Turchia. Dopo l’attentato di domenica ad Ankara, Erdogan ordina bombardamenti e rastrellamenti nel Kurdistan iracheno contro il PKK

Turchia. Dopo l’attentato di domenica ad Ankara, Erdogan ordina bombardamenti e rastrellamenti nel Kurdistan iracheno contro il PKK

I servizi di sicurezza turchi hanno indicato nel Partito dei lavoratori curdi (PKK) il mandante dell’attentato suicida avvenuto nel pomeriggio di domenica nel centro di Ankara e che è costato la vita a 37 persone. In virtù di questo sospetto, il presidente turco Erdogan ha ordinato alle sue forze aeree di colpire massicciamente le postazioni curdi nel nord dell’Iraq.

L’agenzia di stampa internazionale Reuters scrive che le prove del coinvolgimento del PKK, secondo fonti dei servizi di sicurezza turchi, sono state ottenute proprio con l’esame dell’attentatrice, una donna che si è legata al PKK nel 2013. Nata nel 1992, e residente nella cittadina di Kars nell’est della Turchia, la donna si è fatta esplodere in un’auto insieme con un altro membro del PKK. I sospetti dell’intelligence turca restano tuttavia tali, in assenza di una rivendicazione ufficiale. Intanto il ministro della Salute turco, Muezzinoglu, ha dichiarato che i feriti sono 71, 15 dei quali in gravissime condizioni, mentre il bilancio delle vittime è salito a 37. Anch’egli ha voluto aggiungere che tra le vittime è stato ritrovato il corpo dell’attentatrice. L’attacco suicida è il terzo nella capitale turca in cinque mesi. Il mese scorso un attacco analogo provocò la morte di 29 persone, molti dei quali militari. In quel caso, l’attentato venne rivendicato dai Falchi della Libertà del Kurdistan.

Il presidente turco Erdogan ha detto: “questi attentati, che minacciano l’integrità del nostro paese e l’unità e la solidarietà della nazione, non indeboliranno la nostra volontà di combattere il terrorismo, anzi nel aumentano la determinazione. La nostra gente non deve spaventarsi, la lotta contro il terrorismo finirà con certezza col nostro successo e il terrorismo sarà piegato”. E ha dato ordine a undici caccia di bombardare 18 postazioni curde, in territorio iracheno, nel generale silenzio internazionale. Nel frattempo, 20.000 poliziotti sono stati impiegati per un’operazione in vasta scala contro i militanti curdi nella città di Yuksekova, al confine con Iran e Iraq. Un gran numero di veicoli blindati e armati ha fatto irruzione nella città, costringendo migliaia di residenti a fuggire. Il governo ha anche disposto il coprifuoco in diverse città del sud-est.

Le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani hanno già sollevato alle autorità internazionali dell’Onu e della Nato accuse contro la Turchia per violazione dei diritti umani, proprio in virtù di queste massicce operazioni aeree e di terra. Denunciano la morte di decine di civili nel corso dei bombardamenti. È così che il presidente turco intende rispondere alla violenza terroristica?

Share

Leave a Reply