky, che entra nel merito degli articoli della riforma, che usa il suo “sapere” mettendolo a disposizione dei cittadini.

Il confronto su La 7. Impossibile un vero dibattito fra due mondi diversi

Proprio quel confronto, malgrado la conduzione oggettiva di Mentana, è la prova che  il referendum ha già spaccato il Paese in due. Come si fa a confrontarsi con chi parla per slogan, racconta favole? Riteniamo sia impossibile, meglio usare il tempo per un contatto diretto con gli elettori e richiedere ciò che è dovuto, l’imparzialità dei media. Quando poi leggiamo l’editoriale di Repubblica in cui Scalfari afferma che “oligarchia e democrazia sono la stessa cosa”,  ci cascano le braccia. Ne parliamo nell’articolo di apertura. Ma l’articolo del fondatore di Repubblica è lo specchio di quanto la politica sia caduta in basso, di quanto il referendum abbia già inquinato la vita democratica. Renzi Matteo, su impulso anche delle prese di posizione del presidente emerito, ha bisogno da subito, di azzittire le o la minoranza interna. Vuole via libera.

Il premier a Cuperlo:  pronto a discutere di tutto. In direzione maggioranza blindata

Guarda caso sempre dalla scuola di formazione del Pd annuncia, ma la notizia era già circolata, che lunedì 10 ottobre si riunirà la Direzione. Fa sapere che ha risposto a Cuperlo: “Vogliamo introdurre il tema della legge elettorale per tornare a discutere? Non condivido, ma ci sto”. Certo un bel modo di stabilire un rapporto, aprire un confronto. Potremmo dire, se Scalfari ce lo permette, da oligarca. Scrive Renzi a Cuperlo: “Si parlerà di legge elettorale ma anche di legge di bilancio”, cosi come di misure sulla competitività  e pensioni. Renzi si dice pronto “a discutere con chi ha idee da portare, non solo critiche”, perché – dice – non gli sono piaciute le critiche “all’uomo solo al comando, alla mancanza di condivisione, per non parlare di chi evoca rischi democratici nel nostro partito che come noi sappiamo vota su tutto, in modo trasparente, e discute su tutto, perfino in streaming”. Forse in direzione dove, grazie al sistema con cui è stata eletta, ha una maggioranza schiacciante che ingoierebbe anche un masso.

L’Unità pubblica il  no  di Reichlin al referendum. Poi lo mette sulla graticola. Un tiro mancino

Ma come è noto Renzi è allergico alle critiche. La prova? Presto detto. L’Unità ha pubblicato un articolo di Alfredo Reichlin dove spiega perché ha deciso di votare no al referendum. Siamo rimasti stupiti da tanta generosità. Merito del nuovo direttore, Staino? Lo abbiamo sperato. Lo hanno pubblicato per parare il colpo, per dare la sensazione che il quotidiano è aperto alle opinioni. No, era già pronta la replica di Matteo Orfini, che non ha la caratura, la cultura politica per rispondere a Reichlin. Lo liquidiamo riportando solo una frase del Matteo bis, presidente del Pd. Riferendosi all’Italicum parla della “straordinaria innovazione del premio di lista che rimette al centro i partiti”. Proprio la parte che trova un dissenso quasi unanime, salvo ovviamente il Renzi uno. Pronto era già anche Emme, Emanuele Macaluso, che ha  capito male, o letto male. Reichlin dice che Renzi con il sì “chiede un plebiscito”, che “è su di lui che ci dice di votare”. Parla di fine del regime parlamentare. Poi afferma che “il problema non è Renzi. Può continuare a governare”. Macaluso con l’astuzia del vecchio compagno lo coglie in castagna: ma come, prima parli di fine del regime parlamentare e poi dici che può ancora governare? La fine del regime parlamentare è se vince il sì, ma con il no questo non potrebbe accadere, Renzi non potrebbe far danni.  Magari come dice Napolitano, si potrebbe ridare “dignità” al Parlamento.

Verdini a Belpietro: stiamo lavorando per dar vita ad un “corpaccione” con Renzi

Chiudiamo  richiamando una conversazione  che avrebbe avuto come protagonisti Belpietro e Verdini un anno  fa. Lo stesso Belpietro la ripropone su La Verità, il nuovo quotidiano di cui è direttore. Il Corriere della sera la rilancia. Verdini, già allora, era un sostenitore del sì al referendum e affermava che stava dando vita ad una “operazione politica. Tu non guardare che io sto insieme a degli imbecilli. Io sto disgregando il Pd e Forza Italia e poi, avrò tempo, mi dedicherò anche a Ncd. Se Fitto capisse e venisse con noi, alla fine con 30 senatori avremo in mano il Paese”. Con la riforma costituzionale è possibile “fare le cose che devi fare”, un corpaccione. “Il corpaccione (il partito della nazione ndr) prima ci ha portato al disastro, con la Dc e il pentapartito, ma adesso ci toglierà dal disastro. Perché è guidato bene. Perché Renzi lo guida bene. Io almeno la vedo così. Il futuro dirà. Può accadere anche il contrario”. Lui con Renzi a capo  potrebbe diventare ministro del Bilancio. Già che c’è a proposito dei bilanci dello Stato dice che “sono falsi. Tutti falsi, le finanziarie sono fatte così”. Smentisce tutto Barani, capogruppo verdiniano al Senato. Afferma che lui  era presente alla conversazione. Conferma tutto Belpietro: “Nella sede di via Poli eravamo solo io e Verdini. Ho anche  la registrazione”. Stop. Molte altre le “oscenità” verdiniane  che chiamano in causa il premier. Politiche, ovviamente. Le risparmiamo ai nostri lettori.

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