Referendum. Non è una concessione di Renzi. Lo prevedeva la Costituzione. La Cassazione ha concluso il lavoro. Ora il governo la smetta di fare i suoi comodi e fissi subito la data

Referendum. Non è una concessione di Renzi. Lo prevedeva la Costituzione. La Cassazione ha concluso il lavoro. Ora il governo la smetta di fare i suoi comodi e fissi subito la data

La Cassazione ha concluso il suo lavoro. Ora il governo la smetta di fare i suoi comodi e fissi rapidamente la data del referendum, dando certezza a tutti sui tempi della campagna elettorale. E’ un diritto dei cittadini sapere per tempo quando si voterà, il governo se ne ricordi. Con la sottoscrizione straordinaria abbiamo già raccolto 150mila euro.

Vale la pena ricordare che il referendum era già certo – da quando i deputati dell’opposizione alla legge Renzi-Boschi hanno depositato le firme necessarie in Cassazione subito dopo la pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale – e che il referendum non è una concessione del governo, come si è cercato di far credere. E’ una precisa richiesta da parte di chi, come il Comitato per il NO, fin dall’inizio ha ritenuto inaccettabile questa deformazione della Costituzione ed è possibile perché il governo, vero protagonista di questa legge, non è riuscito a raggiungere i 2/3 dei voti favorevoli, malgrado l’effetto distorsivo del porcellum, legge incostituzionale con cui è stato eletto questo parlamento.

Con le nomine Rai il   tentativo di condizionare l’informazione e gli elettori

Il governo, oltre alle forzature e ai ricatti verso i parlamentari, sta tentando di dipingere le conseguenze di un’eventuale vittoria del No come l’anticamera del caos. In altre parole, tenta di caricare sul voto questioni che non c’entrano. Non sarà l’argomentazione “o con Renzi o contro Renzi” dei mesi scorsi, ma è certamente il tentativo di condizionare gli elettori, anche attraverso il nuovo assetto degli strumenti di informazione preparato con le nomine Rai.

E resta il fatto che il governo attraverso il Pd ha raccolto le firme dei cittadini; del resto le buste con i moduli arrivate ai comuni avevano come mittente il Pd: se altri hanno aiutato vuol dire che fanno parte del sistema di potere renziano. C’è da augurarsi che la Cassazione abbia fatto un controllo accurato della loro validità perché ora il Comitato ispirato dal Pd ha diritto al rimborso elettorale di almeno 500.000 euro e vorremmo essere tutti tranquilli che non vi sarà pagamento non dovuto con soldi pubblici. Forse la Corte dei Conti dovrebbe chiedere garanzie che i soldi pubblici non vengano erogati senza certezze ulteriori, tanto più che i tempi per controlli ulteriori, non solo cartolari, ci sono perché l’erogazione del rimborso avverrà mesi dopo il referendum.

Buoni risultati della sottoscrizione lanciata dal Comitato per il No

Noi non ce l’abbiamo fatta a raccogliere le firme necessarie malgrado uno sforzo eccezionale di volontariato e di fronte all’impossibilità di avere il contributo elettorale abbiamo lanciato una sottoscrizione straordinaria tra i cittadini che sta dando buoni risultati (siamo già a 150mila euro), a conferma che chi come noi si batterà fino in fondo per il No a queste deformazioni della Costituzione ha un ampio sostegno tra le persone. La nostra battaglia ha l’ambizione non solo di far vincere il No nel referendum ma di riportare fiducia tra gli elettori sugli strumenti della democrazia come il referendum e il voto, contro la sfiducia oggi tanto diffusa. Modificare la seconda parte della Costituzione ha conseguenze dirette sulla parte che riguarda i diritti dei cittadini e quindi sulla vita delle persone. Per questo siamo convinti che la legge Renzi-Boschi debba essere respinta».

Alfiero Grandi -Vicepresidente del Comitato per il No

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