Il ‘vento dell’est’ sulle candidature dei 5 Stelle. Grillo, Casaleggio e il Direttorio vogliono nel loro partito solo dei soldatini con l’obbligo di obbedire

Il ‘vento dell’est’ sulle candidature dei 5 Stelle. Grillo, Casaleggio e il Direttorio vogliono nel loro partito solo dei soldatini con l’obbligo di obbedire

Un vento che sembra arrivare dall’est, dalla Russia di Putin o ancora più a oriente direttamente dalla Corea del Nord, che soffia e riduce gli spazi democratici in quello che doveva essere un movimento con un riferimento chiaro e certo nelle regole della democrazia. Forse ci siamo sbagliati e oggi scopriamo che i candidati alla poltrona di sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle dovranno prestare molta attenzione a non violare il codice di comportamento previsto dai vertici pentastellati, con sanzioni che di democratico hanno decisamente poco o nulla. Chi viola gli ordini e la linea decisa dall’alto potrà vedersi comminare una multa salatissima per danno d’immagine al Movimento 5 Stelle pari a ben 150 mila euro. L’esponente del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, ha cercato di spiegare l’inspiegabile, con la solita battuta ovvero che i candidati devono essere irreprensibili, perché ogni minimo errore compiuto da questi politici viene ingigantito, come al solito, dagli organi di stampa e strumentalizzato, ma la realtà delle cose è ben diversa, non si tratta della correttezza morale e della lealtà politico-istituzionale, ma del rispetto di un codice che mortifica la liberà politica del candidato, rinviando ogni scelta importante, al solito Direttorio ed alla coppia Grillo-Casaleggio, che in piena autonomia e senza contrappesi avrà l’ultima parola sui capitoli di Governo sia nazionale, e questo è già avvenuto, con le decine di fughe dal movimento, che locale ed ecco allora che si apre il caso candidature per le amministrative, con il contratto che prevede norme che renderebbero i futuri consiglieri solo dei numeri, delle macchinette obbligate a rendere conto al capo, o meglio ai capi supremi del loro operato, una piccola Corea del Nord in terra d’Italia. Nessuna possibilità, dunque, di dissentire e l’ultima parola spetterà alla Lombardi o al Di Battista di turno, se poi le questioni sono di rilevanza nazionale, la palla passa sulle scrivanie di Grillo e Casaleggio. La democrazia secondo i due mantra del movimento è tutta in un paragrafo del documento presentato lunedì: “Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dello stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto”. Mai due capi bastone del movimento non sono nuovi a questo genere di tagliole, anche alle Europee del 2014 era stata una clausola pesantissima per i liberi di spirito: 250mila euro di sanzione se si dissentiva. In molti certamente condivideranno questo passaggio nord-coreano sui due uomini soli al comando, ma la democrazia è ben altra cosa ed il diritto al dissenso, in questo nostro martoriato Paese, dovrebbe essere più che garantito e queste norme creano solo dei soldatini obbligati a sottostare alle ‘supreme’ volontà. In casa propria ognuno fa come gli pare, ma le regole della partecipazione, a nostro avviso, sono senza alcun vincolo e senza sanzioni di alcun tipo.

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