Vatileaks2. Interrogatorio dell’imputato Nicola Maio. Spunta il faccendiere Bisignani. Nuzzi interrogato mercoledì

Vatileaks2. Interrogatorio dell’imputato Nicola Maio. Spunta il faccendiere Bisignani. Nuzzi interrogato mercoledì

Si è svolta lunedì mattina l’ottava udienza del processo Vatileaks in Vaticano, che è stata dedicata all’interrogatorio dell’imputato Nicola Maio, ex collaboratore di mons. Lucio Vallejo Balda in seno alla commissione Cosea sulle finanze vaticane. La prossima udienza del processo, che prevede l’interrogatorio del giornalista Gianluigi Nuzzi, è stata fissata per mercoledì alle 10.30. “Alle ore 10.30 – ha poi spiegato in una nota il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi – ha avuto inizio presso l’Aula del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano la nuova Udienza del processo in corso per la divulgazione di notizie e documenti riservati. Erano presenti, oltre al Collegio giudicante (i professori Giuseppe Dalla Torre, Piero Antonio Bonnet, Paolo Papanti-Pellettier e Venerando Marano) e al Promotore di Giustizia (i professori Gian Piero Milano e Roberto Zannotti), gli imputati Lucio Angel Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui, Nicola Maio, Gianluigi Nuzzi, con i rispettivi avvocati: Emanuela Bellardini, Laura Sgrò, Rita Claudia Baffioni, Roberto Palombi. Era assente l’imputato Emiliano  Fittipaldi, che era però rappresentato dall’avv. Lucia Teresa Musso”. “L’udienza – prosegue la nota – è stata dedicata integralmente all’interrogatorio dell’imputato Dr. Nicola Maio da parte del Presidente, del Promotore di Giustizia, del suo avvocato e quindi da parte degli avvocati difensori degli altri imputati. Infine è stato letto e approvato il verbale relativo all’interrogatorio. L’udienza è terminata verso le 13.20. La prossima udienza è stata indetta per mercoledì 13 aprile alle ore 10.30”.

Le frasi salienti della deposizione di Nicola Maio, ex assistente di Balda. Cita un pranzo con Bisignani, in cui si parò dei servizi segreti

“Sì, ricordo questo pranzo con Luigi Bisignani”, a cui parteciparono Francesca Chaouqui e mons. Lucio Vallejo Balda, ha detto durante il suo interrogatorio in aula Nicola Maio. “È vero che si parlò di servizi segreti?”, gli ha chiesto l’avvocato di mons. Vallejo, Emanuela Bellardini. “Si parlò con familiarità dell’establishment, e ricordo un accenno ai servizi segreti, ma si parlò delle classi dirigenti, di alta finanza, del governo. E poi soprattutto della fondazione Messaggeri della Pace”. “In che senso l’accenno ai servizi segreti?”, ha insistito il legale. “È passato tanto tempo – ha risposto Maio -. Si diceva che c’erano delle preoccupazioni dei servizi segreti per possibili attacchi batteriologici”.

“Mi sentivo strumentalizzato per cose non aderenti al processo, in attività estranee al mio mandato e nelle quali non mi sentivo a mio agio”, ha continuato l’imputato del processo Vatileaks 2, Nicola Maio, spiegando nell’interrogatorio la chiusura dei suoi rapporti con la Commissione Cosea: mons. Lucio Vallejo Balda e Francesca Chaouqui “volevano partecipassi ad attività di promozione dell’associazione Messaggeri della Pace, della fondazione spagnola Santa Maria del Cammino, che si occupa di beni immobiliari ecclesiastici, e dell’associazione russo-spagnola San Nicola. Il luogo doveva essere l’appartamento Apsa vicino a quello di Vallejo”.

La dinamica paravaticana

“C’era una dinamica para-vaticana – ha sottolineato – qualcosa di improprio, che sentivo estraneo alla mia sensibilità. E non capivo come chi si era occupato di ricognizione e controllo di attività economiche potesse essere coinvolto in questo tipo di lavoro: c’era un conflitto di interessi, quindi ho lasciato”. Alla domanda se lui sospettasse che le richieste nascondessero scopi illeciti, Maio ha comunque ribattuto secco: “Mai!”. “Non ho mai, mai, mai sottratto documenti della Prefettura degli Affari economici”. Mette molta foga, Nicola Maio, nel negare nell’aula del Tribunale vaticano l’addebito che gli è stato contestato sulla fuga delle carte riservate della Santa Sede.

La reazione rabbiosa di Francesca Immacolata Chaouqui, che nega di aver passato documenti riservati

“Ci mancava solo l’attacco batteriologico fra le cose surreali di questo processo ma tutto il resto risponde ai fatti. Tre interrogatori oltre al mio e nessuno, neanche uno degli imputati che abbia potuto riferire che io sapessi di documenti riservati dati ai giornalisti, che io ne abbia dato alcuno o che io facessi pressione su Balda perche li desse”. È quanto afferma Francesca Immacolata Chaouqui, una degli imputati nel processo ‘Vatileaks 2’, dopo la conclusione dell’ottava udienza, dedicata all’interrogatorio dell’altro imputato Nicola Maio. “I giudici per la credibilità del tribunale e di chi ha voluto il mio coinvolgimento in questo processo per vendicarsi – scrive Chaouqui sul suo profilo Facebook -, trovassero ora qualcosa di concreto che ho fatto circa i capi di imputazione, qualcosa per condannarmi, o si copriranno di ridicolo per aver acconsentito alla distruzione tramite tribunale dell’unica persona che avrebbe dato la vita per il Papa, l’unica che avrebbe preferito morire anziché tradirlo”.

“La persona – prosegue la donna – che a quasi otto mesi di gravidanza si sottopone allo strazio di udienze fiume e interrogatori serrati, che è costretta a vedere e sentire le risate di una persona, come Balda, ormai distante dalla realtà. Una persona che per non tradire il segreto da cui il Papa non mi ha sciolto ha preferito tacere, nonostante tutto”. “Ora trovassero una prova, una soltanto per condannarmi – conclude Chaouqui -. Oppure nel profondo, iniziassero a vergognarsi per quello che sto subendo”.

Share

Leave a Reply