Consiglio Metropolitano di Roma senza vincitori. Nessuno ha la maggioranza. Nove seggi al M5S, otto al Pd, cinque alle destre e quattro ai centristi

Consiglio Metropolitano di Roma senza vincitori. Nessuno ha la maggioranza. Nove seggi al M5S, otto al Pd, cinque alle destre e quattro ai centristi
Non ci sono vincitori. E’ questo il risultato delle elezioni del nuovo Consiglio metropolitano di Roma, l’Ente di secondo livello che sostituisce la vecchia Provincia. I numeri, che erano stati già calcolati in una sorta di previsione di voto, sono stati confermati dal contenuto delle urne. Nessuno dei due attori protagonisti M5S e Pd, è riuscito ad ottenere la maggioranza. Hanno votato 1.372 degli aventi diritto su un totale di 1.674 pari ad un’affluenza dell’81,95%. Per il Movimento 5 Stelle sono stati eletti nove consiglieri: Giorgio Fregosi, i capitolini Marcello De Vito, Paolo Ferrara, Giuliano Pacetti, Teresa Maria Zotta, Maria Agnese Catini, Gemma Guerrini, insieme al sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, quello di Marino, Carlo Colizza e quello di Nettuno, Angelo Casto. Per la lista ‘Le città della metropoli’, chiara espressione del Partito Democratico, entrano le consigliere romane Valeria Baglio e Svetlana Celli e poi Federico Ascani, Alessio Pascucci, Massimiliano Borelli, Michela Califano, Pierluigi Sanna e Flavio Gabbarini. Poi la lista ‘Territorio protagonista’, espressione delle destre, riesce ad eleggere Fabrizio Ghera, Marco Silvestroni e Andrea Volpi di Fratelli d’Italia, Massimiliano Giordani e Mario Cacciotti di Forza Italia, insieme ad Alessandro Priori (Lista Marchini) e Giovanni Libanori (vicino all’ex parlamentare e consigliere regionale post democristiano, Luciano Ciocchetti). Chiave di volta degli equilibri il fallimento della Lista ‘Patto Civico’, messa in piedi grazie al sostegno del M5S che doveva esprimere uno o due eletti. Per loro nulla di fatto ed in conseguenza di questo nessuna maggioranza, con i grillini fermi al palo dei nove scranni.
La sindaca Raggi è comunque soddisfatta: “Il M5S passa da 2 a 9 seggi ed il Pd crolla da 16 ad 8”
Malgrado tutto, da registrare la soddisfazione della sindaca di Roma Raggi che sul suo profilo Facebook valuta questo turno elettorale: “Non è una battuta d’arresto, anche questa occasione viene usata dai rappresentanti della vecchia politica come spunto per polemiche vuote e poco utili. Il Movimento 5 Stelle correva da solo ed ora passa da 2 seggi a 9; mentre il Pd crolla da 16 seggi a 8, peraltro in coalizione. Al di là dei numeri, vale la pena sottolineare che per sindaci e consiglieri comunali inizierà un secondo lavoro che leverà tempo alle attività per le quali sono stati votati dai cittadini. Peraltro le singole competenze dovranno essere ridefinite mediante legge regionale”.
Dura nota della Cgil: “Con il consiglio spaccato in tre si è palesato il fallimento della riforma delle Province”
 
Sulle elezioni e soprattutto sulla tenuta istituzionale di questi enti di secondo livello, da registrare la dura presa di posizione della Cgil: “Con il Consiglio metropolitano di Roma Capitale spaccato in tre, ieri si è palesato il disastro della cosiddetta riforme delle Province, e per i dipendenti romani si è prolungata un’agonia lunga anni. Lo stallo politico che paralizza la fase di avvio delle nuove Città Metropolitane, pensate e previste come enti strategici per l’assetto del governo locale, sottolinea ancora una volta le lacune della Legge Delrio, evidenti anche nelle modalità di composizione e funzionamento degli organi di secondo livello. Le criticità già erano emerse con il caso non ben regolato di dimissioni del Sindaco di Roma Capitale, che ha lasciato il Consiglio metropolitano senza i rappresentanti del capoluogo. Ora, lo squilibrio dei pesi tra il capoluogo e il resto del territorio, così come le regole di ponderazione, mettono a rischio l’autonomia di governo degli Enti, fino a lasciare aperta la strada al commissariamento. La gestione della trasformazione, a partire dalla redistribuzione delle competenze, manca di passaggi fondamentali (nel Lazio non c’è ancora la legge regionale di riordino), e dipende in parte da un quadro ancora in definizione a livello centrale, come nel caso delle funzioni legate a formazione e politiche attive del lavoro. Gli interventi di finanza pubblica hanno paralizzato l’attività e azzerato le capacità di programmazione, con un bilancio in esercizio provvisorio anche per il 2016: parliamo, per chi non lo ricordasse, dell’ente che si occupa tra le altre cose di sicurezza nelle scuole, tutela ambientale, viabilità delle strade provinciali. Bisogna superare il paradosso di un “regime transitorio” ormai cronicizzato. C’è bisogno di allontanarsi dalla soglia del rischio default, di affrontare da subito una ristrutturazione organizzativa adeguata alle nuove funzioni, di occuparsi della ridefinizione dei fabbisogni, della valorizzazione e della formazione del personale.  Facciamo appello alla nuova rappresentanza politica, a tutti i Sindaci e Consiglieri eletti, affinché aprano il confronto con chi ha ben chiare le priorità per gli Enti e per i lavoratori”.
Share

Leave a Reply