Alla Scala. Stupenda Giovanna d’Arco ma lo spettacolo è la casta, smoking e abiti da sera, che affolla il palco reale. Renzi e signora in testa

Alla Scala. Stupenda Giovanna d’Arco ma lo spettacolo è la casta, smoking e abiti da sera, che  affolla il palco reale. Renzi e signora in testa

Il luogo è la Scala, lo spettacolo con cui apre la stagione lirica è un’opera di Giuseppe Verdi considerata minore, Giovanna d’Arco, ma si è visto che non lo è affatto, ha riscosso dieci minuti di applausi. La solita alta borghesia milanese che si veste a festa, aspetta l’evento per indossare l’abito che non metterà mai più. Una volta e si butta. Non si può certo ripresentarsi con il solito abito ad un altro evento. Subito ti getterebbero la croce addosso. Una volta, tempi andati, c’erano un po’ di giovani e non solo che andavano a contestare, a volte anche pesantemente, forse troppo, doveva intervenire la polizia per lasciar passare la bella gente della Milano, ora capitale morale d’Italia secondo Raffaele Cantone, presidente della commissione anticorruzione. Non abbiamo mai fatto il tifo per i contestatori, ma vistolo spettacolo decadente che ha visto per protagonisti gli esemplari più in vista dell’attuale classe politica abbiamo rimpianto il fatto che i contestatore non siano entrati in azione.

Santanchè, gonna, camicia e papillon, tutto in verde stile “arbre magic”

Ora, sia chiaro che se Renzi Matteo e coniuge si mettono in alta montura sono fatti loro, questioni di buon gusto, anche quando la Santanchè  indossa una cosa tutta verde, gonna di raso verde, camicia e papillon verde. Il tutto abbinato a una pelliccia della stessa tinta. Un effetto “ albero di Natale” o “arbre magic”. Fa la gioia dei frequentatori di facebook, twitter, quelli che scrivono con l’hashtag avanti. Lei dice che è una “impulsiva” e voleva fare un omaggio all’autore dell’opera. Che però si chiama Verdi e non Verde. Poi quell’abito è piaciuto tanto al suo compagno, Sallusti, forse candidato a sindaco di Milano, anche lui in grande spolvero. Bene, anzi male. Perché l’ingresso dei vip faceva ricordare che viviamo in un periodo molto difficile, che il terrorismo non è uno scherzo. Già perché all’ingresso c’erano le forze dell’ordine. Controlli, metal detector, scorrevano sulle  borsette  delle signore, talmente piccole che non c’entra niente, ma fanno tanto chic e costano un occhio della testa. Anche i signori venivano passati da capo a piedi. Non si sa mai. Zona completamente blindata per paura di attacchi terroristici.

La “prima” diventa festa pacchiana. Poteva essere un omaggio alle vittime francesi

Non è venuto a mente ad alcuno che si poteva evitare di trasformare un avvenimento culturale in una festa pacchiana? Che si poteva, proprio con l’apertura della stagione lirica, un evento di rilievo mondiale, rendere omaggio alle vittime della strage di Parigi? Che in un periodo così travagliato della nostra storia l’ostentazione del lusso era una offesa per milioni di persone, giovani senza lavoro, precari, pensionati a 500 euro al mese,tre milioni di disoccupati, un esercito di poveri. Invece no, proprio chi doveva dare l’esempio ha fatto l’esatto contrario. Lo smoking per gli uomini, ricchi abiti da sera per le donne, gioielli a go go, il segno della casta, di quel cinque per cento degli italiani che detiene il 30% della ricchezza nazionale, gran parte proprio nel Nord, in Lombardia, a Milano. Altro che capitale morale dottor Cantone. Il segno della casta cui proprio il presidente del Consiglio ha messo  il timbro. Non solo lo smoking. Celeste Ingrao, la prima figlia di Pietro scrive in un post che “a volte può essere utile marcare le differenze, tra una certa classe politica e quella attuale. Tra lo stile di un tempo e lo stile di oggi, prezioso e sfarzoso”. Ricorda di essere figlia di uno che è stato presidente della Camera dei Deputati, “che mio padre e mia madre, quando papà era presidente, hanno vissuto nell’appartamento ‘presidenziale’ dentro Montecitorio. Sono stati invitati alle feste al Quirinale e a molte altre cerimonie ufficiali. Conosco direttamente, quindi, quella che ora si usa chiamare la casta”.

Celeste Ingrao. Mio padre non ha mai avuto un smoking e mia madre un abito da sera

“Guardando le foto della prima della Scala, sento il bisogno di precisare che mio padre non ha mai posseduto uno smoking. Quanto a mia madre non ha mai posseduto un abito da sera, né lungo né corto, né tanto meno una pelliccia ‘vera’ (forse una ‘finta’ sì); tra i suoi ‘gioielli’ più preziosi ricordo una collana di turchesi grezzi. Ori non ce ne sono mai stati. Scusate questo post un po’ ‘pauperista’, ma a volte può essere utile marcare le differenze”. Grazie a Celeste. Aggiungiamo che guardando le immagini televisive si scopre anche che Renzi e gli altri assumono l’atteggiamento di chi vuol dire, io sono io, tu non sei niente. Spavaldi e strafottenti. Casta appunto cui non si sottrae la moglie di Matteo che indossa un abito, dicono gli esperti, monospalle, una resta scoperta, pizzo nero che gioca con le trasparenze. Carla Fracci, a fronte, è un esempio di sobrietà, come  l’abito di Bolle, per non parlare di Patti Smith con i suoi anfibi con le stringhe slacciate, gilet nero.

E se quel palco venisse chiuso per lavori di manutenzione? I musicofili batterebbero le mani

Ma non finisce qui. La casta ha bisogno di stare insieme. È pronto il “palco reale” che, purtroppo, esiste ancora. I potenti hanno bisogno di farsi vedere insieme, in gruppo. A teatro, alla Scala non c’è niente di più adatto del parco reale. Ed eccoli che arrivano, precedenza ovviamente a Renzi con la moglie Agnese, con gli ospiti di onore l’ambasciatrice di Francia, Catherine Colonna e il console a Milano Olivier Brochet con la moglie. Nel palco a fare gli onori di casa il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, insieme alla moglie Cinzia Sasso. Presenti anche il presidente della Regione Roberto Maroni con la moglie, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo con le rispettive consorti. Per primo è arrivato il  neo prefetto di Milano Alessandro Marangoni, accompagnato dal vice prefetto Giuseppe Priolo. Tutti insieme, appassionatamente, nel palco reale. Si sono pure messi in posa per la foto ricordo. Orribile. Non potevano sedersi, magari in prima fila, come tutti i normali cittadini? Certo che no. Ingrao non aveva mai avuto uno smoking, la moglie mai un abito da sera. Ma loro sì. Se togli loro il palco, togli loro la vita. E se quei palchi venissero chiusi, manutenzione in corso, forse personaggi come Verdi sarebbero contenti. E quelli del loggione, i veri musicofili, batterebbero le mani. Bravi bis.

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