Istat. Calo delle nascite in Italia: 14.600 in meno tra gennaio e giugno 2016

Istat. Calo delle nascite in Italia: 14.600 in meno tra gennaio e giugno 2016

Se i bambini sono la speranza e il futuro di un Paese, il nostro non promette di certo bene. È allarme ancora una volta per un drastico calo delle nascite, verificatosi, secondo gli esperti, tra il primo gennaio e il 30 giugno di quest’anno, con particolare riferimento alla città di Roma.

Si parlerebbe di 14mila nascite in meno registrate in questi sei mesi presi in esame, sulla base dei dati forniti dall’Istat, nei quali si sono riscontrate gravi e spiacevoli conseguenze anche per le strutture adibite alle cure neonatali e per le neomamme, quali consultori e sale parto, rimaste chiuse e inutilizzate insieme a tutte le strumentazioni: ecografi spenti, ambulatori ginecologici vuoti. Tale fenomeno ha colpito non solo le grandi città, bensì tutto il territorio italiano in maniera uniforme, consegnandoci il dato preoccupante di 14.600 nascite in meno (221.500) rispetto al 2015 (236.100), pari ad un calo del 6%, mai sfiorato in epoca recente.

Ci si aspetta che per il restante arco semestrale, che va da luglio a dicembre 2016, la situazione vada migliorando, oppure, al contrario, è probabile che possa peggiorare, come è già accaduto nel 2015, quando, dopo un iniziale calo del 2%, si è chiuso negativamente l’anno col 3% in meno.

Tali stime, se proiettate anche sull’anno in corso, non promettono un risvolto positivo, ma per una maggiore visione d’insieme è opportuno inserire il fenomeno della natalità in un contesto più ampio che comprende anche il dato della mortalità.

Il 2015, su questo fronte, si è distinto con 647mila decessi, ossia ben 49mila decessi in più rispetto al 2014 (+8,2%), giustificati dai demografi dai cambiamenti atmosferici che hanno reso il clima più rigido e le malattie diffuse a largo spettro, fattori che non hanno risparmiato i soggetti più deboli, come gli anziani, i quali in condizioni più favorevoli sarebbero vissuti più a lungo. Il “saldo naturale”, cioè la differenza tra nati e morti, allora aveva toccato il rosso record di 162mila persone, mentre, se si comparano i dati con quelli di quest’anno, il valore negativo sarà dovuto piuttosto al calo delle nascite, tra i 120 e 130 mila cittadini in meno. Valore che non si vedeva dal 1983.

Prendendo a campione il solo mese di giugno 2016, i nati sono stati 37.295 mentre i morti 46.510. Comparando i dati dello stesso periodo del precedente anno, il 2015, i nati sono stati 40.084, con una diminuzione in termini numerici di 2.789 neonati.

Facendo un’analisi di genere, si può affermare che nel primo semestre 2016 tra i nati prevalgono gli individui di sesso maschile: a giugno sono stati 19.231, mentre 18.064le femmine. Il mese con la minore natalità è stato aprile invece, con 32.824 nati.

Ruolo chiave è esercitato dalla presenza degli immigrati sul suolo italiano, che rappresentano una percentuale influente nel calcolo, circa il 20% del totale.

Discorso molto diverso è per le coppie di giovani italiani che, a causa di problemi lavorativi, dunque economici, preferiscono procrastinare il momento “x” e rimandare a data da stabilire il matrimonio e la creazione di una famiglia.

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