Renzi fa il “piazzista” e cerca di vendere la “Proposta per l’Europa”. Acqua fresca. Merce di scarsa qualità

Renzi fa il “piazzista” e cerca di vendere la “Proposta per l’Europa”. Acqua fresca. Merce di scarsa qualità

Renzi Matteo più che un presidente del Consiglio è sempre più un piazzista, quei  “professionisti” addetti a “piazzare” sul mercato questo o quel prodotto. In genere, oggi, giovani che girano in motorino, giacca, cravatta, per proporre assicurazioni, immobili, enciclopedie sempre meno, investimenti eccezionali, dai quali tenersi a distanza. Lunedì è stata una giornata piena di racconti di fantasia. In un sol colpo alla stampa estera ha raccontato quanto è bravo, ha venduto i “due anni” di riforme che hanno cambiato il Paese.  Ai lavoratori del Laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso ha annunciato che aveva trovato sessanta milioni necessari per manutenzione, ad altri lavoratori di una fabbrica di Chieti ha detto che sono bravissimi, tengono alto il nome dell’Italia, infine il botto: niente meno che la  “Proposta strategica dell’Italia per il futuro dell’Unione Europea: crescita, lavoro e stabilità”. Un documento da sballo, era stato detto, una modesta memoria pro domo nostra.

Agli italiani chiedo quale priorità preferiscono. Fra demagogia e ridicolo

Andiamo per ordine. Ai giornalisti della stampa estera fa sapere che “L’Italia non è più il problema d’Europa. L’Italia c’è, è forte e solida, ma ci sono ancora tante cose da fare: ho la stessa fame del primo giorno”.  “Mai sono state fatte così tante riforme in così poco tempo, ma siamo ancora affamati perché ci sono ancora troppe persone senza lavoro”. Poi il grande annuncio: un sondaggio rivolto agli italiani. La domanda: quale è la prossima priorità. Insomma la politica italiana la decidono non il Parlamento, il governo, le istituzioni,  i partiti, non i rapporti con le forze sociali, come in Costituzione, ma il sondaggio che coinvolge in genere un migliaio di persone. Pensate se questo migliaio indicasse la pena di morte il premier dovrebbe approntare la sedia elettrica o la forca, a piacere. Scherziamo. Ovviamente, intendeva che, sondaggi a parte, poi decideva lui.

Ha perfino trovato 60 milioni per opere di manutenzione al Laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso

Piazzata la notizia, il ragazzo di Rignano andava a vendere “merce” nei sotterranei del Gran Sasso dove si trova un grande laboratorio di proprietà dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare. Con lui la ministra Giannini e il presidente dell’Istituto. Altra notizia: vi porto 60 milioni per opere di manutenzione e sistemazione che sono necessarie. I soldi li abbiamo trovati. Da brivido. Il premier confessa  che bisogna fare la questua per mettere insieme pochi milioni. Meno male, ha spiegato, per noi la ricerca scientifica è una grande opportunità. Pensate se non lo era. Non contento è andato a parlare ai lavoratori di una azienda a Chieti, la Walter Tosto, che produce caldareria, impianti, se abbiamo letto bene dovrebbe costruire una grande ruota panoramica a New York. Eccellenza italiana dice Renzi, merito del management. Tutti ci ammirano nel mondo. “Anche Obama, quando lascerà la presidenza, mi ha detto – afferma – che verrà in vacanza da noi per un certo periodo”. Ma il piazzista il colpo grosso, quello con il botto, l’aveva preparato accuratamente dando l’avviso che insieme al ministro Padoan, avrebbe presentato cinque proposte per cambiare l’Europa. E mentre in giro per l’Italia “piazzava” i suoi prodotti che non facevano né caldo né freddo, arrivava l’annunciato piano.

Con il “piano” per la Ue il governo batte cassa e  vuol mettere al sicuro le banche. Altro che crescita

 Leggiamo basiti una sintesi delle nove paginette scritte in inglese. Utilizzo pieno delle risorse per stimolare crescita e occupazione, avanti con l’unione bancaria con la garanzia dei depositi europea, un ministro delle Finanze Ue con bilancio da gestire, politica europea unica sui migranti.  Si spiega perché  il governo italiano lancia la proposta per “risollevare la Ue”, perché “il progetto europeo sta soffrendo una crisi senza precedenti”. Ma no ? Pensavamo che andasse tutto bene, ci volevano Matteo e Pier Carlo per scoprire che le cose andavano male. Ancora: “Dobbiamo individuare e offrire ai cittadini le soluzioni che si aspettano”. Geniale. Non basta. “Gli spazi di bilancio dovrebbero essere integralmente utilizzati a supporto della crescita”, in una fase di ripresa modesta e di inflazione. Nel “position paper”, l’inglese fa sempre effetto, si sottolinea che la politica monetaria espansiva della Bce non basta. Subito il problema dei  migranti. Le frontiere europee dovrebbero essere gestite a livello comune giustificando anche il ricorso a “meccanismi di mutualità che potrebbero includere anche l’emissione di obbligazioni comunitarie”. Se non andiamo errati battiamo a cassa. Poi si esortano i Paesi Ue ad andare avanti sull’Unione bancaria “ancora incompleta”. Si considera una “priorità chiave” che metterebbe a disposizione gli strumenti necessari per combattere crisi sistemiche. Da qui  al Fondo europeo  di garanzia dei depositi che “rafforzerebbe la fiducia, ingrediente chiave per il successo del settore bancario, e contribuirebbe a ridurre i rischi”. Condivisione dei rischi e loro riduzione infatti “aumenterebbero significativamente la stabilità finanziaria. Le nostre banche sono piene di prodotti tossici, avere qualche garanzia europea non andrebbe male. Insiste sulle banche chiedendo l’attuazione della direttiva sulle crisi bancarie sia gestita in modo da evitare l’instabilità finanziaria attraverso una migliore comunicazione, trasparenza e valutazione del rischio. Infine sul ministro della Finanze della zona euro, avanzata dai banchieri francesi e tedeschi si ribadisce l’appoggio alla proposta di avere “un ministro delle Finanze della zona euro” in grado di portare avanti “una politica fiscale comune”. Renzi era contrario, ora nella proposta si sostiene che sarebbe necessario “un bilancio della zona euro, con risorse adeguate”. Che ha quattrini da spendere, Finanze a parte.

In Europa si sta discutendo di ben altro. Il piano A e il piano B, il cambio di passo

Tutto qui il “position paper”. Ma in Europa si sta discutendo di ben altro. Si parla di un cambio di passo, di revisione dei trattati (Piano A),  c’è chi propone il ritorno al Sistema monetario europeo Sme, come sostiene Lafontaine (Piano B), ci sono le proposte di Schauble,  che voleva imporre alla Grecia, un vero disastro,  c’è un “monito” di economisti messo a punto nel 2013.Tanta carne al fuoco, dibattiti ai quali pare che l’Italia non sia interessata e che riguardano davvero il futuro dell’Europa. Proprio di recente se ne è discusso a fondo in un convegno tenuto a Parigi cui hanno partecipato esponenti della Sinistra anti austerity, cui ha preso parte anche Stefano Fassina. Proprio nei giorni 19,20, 21 quando a Roma si svolgeva la grande assemblea di Sinistra italiana, nuova riunione a Madrid, presenti esponenti di tutta Europa fra cui Varoufakis e Iglesias. Singolare, ma non troppo, coincidenza. Cosmopolitica è stata ignorata dai media italiani, della riunione di Madrid hanno dato notizia solo Le Monde ed El Pais. Neppure una riga sui media italiani, si turberebbe troppo Renzi Matteo.

Brancaccio. “Una critica progressista alla globalizzazione indiscriminata”

Emiliano Brancaccio, uno dei relatori a Parigi dice che nel Piano B vi è, implicita, quella che potremmo definire una “critica progressista” alla globalizzazione indiscriminata. “Dal mio punto di vista – afferma -questa critica può rappresentare anche un modo per cercare di contrastare l’onda nera montante degli odierni neo-fascismi. Su questo punto, lasciate che fornisca un esempio preciso. Mentre i nazionalisti xenofobi lottano per maggiori controlli sull’immigrazione, una rinnovata sinistra dovrebbe opporre a quest’onda nera l’alternativa dei controlli alla mobilità indiscriminata dei capitali da e verso i paesi che perseguano politiche di deflazione e di competizione al ribasso sui salari. Le forze di destra raccolgono consenso attraverso una facile battaglia contro l’immigrazione. Dovrebbe esser giunto il momento di proporre un’alternativa razionale e progressiva: arrestare i movimenti internazionali di capitali indiscriminati e deflazionistici”. Ma di tutto questo nel “position paper”, malgrado la spocchia del titolo inglese, non c’è niente. La cultura europeista non abita a Palazzo Chigi e neppure a Via XX settembre.

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