Usa, primarie a New York. Clinton vince 58 a 42 tra i democratici. Trump supera il 60% tra i repubblicani

Usa, primarie a New York. Clinton vince 58 a 42 tra i democratici. Trump supera il 60% tra i repubblicani

Con la vittoria nello stato di New York, dove la posta in palio era pari a 247 delegati, Hillary Clinton ha assestato a Bernie Sanders forse il colpo decisivo per la nomination democratica alle elezioni presidenziali del prossimo 8 novembre. Nel campo repubblicano, netta l’affermazione del magnate Donald Trump. Questo il verdetto, prevedibile e ampiamente previsto dai sondaggi. La sconfitta di New York ha deluso le speranze dei tantissimi fans di Sanders, che si aspettavano il miracolo di un rovesciamento delle previsioni. Con i delegati di New York, ora Clinton raggiunge i 1424 delegati conquistati nei Caucus, e potrebbe attestarsi attorno ai 1900 considerando anche i superdelegati espressi dall’establishment del partito. Sanders resta a quota 1149, con il favore di appena 31 superdelegati. La soglia è a 2383, e tra gli stati decisivi sono rimasti ormai solo la Pennsylvania, al voto il 26 aprile, e la California che voterà in giugno. Insomma, nel campo democratico i giochi per la Clinton sembrano ormai fatti, anche se Sanders può vantare un forza non indifferente, sia dal punto di vista del numero dei delegati, sia dal punto di vista del favore popolare. Clinton, se assumerà la nomination, non potrà dimenticare Sanders e la sua base elettorale, questo sembra il verdetto politicamente più rilevante.

Si tratta di una verità politica che una donna astuta ed esperta come Clinton conosce benissimo. Non a caso, la sua prima reazione dopo l’annuncio della vittoria di New York, anche nelle dimensioni (58% contro il 42%), è stata: “procederò oltre perché tante voci devono essere ascoltate e credo che le cose che ci uniscono siano più di quelle che ci dividono”. Un chiaro segnale di pacificazione a Sanders dopo gli scontri in televisione.  La verità è che Clinton ha vinto ovunque a New York, e con distanze ragguardevoli. A Brooklyn ha vinto di venti punti, e di 39 nel Bronx, dove c’era la massima percentuale di voto coloured. Naturalmente, nella roccaforte di Manhattan, la Clinton ha sbancato, vincendo con un distacco di 32 punti, mentre meno netta è stata l’affermazione nei Queens e a Staten Island (dove il distacco è stato di soli sette punti). Da non dimenticare il fatto che per due legislature consecutive, Hillary Clinton è stata senatrice dello stato di New York. Sanders ha vinto in alcune zone rurali dello stato, e a Brooklyn ha sovvertito in parte i sondaggi che lo davano al 19%, guadagnando invece il 36%. La composizione sociale del voto newyorchese conferma quello che già era avvenuto nelle precedenti consultazioni ed è la seguente: per Clinton hanno votato gli anziani (tanti), le donne e gli elettori ispanici e di colore. Sanders si conferma in testa tra gli under quarantenni, in modo trasversale. In parte, però, i risultati democratici, come denunciano gli attivisti di Sanders, sono stati condizionati da regole molto rigide nello stato di New York, dove era stata imposta una sorta di affiliazione al partito al momento della registrazione. Sanders ha infatti stigmatizzato che “oggi, 3 milioni di persone nello stato di New York, indipendenti, hanno perso il loro diritto al voto alle primarie democratiche. È sbagliato”. Ora, la battaglia si trasferisce nello stato della Pennsylvania, altrettanto dura e difficile per Bernie Sanders.

Tra i repubblicani, Trump ha vinto col 60,5%, affermazione nettissima e schiacciante sul suo avversario Ted Cruz che si è fermato al 14,8%, mentre secondo è giunto Kasich col 25,2%. Trump si conferma il vero problema della competizione repubblicana, e dell’intera corsa alle due nomination. Molto popolare, anche per effetto delle sue immense ricchezze, molte sue uscite pubbliche sono state colorate di razzismo e misoginia. La verità è che l’establishment repubblicano non sa più cosa fare, dal momento che gli avversari di Trump appaiono così modesti e impopolari.

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