Lasciamo che Giulio riposi in pace. Non torturiamolo anche da morto. Si vergognino gli “scriba segugi”, non rispettano neppure i familiari

Lasciamo che Giulio riposi in pace. Non torturiamolo anche da morto. Si vergognino gli “scriba segugi”, non  rispettano neppure i familiari

Lasciamolo riposare in pace Giulio Regeni. Non torturiamolo anche da morto, ucciso al Cairo, Egitto, dove spadroneggia una dittatura crudele, sanguinaria, simile a quella di Pinochet in Cile. Sarebbero quarantamila, forse più, i detenuti  nelle carceri egiziane, qualche migliaia le persone scomparse, “desaparecidos” di triste memoria, non si contano i torturati, sotto tiro tutto ciò che richiama informazione, cultura, arte, perquisizioni continue, “soggiorni” in carcere senza possibilità di difendersi, avvocati intimoriti.

Giulio Regeni muore, si presume, dopo il 25 gennaio, giorno della sua scomparsa, proprio mentre al  Cairo si prepara l’arrivo di una “missione” di industriali Italiani, ben sessanta, accompagnata dal ministro dello Sviluppo economico, la signora Guidi, che sta trattando con gli esponenti di una feroce dittatura accordi economici per intensificare l’interscambio fra i due Paesi, che supera i 4 miliardi di euro, con l’export in crescita di oltre due miliardi. Raccontano le cronache di quei giorni che nel  programma del ministro a partire dal 2 febbraio, ci sono incontri  con  il Presidente della Repubblica Abd al-Fattah Al-Sissi, il Primo Ministro Sherif Ismail, tutti i Ministri economici, l’Autorità del Canale di Suez e altri interlocutori. Gli incontri – riferiscono le agenzie di stampa – serviranno anche a delineare i contenuti del Vertice governativo che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato voler tenere a breve, sempre in Egitto.

La ministra Guidi era al Cairo, non sapeva che Regeni era scomparso?

In quei giorni sono al Cairo anche i genitori di Giulio, Paola e Claudio,  alla ricerca di notizie sul figlio scomparso da molti giorni. La ministra Guidi alla notizia del ritrovamento del cadavere interrompe le trattative con le massime autorità egiziane, esprime solidarietà alla famiglia. Domanda: era informata che da diversi giorni Giulio non dava più notizie di sé? Altra domanda: ha mai posto il problema alle autorità egiziane con cui aveva rapporti? Altra domanda: ha mai avuto notizie sulle retata che proprio in quei giorni la polizia aveva effettuato a Giza dove era stata organizzata una manifestazione in ricordo dei giorni della “primavera”? “Retata a strascico” e tutti in commissariato dove il minimo che ti può capitare sono le botte in tutte le parti del corpo, in particolare quelle più sensibili. Chiariscano subito la ministra e il governo, a partire dal ministro della Giustizia che ha accolto il ritorno in Italia di Giulio, morto a  28  anni, torturato fino all’ultimo respiro. È il minimo che si può fare per lui, per i suoi genitori, i suoi tanti amici, in tante parti del mondo.

Ogni giornale ha dato una sua versione dei fatti, basata sul niente

Lasciamolo in pace, lo gridiamo forte, più forte che possiamo. Non torturiamolo anche da morto. Leggendo tanti giornali, guardando improvvisate sceneggiate televisive, perché di questo si tratta, infanghiamo la sua memoria, non rechiamo ancora maggior dolore ai suoi familiari. Su di lui si sono scatenati i giornalisti “segugi”, ognuno ha descritto il “suo” Giulio. Ognuno ha dato una versione dei fatti quasi abbia assistito alle torture cui è stato sottoposto per poi abbandonare il corpo in un canale, nudo, senza pantaloni quasi a voler indicare un delitto a sfondo sessuale. Anche di questo sfregio dovranno pagare un prezzo chi l’ha ucciso. Fra costoro il presidente Al Sisi. Si  è scritto addirittura che Giulio potrebbe essere stato una “spia”, una sorta di “agente segreto”, uno dei “servizi”.  Chi invece  lo immagina come  uno dei promotori, clandestini, che organizzano manifestazioni contro il potere dei militari.

C’è chi nel ricostruire la figura del giovane sembra dire “te la sei voluta”

Quasi a dire te la sei voluta. La storia si ripete. Negli anni del terrorismo, delle brigate rosse e di quelle nere nelle redazioni di molti giornali non mancavano gli “esperti”, che ne raccontavano di tutti i colori. Sono tornati ad operare. Seduti dietro una scrivania rispolverano le loro carte, sanno tutto, ognuno cataloga questo giovane ricercatore. Parla il direttore di un giornale locale che, magari, non l’ha mai conosciuto. Parlano i suoi compagni di scuola, le elementari, che da quegli anni non lo hanno più visto. Riferiscono le cronache che gli studenti di Cambridge praticamente non lo hanno mai visto, non frequentava, quasi Giulio fosse un solitario e non un giovane che aveva una vita piena, diciassettenne aveva acquisito una autonomia di vita che lo aveva portato in contatto con giovani in tante parti del mondo, tanti amici che oggi lo piangono, tante associazioni che lo avevano visto impegnato nella difesa dei diritti, delle libertà, individuali e collettive, contro la povertà, lo sfruttamento. I rapporti con i sindacati avevano caratterizzato la sua vita di studioso, di combattente dalla parte dei lavoratori, dei diseredati. Studioso dei movimenti di opposizione, in contatto con i movimenti di opposizione in Egitto, si preparava con la tesi per il dottorato. E raccontava  al Manifesto i risultati delle sue ricerche. Giulio era un giovane di sinistra. Ma non è questo che  smuove le fantasia degli scriba.

La lettura di Marx, i suoi “preferiti” Gramsci, Berlinguer, Pasolini

Si racconta di lui che aveva letto Marx e che spesso ai suoi scritti si richiamava, addirittura qualche scriba fa sapere, con meraviglia, che  i suoi “preferiti” erano Gramsci, Berlinguer, Pasolini, la cui tomba si trova a Casarza, Friuli, come Fiumicello dove Giulio era  vissuto. Sembra a taluni cronisti  sia una stranezza, quasi un alieno, un giovane che  oggi richiama, studia, personalità della storia, vicina e lontana, ne condivide i valori politici e morali in un paese, il nostro, dove tutto ciò che è passato deve essere rottamato. L’oggi è già ieri, la cultura modello renziano è visitare i musei, per carità ottima cosa, andare a vedere qualche spettacolo. La politica, per carità, lasciamola da parte. Per fortuna, come Giulio ce ne sono tanti, appassionati della vita, piena, conoscono Marx, Gramsci, Berlinguer, Pasolini, studiano, sono colti, mettono le loro capacità al servizio dei più deboli, lottano con chi si batte per le libertà, la democrazia in ogni parte del mondo. Un mondo che di questi ragazzi, belli e puliti ha immenso bisogno.

Agli uomini di governo: non chiamate amici i dittatori con cui si fanno affari

Sarebbe importante un segnale di omaggio alla memoria di Giulio se chi ci governa prendesse solenne impegno di non chiamare più “amico presidente” dittatori come quello dell’Iran, cui abbiamo riservato un trattamento eccezionale ricoprendo perfino statue come le Veneri dei musei capitolini. Il nudo sconvolge il presidente iraniano. Non lo sconvolgono i più di duemila impiccati, le galere piene dei suoi oppositori. Una lunga fila, purtroppo, di dittatori con i quali i Paesi “democratici” fanno affari. Sappiamo come va il mondo, perlomeno però i nostri governanti potrebbero evitare di andare alla ricerca di combinare affari. Lo lascino fare agli imprenditori privati e pubblici, alle loro associazioni. E non chiamino amici crudeli dittatori. Il minimo che dobbiamo a Giulio, la sua famiglia, i suoi amici.

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