Renzi nuovo bluff sul referendum. Se si tiene è merito suo. Scotto: “Ora consulti l’opposizione e subito la data”. Lui tentenna, ha paura, “del doman non c’è certezza”.

Renzi nuovo bluff sul referendum. Se si tiene è merito suo. Scotto: “Ora consulti l’opposizione e subito la data”. Lui tentenna, ha paura, “del doman non c’è certezza”.

Suspense. Per tre giorni con il fiato sospeso in attesa della pronuncia della Cassazione sul referendum costituzionale. Era stato Renzi Matteo, con il coro degli scriba al suo servizio, grandi giornali e Rai in particolare a creare questo clima. Finché la Cassazione non si pronuncia non si può fissare la data delle elezioni. Una balla cui in molti hanno fatto finta di credere. Autorevoli esponenti del Pd, anche alcuni che dai media vengono indicati come “autorevoli costituzionalisti” si sono prestati al gioco. In realtà Renzi Matteo poteva ben indicare una data, in un arco di tempo di cinquanta giorni e non avrebbe sbagliato. Comunque c’avrebbe azzeccato. Ma non gli conveniva altrimenti il trucco sarebbe stato scoperto. Noi riteniamo un fatto molto grave che i media abbiano assecondato i trucchi di Renzi Matteo e del suo battaglione da combattimento, Maria Elena Boschi in testa. Non a caso capofila della “disinformatia” è stata “Repubblica”. Non ci meravigliamo. Le “sue fonti” avevano assicurato che lunedì la Cassazione avrebbe dato il via libera al referendum. Per due giorni i media hanno rilanciato. “Lo ha detto Repubblica – quasi il giornale di Largo Fochetti fosse l’oracolo, dicevano – non ci resta che attendere”.

Scriba in malafede o aderenti alla banda della cretineria. I trucchi del premier

Quasi il giornale di Largo Fochetti fosse l’oracolo. Scelgano gli scriba: o in malafede o aderenti alla banda della cretineria. Perché non c’era alcuna suspense. Solo un trucco, a onor del vero bene impacchettato da Renzi Matteo, si dice su suggerimento dei più trucidi del suo staff per far apparire che il referendum si sarebbe effettuato perché lo avevano chiesto 580.000 persone che avevano aderito alla raccolta di firme promossa dal Comitato per il sì, leggi Pd. La riprova: alcuni organi di informazione al momento in cui arriva la pronuncia della Cassazione danno fiato alle trombe e scrivono che il referendum si farà perché la Cassazione ha convalidato le firme raccolte dal comitato renziano. Non solo. Ci mettono il cappello lo stesso Renzi e la ministra Maria Elena Boschi. Il premier rilancia un tweet del Comitato per il sì, lui stesso cioè: “Adesso – dice – possiamo dirlo, questo è il referendum degli italiani”. Quasi che prima fosse quello di qualche tribù primitiva, se ne esistono ancora. Poi ci mette del suo e aggiunge: “Il referendum non è la sfida di Matteo Renzi, ma di milioni di persone che vogliono ridurre gli sprechi della politica, rendere più semplici le istituzioni, evitare enti inutili e mantenere tutte le garanzie di pesi e contrappesi già presenti nella nostra Costituzione”. Anche il ministro Boschi, estasiata, esulta su Twitter ricorrendo all’hashtag #bastaunsi.

Arturo Scotto (Sinistra italiana) denuncia il gioco sporco. Il referendum è dovuto vedi Costituzione

Il primo a scoprire il gioco sporco del governo è Arturo Scotto, capogruppo dei deputati di Sinistra italiana. “ Per una corretta informazione- afferma- vorrei ricordare a tutti che il Referendum è convocato da aprile scorso grazie alle firme raccolte da parlamentari di maggioranza e di opposizione. Nulla di nuovo, dunque. Piuttosto sarei curioso di capire quando si celebrerà . Su questo terreno continuo a pensare che il governo non possa cantarsela e suonarsela da solo . Occorre un gesto di responsabilità politica e consultare le opposizioni sulla data che non può essere manovrata a piacimento dell’esecutivo.” Il Movimento 5 stelle sollecita Renzi: “ La smetta-afferma- di prendere in giro gli italiani e indichi immediatamente la data in cui si andrà a votare.” Renato Brunetta, capogruppo dei deputati di Forza Italia strilla , come è ormai sua abitudine “stop ai trucchetti, il governo indichi subito la data”. I 166 deputati indicavano il mese di ottobre per lo svolgimento del referendum.Possibile che gli scriba, perlomeno alcuni di quelli che contano, abbiano rinunciato alla   loro autonomia, alla loro professionalità,facendo finta di ignorare i meccanismi che hanno messo in moto, a partire da aprile, il referendum? Possibile, sì purtroppo. Richiamiamo l’articolo 138 della Costituzione che chiarisce tutto. Così recita:[…] Le leggi stesse (di revisione costituzionale) sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

Depositate da aprile le firme di 166 deputati necessarie per chiedere la consultazione popolare

Il 12 aprile la Camera dei deputati aveva dato il via libera alla riforma con 367 voti a favore e 7 contrari. Movimento 5 stelle, Forza Italia, Lega Nord e Sinistra Italiana, per un totale di 166 deputati, presentavano le firme per chiedere la consultazione popolare a ottobre, un quinto dei deputati, appunto. Scrive proprio Repubblica che “ gli uffici della Camera stanno adesso verificando le firme, che poi dovranno essere portate in Cassazione.” Questi i fatti .Ora il governo ha sessanta giorni di tempo per decidere la data del referendum. Ma , si dice, ci sono le ferie, le Camere chiuse, ci vuole un Consiglio dei ministri. Gli scriba, per non sbagliare, indicano tre date : domenica 13 novembre oppure le successive, 20 e 27. Ma c’è anche chi pensa a dopo Natale, all’inizio del nuovo anno. Prima o dopo la legge di stabilità?

Il premier pensa a mettere in campo qualche mancia elettorale

Questo è il dilemma. Tradotto: il premier ha bisogno di mettere in campo qualche intervento, tipo i famosi ottanta euro, per far dimenticare agli italiani la gravità della situazione economica e sociale del nostro Paese. Magari qualche briciola per i pensionati. Qualche bluff, impegni che sa bene di non poter mantenere. Ora con i suoi il premier sfoglia la margherita. Coincidenza quella da cui provengono i cui esponenti , vedi Franceschini, cominciano a fare le bizze. Insomma riprendendo un celebre verso di un fiorentino doc ,Lorenzo de’ Medici: “ del doman non c’è certezza”. E questo spaventa Renzi Matteo.

Share

Leave a Reply