Il bluff di “Sinistra per il sì”: cambiare l’Italicum per mantenere la speranza che passi la nuova Carta. Gaffe di Violante. E se nascesse un comitato “Sinistra per il no”?

Il bluff di “Sinistra per il sì”: cambiare l’Italicum per mantenere la speranza che passi la nuova Carta. Gaffe di Violante. E se nascesse un comitato “Sinistra per il no”?

I renziani si muovono a fasi alterne. Dipende dagli umori del capo che si fanno sempre più cupi. Tenta ora, il giovanotto di Rignano, di separare le sorti del referendum costituzionale da quelle dell’Italicum. Magari fra qualche giorno ci ripensa. Ora sta prendendo in seria considerazione una proposta di cambiamento per la legge elettorale. È il consiglio, o meglio l’avvertimento che gli viene da autorevoli esponenti del Pd, dai suoi più stretti collaboratori, dal presidente emerito Giorgio Napolitano, che hanno accettato di far parte di una inventata “Sinistra per  il Sì” messa su in un quattro e quattr’otto. Non si è capito di  quale sinistra facciano parte. Hanno comunque accettato la messa in scena voluta da Renzi Matteo e dai suoi più stretti collaboratori. Non è un caso che del  Comitato facciano parte esponenti come Violante e Chiti che sono stati acerrimi nemici dell’Italicum. Quest’ultimo poi si è accontentato della promessa che per eleggere i consiglieri regionali senatori ci sarà una qualche votazione, non si sa bene come, né quando. Violante in particolare anche dopo l’annuncio della sua partecipazione al comitato di una “sinistra” inventata  rispondendo alle critiche rivoltegli da Alfonso Gianni, che fa parte del Comitato per il “NO”, cerca di smorzare la polemica, affermando che Sì e No  hanno pari dignità ed è bene che la discussione si svolga sul piano del rispetto reciproco. Afferma poi di “concordare con le osservazioni critiche sull’Italicum”. Avendolo ascoltato in una trasmissione televisiva  non si tratta di “osservazioni critiche” ma di qualcosa di più, visto che aveva smontato pezzo per pezzo l’Italicum. Sorvoliamo.

Il premio di maggioranza come nella legge elettorale è indifendibile. Lo capiscono tutti. Difficile farlo passare

Violante conferma la linea che oggi viene indicata a  Renzi. Se vuoi  avere ancora qualche speranza che passi il referendum molla l’Italicum perché è indifendibile.  È come sparare sulla croce rossa. Anche chi è più disinteressato alla politica, chi annuncia con non andrà a votare, che del referendum non gli importa niente, che è troppo complicato, capisce bene che chi prende magari il 30% dei voti porta a casa un premio di maggioranza che lo rende assoluto padrone del Parlamento. Si badi bene che il 30% dei voti significa grosso modo il 15% dei cittadini italiani, visto che stando ai sondaggi ed ai dati reali delle ultime elezioni alle urne si presenta il cinquanta per ceno degli aventi diritto al voto.

Cambiare l’Italicum sarebbe la condizione per poter avere qualche speranza  di successo nel referendum che smantella la Costituzione e dà a Renzi quel potere di governo che rasenta l’autoritarismo, trasformando di fatto una Repubblica parlamentare in presidenziale. Ecco perché Violante difende a spada tratta la riforma, “deforma” come la chiamano molti costituzionalisti. Rispondendo ad Alfonso Gianni tesse gli elogi degli strumenti di partecipazione che la nuova  Carta prevedrebbe. Ne fa un cavallo di battaglia e indica la linea che questo finto comitato di sinistra porterà avanti nella campagna elettorale. Richiama i referendum popolari propositivi e di indirizzo che sono previsti. Certo ci vuole una legge di attuazione, ma questo, non rinuncia al tono professorale, spiega, è dovuto al fatto che tutte le Costituzioni sono “caratterizzate per norme di principio non per la predisposizione di discipline specifiche. Negare l’esistenza del nuovo diritto per via del rinvio a una legge per la sua disciplina è come dire che la Corte Costituzionale non era stata prevista perché per entrare in funzione aveva bisogno di leggi attuative”. Ironia a buon mercato accompagnata da una gaffe clamorosa.

Per presentare una proposta di legge da 50 mila firme si passa a 150 mila. Altro che partecipazione

“È vero che la soglia delle firme necessarie per depositare una proposta di iniziativa popolare sale da 50.000 a 150.000. Ma è anche vero – prosegue – che è previsto l’obbligo costituzionale delle Camere di assumere su di esse la ‘deliberazione conclusiva’ entro un termine determinato, mentre oggi quelle proposte finiscono dimenticate negli armadi delle Camere. Questo obbligo delle Camere rafforza fortemente il diritto dei cittadini a presentare proposte di legge”. Già rafforza il diritto ma rischia di renderlo impraticabile. Raccogliere 150 mila firme da parte dei cittadini viste le difficoltà  che si incontrano dal momento che deve esserci ai tavoli la presenza di pubblici ufficiali, che gli uffici non funzionano, che la comunicazione ai cittadini attraverso i media è molto difficoltosa, comportamento della Rai, servizio pubblico che ha praticamente negato lo spazio dovuto alle ragioni del no, significa che la partecipazione dei cittadini è un bluff.

Forse per smontare il bluff di chi si è autonominato “Sinistra” basterebbe costruire un Comitato di “Sinistra per il No” usando correttamente questa parola che non può essere venduta sul mercato dei baratti.

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