Pannella, un eretico riformatore. La morte di Marco Pannella. Il ricordo di Valter Vecellio

Pannella, un eretico riformatore. La morte di Marco Pannella. Il ricordo di Valter Vecellio

Marco Pannella è morto. Abbiamo chiesto a Valter Vecellio di scrivere per noi una sua testimonianza.

Cosa dirti, caro Direttore, di Marco Pannella? Lo hai conosciuto anche tu; e chissà quante volte vi siete scazzati e hai fatto i conti con la sua caparbietà da mulo abruzzese. Son certo che tu ne hai di cose da raccontarci, e più interessanti… Io, che vuoi, ho dei “frammenti”, anche se ora m’accorgo sfogliando le vecchie tessere radicali che la prima risale al 1972, una vita fa… C’era ancora, nella prima, la  “Marianna” francese, quel viso di giovane donna con il berretto frigio che ti faceva subito pensare al celebre quadro di Eugène Delacroix, “La libertà che guida il popolo”… Sapeva tanto del primo Partito Radicale, quello di Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Arrigo Benedetti e tanti altri… Poi venne la Rosa nel Pugno, quella che François Mitterrand volle regalare a Pannella, e i socialisti italiani che pur la volevano, si accontentassero del garofano; e infine, l’attuale: il “testone” di Gandhi, le parole: Partito Radicale nella declinazione delle mille lingue del mondo…

Mi chiedi di Pannella… Posso dirti che probabilmente aveva visto giusto Giulio Andreotti. Di Pannella che opinione ha?, gli avevo chiesto una volta a bruciapelo; per risposta un epigramma: “Marco anche quando graffia, non lascia rancore”. Il vecchio leone della politica, non solo italiana (lo conoscono in Tibet e in Cambogia, in Ungheria e in Perù, lo salutano a Londra e in Burkina Faso, ad Helsinki mi è capitato di incontrare uno che ascolta “Radio Radicale” e mi chiede di salutarlo…)  è morto. Ha lottato contro due cancri, uno ai polmoni, l’altro al fegato; ha fatto – letteralmente – del suo corpo uno strumento di lotta politica e di “comunicazione”, con lunghi, debilitanti scioperi della sete e della fame; uno capace di fumare sigari e sigarette senza filtro a decine ogni giorno per tutta la vita, sostenendo che erano per lui una specie di terapia salvavita; uno capace di fare il giro del mondo in ventiquattr’ore per il bene di una sua causa; ed è fatale che a 86 anni (è nato il 2 maggio del 1930), quel corpo si sia preso qualche vendetta. Ora ha cominciato un viaggio da cui non si torna.

Fino all’altro giorno stava rintanato nella sua vecchia mansarda romana vicino a piazza Fontana di Trevi; ed era un pellegrinaggio laico, ogni giorno: amici e compagni da tutta Italia, per un saluto, un selfie, una stretta di mano, un abbraccio; e lui sempre sorridente, quegli occhi azzurri in un viso sempre più affilato, la voce che diventa un sussurro, ti accoglie e saluta; e ti toglie dall’imbarazzo cominciando lui a parlare seguendo logiche e vicende che lì per lì fatichi a seguire; fatti lontani, remoti, che stenti a collegare, e poi però ecco il guizzo di sempre, quell’indomabile forza che lo anima da sempre che si libra nell’aria, e ti accorgi che riesce ancora a trovare energie e risorse per essere quella speranza che evoca quando cita Paolo di Tarso, “Spes contra spem”, essere speranza contro l’aver speranza. Ci sono andato anch’io, come tanti, a casa sua, un paio d’ore in quella cucina-ufficio che in altri tempi era insieme luogo per leggendarie, pantagrueliche cene; e cornice di lunghe, interminabili discussioni da cui poi scaturivano le iniziative politiche destinate a essere e fare storia.

Lo ascolti, lo guardi mentre si accende e fuma l’ennesimo sigaro, beve un sorso dell’amata Coca Cola

Di cosa si poteva parlare con Pannella, anche se stanco e malato? Di politica, ovvio. Il PD? Ti dice che è da una vita che insegue i comunisti e le successive declinazioni che li hanno sostituiti: “Per assorbirli, megalomane come sono, nella rivoluzione liberale”. Ripercorre i tempi della lotta per il divorzio: “Lì, riuscimmo ad assorbirli. Prima erano contrari, poi all’ultimo momento accettarono di sostenerlo e vennero con noi. Il loro popolo era d’accordo con quella iniziativa politica, ma i dirigenti avevano paura di perdere, e avevano paura che andasse a culo il rapporto con la DC. Le battaglie per il divorzio e l’aborto hanno unito l’Italia: è la democrazia che unisce. Ne discutevano tutti, giovani, vecchi, uomini, donne, al Nord come al Sud”.

 Ti ricorda di quando era impegnato nell’Unione Goliardica Italiana, ne era uno dei capi; e c’è Palmiro Togliatti, il “Migliore” che intuisce esser cosa seria, l’UGI, vuole che gli universitari comunisti confluiscano, e lavorino da “dentro”, e i fratelli Berlinguer no, ostinati come sanno essere i sardi, vogliono che resti vivo il CUDI… Togliatti li incontra quelli dell’UGI, e Pannella sfrontato: “Sa, segretario, noi siamo un po’ illuministi”. E Togliatti serafico e fulmineo: “Non si preoccupi, è un peccato veniale…”. Dell’Italia dice quello che ha sempre detto: un regime antidemocratico dove nessuno guarda più al diritto: “Tutti dicono: salviamo la democrazia, ma non fanno nulla per fermare il degrado; e io avverto: quando non c’è democrazia. E’ un miracolo se la società non si trasforma da civile in incivile, seguendo la strada della violenza”. E lui, Pannella? Lui dopo una vita che è un’epopea (e per raccontarla, spiegarla, altro che le 250 pagine della “Biografia di un irregolare” che gli ho dedicato; ci vorrebbe l’impegno e la dedizione che Renzo De Felice ha dedicato a Mussolini), insegue sempre lo stesso sogno, la stessa visione di sempre: “Penso che sia realmente possibile una alternativa liberale come accade ogni due o tre secoli nella storia. Sarò cocciuto, ma non riesco a rinunciarci…”.

Tanto ha fatto, tanto ha distrutto, dicono i detrattori. Ma non è così

Una delle obiezioni ricorrenti è che Pannella tanto ha fatto, altrettanto ha distrutto; gli rimproverano di non aver consolidato nulla. Certo: la sua creatura, il Partito Radicale, è di fragilissima costituzione, e quasi sicuramente è destinata a morire con lui. Del resto, i partiti, come tutte le cose umane, hanno una nascita, uno sviluppo, una fine. Cos’era, del resto, il Partito Repubblicano senza Ugo La Malfa? Ed è rimasto qualcosa del PSDI degno di ricordo, una volta che se n’è andato Giuseppe Saragat? E il PLI senza Giovanni Malagodi. Vale per il Movimento Sociale e Giorgio Almirante, il PSI con Pietro Nenni… E’ dunque possibile, anzi probabile, quasi certo, che i radicali, nati con Pannella, con Pannella muoiano. Di sicuro non ci sono eredi, e tantomeno Emma Bonino come forse qualcuno crede, già ora (e da tempo) in altro impegnata e “presa”.

Dicono anche che Pannella, come il mitico dio Crono, quando si accorgeva che qualcuno cominciava a fargli ombra, si dedicava alla sua distruzione, fino a quando sfinito, il malcapitato se ne andava; e si citano una quantità di esempi. Si potrebbe replicare che così si descrive un Pannella meschino, che contraddice platealmente il nobile ritratto che amici ed avversari riconoscono; e si potrebbe obiettare che tantissimi, su quel conflitto con Pannella hanno poi costruito le loro fortune, politiche, personali. Spesso “rompere” con Pannella paga. Lui, comunque, fin dal primo momento ti avverte: “Essere e fare i radicali è impegnativo, difficile, richiede il necessario, non il superfluo”. Molti, quando si accorgono che è proprio così preferiscono navigare in acque più tranquille, alla ricerca di approdi più favorevoli.

Un giorno potrebbe essere interessante redigere un catalogo delle persone che hanno incrociato Pannella e recuperarne i giudizi e le opinioni. Qui, ora, per chiudere, ne basta uno, del poeta Eugenio Montale: “Dove il potere nega, in forme palesi, ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrej Sacharov e Pannella, che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore. Il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi”. Chi l’avrebbe detto, direttore, nel 1974, prima pagina del “Corriere della Sera”, Montale che accosta Sacharov e Pannella? Questo per dirti quando occorre scavare, e si dovrà farlo, per cogliere appieno il personaggio Pannella, il tanto che ha dato e di cui gli si deve essere grati. Ed è questo che occorrerà fare, nei giorni che verranno…

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