Draghi: “Ripresa debole, tenuta incerta, rischio nuovi shock”. Del doman non v’è certezza. C’è poco da stare allegri. Renzi & C fanno finta di niente

Draghi: “Ripresa debole, tenuta incerta, rischio nuovi shock”. Del doman non v’è certezza. C’è poco da stare allegri. Renzi & C fanno finta di niente

Mario Draghi si fa sentire ancora una volta. Di questi tempi fra prese di posizioni ufficiali, convegni, interviste, il governatore della Banca centrale europea, Bce, esprime dubbi, preoccupazioni, sullo stato dell’economia dei paesi della Unione europea. Batte il tasto sulla  “ripresa debole, tenuta incerta con nuovi shock”. Teme che nuove possibili crisi possano provocare veri e propri terremoti. Da Francoforte manda un messaggio agli stati membri: è difficile prevedere cosa potrebbe accadere di fronte a nuove, possibili , crisi. Il punto debole, che più di ogni altra cosa preoccupa Draghi, riguarda l’inflazione. Anche al netto del prezzo del petrolio, da molti anni l’inflazione di fondo, cioè, è ai minimi. Quel +2% che, secondo il governatore della Bce, sarebbe l’ancora di salvezza, è ben lontano dall’ essere raggiunto e la tenuta dell’Unione è davvero in bilico. Come scriveva il poeta  “Del doman non v’è certezza”. Ma Lorenzo de’ Medici aggiungeva, anzi premetteva, “chi vuol esser lieto sia”. Siamo nella seconda metà del 1400 e Lorenzo forse leggeva il futuro del nostro Paese. Perché a fronte delle preoccupazioni di Mario Draghi i nostri, da  Renzi a Padoan, al nuovo “ideologo” economico del premier, l’aretino Nannicini, con l’altra aretina, Maria Elena Boschi, addetta al controllo emendamenti, cinguettano: va tutto bene, siamo i più bravi in Europa, e dopo Obama, quasi alla pari c’è il prode Matteo che occupa tutti gli spazi di informazione possibili. Mentre  la compagine renziana era, e resta, sotto tiro sulla squallida vicenda dell’emendamento salva buchi nel mare, lui, Matteo annunciava che si poteva pensare a  elargire ai pensionati sotto i minimi ben 80 euro. Un numero fisso, come il 3,14 che abbiamo studiato a scuola. L’annuncio durava poco più di due giorni, poi si perdeva nel mare delle trivelle.

Padoan alle prese con il documento di economia e finanza. I conti non tornano

Nel frattempo, Padoan era alle prese con il documento di economia e finanza per il triennio sul quale si dovrà pronunciare la Commissione Ue. Il bollettino governativo che si chiama Repubblica, annunciava trionfante qualche giorno fa che su iniziativa del nostro ministro dell’Economia otto paesi della Ue, Spagna, Portogallo, insieme ad altri dell’est, avevano sottoscritto un documento sulla flessibilità. Una bufala. La notizia era vecchia e quando il quotidiano l’ha pubblicata era già stata respinta al mittente. Così va il mondo. Il monito di Draghi, l’editoriale al Rapporto 2015 della Banca centrale, dovrebbe valere in particolare per noi. Il governatore parla di “incertezza sull’economia globale”. Spinte deflazionistiche e interrogativi sul futuro dell’Europa sono dunque al centro del messaggio che il governatore della Bce, Mario Draghi, ha scritto nell’editoriale del Rapporto 2015 della Banca centrale. “Il 2016 non sarà meno impegnativo dell’anno appena passato”. La Bce ha dimostrato “che non si arrende a una inflazione eccessivamente bassa, anche di fronte a forze deflazionistiche globali”. “Ha evitato che l’inflazione cadesse a valori ancora più bassi”. Ma “le prospettive per l’economia mondiale sono circondate da incertezza” e “si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock”. Per quanto riguarda l’Italia offre uno zuccherino, ci inserisce fra i paesi con “squilibri eccessivi” ma ha mostrato un livello di adempimento “in qualche misura superiore” rispetto alle raccomandazioni avanzate dalla Commissione Ue. Ma ci ricorda che siamo fra i quattro Stati il cui bilancio 2016 è stato stimato “a rischio di non attuazione” rispetto alle regole del Patto di stabilità e di crescita. Dopo le previsioni economiche di primavera, il Def in elaborazione, verrà emesso il giudizio definitivo dell’Ue. Saranno guai per il 2017, quando, senza  la concessione di  ulteriore flessibilità dovremo mettere a bilancio qualcosa come 35 miliardi.

Rapporto Istat. Il Pil pro capite crolla ai minimi. Si aggrava il divario Nord-Sud. L’occupazione non cresce

 Intanto dall’Istat arrivano notizie sconfortanti che non possono essere nascoste con artifizi numerici. Nel rapporto “Noi Italia”,  si rileva che il Pil  pro capite crolla ai minimi da 10 anni (25.256 euro) con la completa spaccatura del Paese in due tronconi: Nord e Sud.  La recessione ha avuto effetti ridotti  fino alle pendici del Vesuvio, drammatici nel resto d’Italia. La ricchezza del Nord Ovest (30.821 euro di Pil pro capite) è doppia di quella del Mezzogiorno (16.761). Il lavoro è il problema dei problemi. Gli ottimismi di Renzi, Padoan, di Poletti in particolare, se ce ne fosse ancora bisogno, vengono smentiti: gli occupati in età 20-64 anni sono  sei su dieci, con un forte squilibrio di genere a sfavore delle donne (70,6% gli uomini occupati, 50,6% le donne). Nella graduatoria europea solo Grecia, Croazia e Spagna hanno tassi d’occupazione inferiori. Il 58,1% dei senza impiego cerca lavoro da oltre un anno. In questo senso preoccupano gli oltre 2,3 milioni (il 25,7% del totale) di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Per quanto riguarda la quota dei consumi italiani sul Pil si attesta all’80,6% nel 2014, mantenendosi più elevata rispetto alla media dei 28 paesi Ue (77,7%). L’incidenza degli investimenti è poco meno del 17%, ma tra il 2010 e il 2014 la produttività del lavoro italiana è aumentata solamente dello 0,3%, un ritmo decisamente inferiore a quello medio europeo. I dati statistici relativi ai primi mesi di questo anno non si discostano da quelli resi noti nel Rapporto “Noi Italia”. Non è certo un bel vedere. Camminiamo come i gamberi, quasi sempre all’indietro. Aveva colto nel segno Lorenzo de’ Medici.

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