L’offerta di acquisto di Urbano Cairo su Rcs-Corriere della Sera incontra resistenze e durezze dalla vecchia guardia

L’offerta di acquisto di Urbano Cairo su Rcs-Corriere della Sera incontra resistenze e durezze dalla vecchia guardia

È passato poco più di un mese (era l’8 aprile) da quando Urbano Cairo, il rampante imprenditore che sta conquistando una fetta consistente del mercato dell’informazione e della comunicazione (Cairo pubblicità, La7, Editoriale Giorgio Mondadori e altro ancora), aveva ufficializzato la sua offerta per l’acquisto del gruppo Rizzoli Corriere della Sera (RCS), e proprio oggi il nucleo forte dell’attuale proprietà ha pesantemente rilanciato con un’OPA difficilmente contrastabile.

È di poche settimane fa l’annuncio della costituzione della più grossa concentrazione editoriale italiana: Repubblica e Stampa, più Secolo XIX, Espresso e una quindicina di giornali locali. Siamo – anche se l’operazione non ha suscitato lo scalpore che ci si sarebbe aspettati – ben oltre i confini che le norme antitrust consentirebbero. Marchionne sembra aver lasciato campo libero ad altri capitani d’impresa, cedendo le quote FCA (ex Fiat) anche del Corriere della sera. Il suo 16% del capitale di via Solferino è stato ceduto pro quota agli altri soci. Ma sembrava che di questi soci non ce ne fosse uno disposto a proseguire nel controllo del maggior quotidiano italiano. Tant’è che meno di una settimana fa, Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca (6,25% di capitale della RCS) aveva dichiarato che l’offerta di Cairo era l’unica sul tappeto.

L’offerta di Cairo, che è un rampante probabilmente poco amato dai salotti finanziari ma che risulta comunque l’unico a potersi definire “editore puro” (evitiamo di ironizzare su questa definizione) è stata di 0,527 per azione. Cairo, che già detiene la quota del 4,7% del capitale azionario, si pone l’obiettivo di raggiungere il 35% per esercitare il controllo effettivo del gruppo. Il proprietario de La7 aveva lanciato la sua OPA, dopo aver studiato i flussi finanziari della holding di via Solferino e aver manifestato la sua incredulità  per le perdite del gruppo, malgrado la vendita di numerosi rami e cespiti d’azienda (fra cui i Libri e la storica sede di via Solferino). Forse per questo riteneva che la sua offerta d’acquisto sarebbe risultata vincente.

Anche se Nagel negava e tutto sembrava accreditare l’ipotesi che i principali soci del gruppo avessero in animo di defilarsi, come Marchionne, o quanto meno, disimpegnarsi dalla corsa all’acquisto, in realtà qualcosa si stava muovendo. E oggi il rilancio della “vecchia guardia” c’è stato: 0,70 per azione, per un importo complessivo di 287 milioni. Difficilmente Cairo è in grado di replicare. Il protagonista numero uno dell’operazione rilancio è l’immobiliarista Andrea Bonomi, che, con Mediobanca (6,25 % del capitale), Diego Della Valle (7,32), Unipol SAI (4,59) e Pirelli (4,43) – come dire il nocciolo dell’attuale proprietà della RCS – ha costituito una newco (International Acquisitions Holding), che oggi ha ufficializzato la propria Offerta Pubblica di Acquisto. Questi soci che già detengono il 22,6 % del capitale sociale, con questa OPA puntano ad acquisire il restante 77,4 (che comprende anche l’attuale quota di Cairo).

La potenza finanziaria di questa cordata non sembra poter incontrare resistenza, anche se Cairo si dichiara possibilista circa le decisioni del consiglio d’amministrazione della RCS. “Non ci sono differenze pazzesche” ha commentato. In realtà ci sono, e la Borsa, che ha fatto lievitare i titoli fino al 16%, sembra testimoniarlo. Dalla corrida finanziaria sembrerebbe utile passare ad occuparsi della finalità della RCS, cioè l’informazione, l’editoria, la stampa.

Possiamo stare tranquilli. Bonomi e i suoi alleati dicono, con una nota, di voler “garantire e preservare il prestigio e l’indipendenza delle testate giornalistiche di Rcs”. Che è la formuletta di prammatica per tutti i cambi di proprietà editoriale. Non meno rituale è il successivo passaggio, che annuncia l’accelerazione del “processo di ristrutturazione” in atto. E i piani di ristrutturazione si leggono normalmente nel segno di tagli, razionalizzazioni, attacco ai livelli occupazionali, demansionalizzazioni. Per quanto riguarda il profilo della nuova RCS, la nota prospetta la creazione di “un nuovo gruppo editoriale multimediale di portata internazionale” e indica un particolare interesse per il “mondo degli eventi sportivi” e per “i prodotti digitali, che potranno essere sviluppati anche attraverso opportunità di crescita esterna”.

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