Brexit. L’implosione dei Tories e del Labour. Nuovo congresso per i primi. Attacco alla leadership di Corbyn per i laburisti

Brexit. L’implosione dei Tories e del Labour. Nuovo congresso per i primi. Attacco alla leadership di Corbyn per i laburisti

È guerra di potere tra i tories, che vedono il campione della Brexit uscire di scena e lasciare in corsa per la guida del partito una successione di ministri del governo di David Cameron. Boris Johnson, ex sindaco di Londra, ha annunciato che non correrà per la leadership del partito. Non si deve “andare contro la corrente della Storia ma seguire quella corrente nel flusso e navigare verso la fortuna”, ha detto Johnson, precipitando in un dramma shakesperiano la corsa alla leadership del partito e del paese nel percorso che lo condurrà fuori dall’Unione europea. E, d’altronde, le parole usate da Johnson, cultore del Bardo, somigliano tanto a quelle di Bruto nel ‘Giulio Cesare’: “C’è una corrente nelle cose degli uomini che, colta al flusso, conduce alla fortuna”. Poi ha presentato l’agenda di ciò che dovrebbe fare il nuovo leader, che, ha aggiunto, “considerate le circostanze in Parlamento, non posso essere io”. La battaglia vede competere adesso il ministro del Lavoro, Stephen Crabb; l’ex ministro della Difesa Liam Fox; il ministro dell’Energia, Andrea Leadsom; il ministro dell’Interno, Theresa May e il ministro britannico della Giustizia, Michael Gove, che dopo aver ‘tradito’ David Cameron schierandosi per la Brexit, lo ha rifatto con Johnson, del quale era sodale.

Perché Michael Gove ha schiacciato Boris Johnson. L’ascesa irresistibile di Theresa May

“Sono arrivato, malvolentieri, alla conclusione – ha detto Gove – che Boris non ha la capacità di leadership o di costruire la squadra necessaria per i compiti che abbiamo davanti. Quindi ho deciso di avanzare la mia candidatura”. “Voglio un dibattito aperto e positivo sul percorso che ora prenderà il Paese”, ha sottolineato, assicurando che rispetterà “qualsiasi verdetto”. Gove è uno dei due duellanti con più possibilità di successo, ma dovrà vedersela con May, che, nonostante fosse impegnata con il Remain, ha affermato di voler rispettare il risultato delle urne: “Brexit significa Brexit”, ha precisato. “Dopo il referendum della scorsa settimana, il nostro Paese ha bisogno di una leadership forte che ci guidi in questo periodo di incertezza economica e politica e che negozi i migliori termini possibili per uscire dall’Ue”, ha aggiunto. Il ministro dell’Interno ha riconosciuto il merito di Cameron nell’aver consentito ai conservatori di tornare al potere dopo diversi anni di governo laburista. May ha poi spiegato che istituirà un dipartimento, guidato da un ministro, che si occuperà solo del negoziato con l’Ue e ha chiarito che non ci saranno elezioni fino al 2020. C’è molto lavoro per i bookmakers da qui all’elezione del capo dei tories. Per Paddy Power le probabilità di ascesa per per May sono del 62% (quotata 8 a 13); per Gove il 27% (11 a 4).

I guai del Labour: nuove gaffe di Corbyn su Israele e gli ebrei

Non bastassero i problemi dovuti alla sua leadership traballante, dopo la sconfitta nel referendum sulla Ue e la sfiducia da parte della maggioranza dei deputati laburisti, Jeremy Corbyn si trova al centro di una nuova polemica. La stampa britannica si sofferma sulla nuova gaffe fatta dal leader del Labour, che oggi è sembrato paragonare Israele allo Stato Islamico. La frase incriminata è stata pronunciata durante la presentazione del rapporto sull’antisemitismo all’interno del partito, frutto di un’indagine durata due mesi. “I nostri amici ebrei non sono responsabili delle azioni di Israele o del governo Netanyahu più di quanto non lo siano i nostri amici musulmani riguardo ai vari stati islamici o organizzazioni islamiche”, ha detto Corbyn, che successivamente ha negato di aver paragonato lo stato ebraico all’Is. Nel tentativo di chiarire, il leader del Labour è però nuovamente incappato in un paragone giudicato improprio, sostenendo che con un interlocutore ebreo “non bisogna per forza sentirsi in dovere di esprimere un’opinione su Israele”, così come non bisogna per forza farlo “con un musulmano riguardo alle azioni vigliacche compiute da chi usa impropriamente il nome dell’Islam”.  Il rapporto, curato da Shami Chakrabarti, chiede ai membri del partito laburista di “astenersi dall’usare metafore su Hitler, il nazismo o l’Olocausto, distorsioni o paragoni nelle discussioni riguardanti la questione israelo-palestinese”. L’ex sindaco di Londra Ken Livingstone è stato recentemente sospeso dal partito proprio per aver usato riferimenti di questo tipo, affermando che Hitler era stato un sostenitore del Sionismo. Nel commentare il rapporto, il presidente delle comunità ebraiche britanniche, Jonathan Arkush, ha lodato le censure riguardanti il linguaggio e le metafore offensive nei confronti degli ebrei. Tuttavia, ha espresso “profondo rammarico” per le parole con le quali Corbyn ha “in qualche modo messo sullo stesso piano Israele e i gruppi terroristici come l’Is. Questo è completamente inaccettabile”.

La sfidante di Corbyn, Angela Eagle, blairiana ed ex ministro nel governo di Gordon Brown, pronta all’attacco

Angela Eagle è pronta a sfidare Jermey Corbyn per la leadership del partito laburista britannico, travolto, come quello conservatore, dallo tsunami del referendum sulla Brexit. La deputata, ex ministro ombra alle imprese, secondo la Bbc ha il sostegno dei 51 parlamentari necessari per candidarsi alla guida del partito. Eagle è una dei 20 membri del governo ombra che si sono sono dimessi da domenica, prima che i deputati Labour votassero martedì a schiacciante maggioranza la sfiducia a Corbyn. Stamane a Londra Corbyn ha detto che non tutti sono d’accordo con lui, ma è determinato a “proseguire il suo lavoro”. L’ultimo a chiedere le dimissioni di Corbyn è stato ieri platealmente, nell’aula di Westminster, il premier dimissionario David Cameron: “Per l’amor del cielo, vattene”. I sindacati sono con Corbyn e ieri sera un comunicato unitario di varie sigle ha sottolineato che il leader laburista ha un “mandato solido” e una sfida per una nuova leadership sarebbe una “distrazione inutile”. Tuttavia, nel caso di primarie per eleggere un nuovo leader, “attraverso procedure adeguate, ci attendiamo che tutte le parti onorino il risultato”. Il vice di Corbyn, Tom Watson, ha escluso una sua candidatura e sostenuto che Corbyn non vuole dimettersi nonostante la sua posizione sia indifendibile. Watson ha parlato di “impasse” laburista che rischia di trasformarsi in una “crisi esistenziale”. Dopo aver lasciato il governo ombra, la bionda Eagle, deputata dal 1992 e al governo con Gordon Brown, ha detto di aver tentato con altri di “far funzionare le cose” con Corbyn, ma di aver concluso che è impossibile. Ritenuta al centrosinistra del partito, Eagle, la cui sorella gemella Maria è un’alta dirigente laburista, è stata il vice di Corbyn nel governo ombra negli ultimi nove mesi. Se la sfida dovesse tenersi, il risultato potrebbe essere reso noto durante il congresso del partito laburista a settembre o nelle settimane precedenti.

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