Squallore della politica. Zanetti, viceministro, lascia Scelta civica, passa con Verdini garantendogli l’accesso al governo. Il Pd benedice l’operazione. Protesta la minoranza

Squallore della politica. Zanetti, viceministro, lascia Scelta civica, passa con Verdini garantendogli l’accesso  al governo. Il Pd benedice l’operazione. Protesta la minoranza

Ora Denis Verdini entra nel governo, anche se dalla porta di servizio. Il capo di Ala è di bocca buona, non gli interessa qual è la porta di ingresso. Fa suo il motto delle Olimpiadi, l’importante non è vincere ma partecipare. Questo era l’obiettivo e questo ha realizzato con piena soddisfazione del Pd. La chiave per aprire la porta gli è stata data dal viceministro dell’Economia. Enrico Zanetti, segretario anche di Scelta civica, presente  in tutti i talk show non si sa in base a quale valutazione da parte dei conduttori. Il suo ruolo:  quello di difendere a spada tratta tutte le scelte del governo, ancora meglio tutti gli annunci del governo. Garante lui che prima o poi gli annunci di Renzi Matteo sarebbero diventati realtà. Ci metteva la faccia, insomma, uno dei tanti “messaggeri” del premier che gli assicurava qualche voto di un partito ormai inesistente, ma importante per la sopravvivenza al. Senato dove Ala è  sempre pronta a togliere le castagne dal fuoco di una maggioranza che ormai vive alla giornata, dipendendo dagli umori degli alfaniani, divisi sul continuare o meno a far parte della maggioranza.

L’operazione  Scelta Civica-Ala era in corso da tempo. I deputati fuoriusciti

Il passaggio di Zanetti al seguito di Verdini che vuole portare a casa un bel gruzzolo di parlamentari prima delle vacanze estive era noto da tempo anche se il viceministro e segretario di Scelta civica smentiva o si trincerava dietro il silenzio, lui che in quanto a parlantina non è secondo a nessuno. Pochi invece di lui ricordano le “gesta” per quanto riguarda i problemi economici. Ora si è messo in moto un meccanismo che punta, dicono i protagonisti, a creare un partito liberaldemocratico. Zanetti ha dato il via alla operazione che ha meno nobili obiettivi e segna  l’ultima tappa, forse quella definitiva di Scelta civica fondata da Mario Monti che poi l’ha abbandonata. Il viceministro-segretario ha  lasciato il gruppo a Montecitorio insieme a tre fedelissimi, Mariano Rabino, Giulio Cesare Sottanelli e Angelo Antonio D’Agostino. Per non sbagliarsi si è portato dietro simbolo e nome del partito, annunciando la fusione dei 4 fuoriusciti con 10 deputati di Ala e un deputato di Fare!. Nasce, così, il nuovo gruppo “Scelta Civica verso Cittadini per l’Italia” nell’ottica della “costruzione di una forza liberaldemocratica – è scritto in una nota – aperta a tutti coloro che ne vorranno far parte, sposandone programmi, principi, idee”.

Speranza, minoranza Pd. “Ala così è nel governo il viceministro si dimetta”

La Sinistra Pd si fa subito sentire: “Ala così è nel governo, Zanetti si dimetta” chiede Roberto Speranza . “Fino ad ora – afferma – ci è stato detto che Verdini ed Ala non fanno parte della maggioranza parlamentare che sostiene il governo Renzi. Apprendiamo che il viceministro Zanetti, oggi messo in minoranza nel suo gruppo di provenienza, costruisce un nuovo gruppo con Verdini. Se è vero che, come più volte ribadito da Matteo Renzi, Ala resta fuori dalla maggioranza allora – conclude Speranza – l’unica naturale conseguenza sono le dimissioni di Zanetti dal governo”. Dal Nazareno si risponde con l’arroganza che contraddistingue i renziadi: “Zanetti è stato scelto per le sue competenze e perché era in grado di svolgere il suo lavoro. A quale gruppo parlamentare appartenga non importa”. E ancora: “Dovremmo cacciarlo perché ha fatto un gruppo con chi al Senato pur non essendo indispensabile comunque agevola e di parecchio i lavori d’Aula?”. Un altro dirigente Pd va ancora più in là: “La verità – dice – è che la presenza di Ala rende ininfluente le minacce della minoranza Pd in Senato. Prima era un continuo minacciare, ora le loro armi sono spuntate”.

Nuovo gruppo alla Camera anche in vista della battaglia referendaria per il sì

In casa Verdini si brinda e si annuncia il battesimo del nuovo gruppo alla Camera  anche in vista della battaglia referendaria per il sì.  Il nome sarebbe già pronto, ‘Scelta civica-verso cittadini per l’Italia’, guarda caso quello indicato dallo stesso Zanetti. L’obiettivo è superare quota 20. “Ci sono tutte le premesse e le condizioni per costituire un gruppo autonomo alla Camera: per ora siamo 15 deputati, altri stanno arrivando”, dice Zanetti. Verdini, scrive l’AdnKronos, porta in dote i suoi otto fedelissimi di Ala a Montecitorio: Ignazio Abrignani, Luca D’Alessandro, Massimo Parisi, Giovanni Mottola, Monica Faenzi, Giorgio Lainati, Pino Galati e Saverio Romano. Con Zanetti ci sono i ‘civici’ Mariano Rabino, Giulio Cesare Sottanelli e Angelo D’Agostino. A questi dovrebbero aggiungersi un ex leghista, il toscano Marco Marcolin, e altri, in ordine sparso, anche ex Fi e della stessa Sc. Tra gli ‘attenzionati’ dell’ultima ora Ricardo Merlo e Antonio Borghese del Maie. La prospettiva è andare oltre Sc, dunque, e iniziare ”un altro percorso politico”, che porterà alla “creazione un soggetto di area liberal-democratica con chi ci sta”. Una specie di Alde (i liberali europei) in salsa italiana, che rafforzerà la gamba centrista del governo e di fatto permetterà l’ingresso ufficiale dei verdiniani nella maggioranza. Zanetti sull’ingresso di Verdini in maggioranza  si tiene sulle sue, ma precisa che  non  si esclude nulla: ”è un po’ prematuro parlare di ingresso nella maggioranza: io resto il segretario di Scelta civica e i parlamentari di Ala hanno una loro autonomia, visto che appartengono ad un’altra associazione politica. Quindi, allo stato siamo ancora una cosa diversa”.

Renzi ha preso atto della scelta del suo viceministro

Zanetti racconta di “non  avere ancora sentito Renzi”, perché quella di ieri è “stata un’operazione accelerata per i problemi interni al gruppo di Sc. Ma gli ho mandato ieri sera un sms per avvertirlo e lui ha preso atto della mia scelta”. Il viceministro dell’Economia ringrazia Verdini per la disponibilità: ”Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla generosità politica davvero significativa di Ala, l’ho molto apprezzata”. Prossima tappa, dopo l’ufficializzazione del gruppo a Montecitorio, è condurre insieme la battaglia per il sì al ddl Boschi, in vista dell’appuntamento di ottobre o novembre. Con la speranza che sia l’ex presidente del Senato, Marcello Pera, a coordinare tutte le operazioni. “Il nuovo percorso politico avviato – spiega Zanetti – passerà necessariamente attraverso la costituzione di Comitati referendari per il sì. L’auspicio è che possa guidarli Marcello Pera. Ritengo che lui sia la figura ideale per coordinare i Comitati liberali per il sì. Spetterà al lui sciogliere la riserva e decidere se accettare la nostra proposta”.

Chi resta in Scelta civica minaccia ricorso ai tribunali per nome e simbolo

Tutto fatto? Davvero Renzi non ne sapeva niente? I contatti fra i renziani e gli “zanettiani” erano noti a tutti a Montecitorio, nei palazzi della Politica. Ad opporsi a questa operazione restano il capogruppo di Scelta Civica a Montecitorio, Giovanni Monchiero, i vice capigruppo Bruno Molea e Giovanni Palladino, capofila dei 15 anti-zanettiani (e anti-verdiniani) rimasti nel gruppo. “Il gruppo parlamentare di Scelta Civica –  affermano – alla luce di questi fatti, di cui prende atto, ribadisce il suo sostegno alla maggioranza e al governo Renzi”. “Solo tre deputati hanno seguito il viceministro Zanetti nella sua nuova avventura, e questo è un dato di fatto. La sua intenzione – affermano – di portarsi dietro il nome del gruppo, invece, probabilmente si rivelerà illusoria”. Nome, simbolo, forse si finirà nelle aule dei tribunali. Ma, tribunali a prescindere, resta il senso di una squallida operazione che vede, comunque, protagonista il Pd. Che, forse guarda lontano  magari ad una ricomposizione del centro destra berlusconiano, trainato guarda caso proprio da Verdini che non ha perso i contatti con l’ex cavaliere, in nome, dice, della vecchia amicizia che è come il primo amore. Non si scorda mai. Pensando magari ad un nuovo patto del Nazareno. Se non proprio del Nazareno un palazzo si trova sempre.

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