Affaire Etruria: mozione di sfiducia alla Boschi. Le vittime si mobilitano. Il Csm apre un fascicolo contro Rossi, procuratore capo di Arezzo

Affaire Etruria: mozione di sfiducia alla Boschi. Le vittime si mobilitano. Il Csm apre un fascicolo contro Rossi, procuratore capo di Arezzo

La vicenda delle 4 banche, Etruria, Marche, Ferrara e Chieti, salvate dal decreto legge del governo Renzi sul bail-in ha un primo effetto politico, venerdì 18 dicembre a partire dalle ore 9, con il dibattito e il voto alla Camera sulla mozione di sfiducia al ministro Maria Elena Boschi accusata di conflitto d’interessi. La mozione di sfiducia è stata presentata dal Movimento5Stelle, e sarà sostenuta anche da Sel-Sinistra italiana, mentre i deputati di Forza Italia abbandoneranno l’aula, con una scelta politicamente ambigua e incomprensibile. La mozione di sfiducia è stata determinata dal presunto coinvolgimento di parte della famiglia Boschi nel crack della Banca d’Etruria: suo padre era stato nel Cda e poi vicepresidente dell’istituto, mentre suo fratello e sua cognata ne sono ancora oggi dirigenti. Lei stessa è azionista della stessa banca. E infine, la dimostrazione della consapevolezza che fosse in pieno conflitto d’interessi deriva dalla sua volontaria assenza dal Consiglio dei ministri quando fu elaborato e approvato il decreto legge sul bail-in. Naturalmente, i numeri sono tutti a favore della Boschi, che dal voto di venerdì nulla avrebbe da temere, se non il dibattito pubblico e parlamentare, durante il quale dovrà evidentemente e necessariamente intervenire. Alla Leopolda venne graziata quando si prestò al question time dei ministri, ma ora qualcosa dovrà pur dirla, non solo sul conflitto d’interessi, ma soprattutto su quella catena di comando che impose la vendita di obbligazioni subordinate a decine di migliaia di risparmiatori, per lo più pensionati, e sulle origine del crack della banca di cui è azionista. Il fatto politicamente rilevante non è l’accusa di conflitto d’interesse e il voto sulla mozione di sfiducia, ma ciò che la Boschi dirà in aula. Sarà reticente? O sceglierà di replicare come la drammatica vicenda richiede? Renzi disse alla Leopolda che coloro che strumentalizzano i morti “gli fanno schifo”. Però, per onorare la memoria del pensionato di Civitavecchia e per rispetto nei confronti delle migliaia di persone coinvolte e costrette sul lastrico, qualcosa di più di una difesa d’ufficio l’attendiamo da Maria Elena Boschi, donna non certo ingenua e interna a quel sistema e agli affari di quell’istituto, sia come azionista che come figlia del vicepresidente.

Scotto, capogruppo SEL: “a favore della mozione di sfiducia”. Il conflitto d’interessi della Boschi esiste

Il capogruppo di Sel-Sinistra italiana, Arturo Scotto, ha motivato il voto favorevole alla mozione di sfiducia: “È la stessa Boschi che parla di conflitto d`interesse, nel momento in cui lei non partecipa ai Consigli dei ministri quando si prendono decisioni che riguardano la banca in cui il padre era vicepresidente. C`è un problema di ruolo. In un Paese normale, la ministra avrebbe fatto un passo indietro e avrebbe chiarito. Fino ad oggi non ha chiarito. È evidente che c’è un problema. Mi auguro che prima del voto della mozione di sfiducia la ministra faccia qualcosa. Come ha detto Bersani però c’è un difetto di arroganza nella nouvelle vague renziana quando si trova di fronte a qualche problema. Sono ragazzotti un po’ arroganti”. Dunque, anche Scotto, come Bersani, rileva un fondamentale problema politico: questi ministri renziani non rispondono, neppure in Parlamento, della loro responsabilità. È già accaduto altre volte, con la ministra Giannini, con Poletti, con la Pinotti. Questa volta, però, la questione è così grave da far emergere uno dei limiti di personaggi influenti di questo governo: la mancanza di cultura istituzionale. L’arroganza, di cui parla anche Bersani, che però non è favorevole alla mozione di sfiducia, è nel loro totale disprezzo per il dibattito pubblico e parlamentare, diffuso anche tra molti deputati e senatori del Partito democratico. Vorremmo sommessamente ricordare loro che concettualmente il conflitto d’interessi è una posizione in cui ci si trova non ciò che si fa istituzionalmente. È la posizione che esprime il conflitto tra interesse individuale e interesse collettivo. Oggettivamente, la ministra Boschi si è trovata nella posizione del conflitto d’interessi palese quando in Consiglio dei ministri si è discusso e deliberato il decreto cosiddetto salva banche. Quindi, occorre che anche Bersani ci rifletta, sul conflitto d’interessi della Boschi.

Le iniziative pubbliche e legali delle vittime delle 4 banche

Intanto sul versante delle iniziative delle vittime della 4 banche, una manifestazione davanti alla sede romana di Bankitalia è stata annunciata per martedì prossimo 22 dicembre. In una nota si legge: “Nonostante siano settimane che vengono raccolte testimonianze e documentazioni di come il Decreto Salvabanche abbia frodato migliaia di persone azzerandone i risparmi di tutta una vita, in molti casi si continua a parlare di speculatori e a fare ingiuste distinzioni fra i risparmiatori espropriati al solo scopo di dividere l’opinione pubblica e permettere che nessuno si assuma le reali responsabilità del caso”.

“Formuleremo richiesta di sequestro preventivo dei beni che è una forma cautelare per tutelare gli interessi di tutti i risparmiatori danneggiati”. L’azione legale viene annunciata dall’avvocato del foro romano Vanna Pizzi, legale del comitato Difesa Risparmiatori Banca Etruria di Pizzoli (L’Aquila). L’iniziativa si basa sulla notizia diffusa dal Sole 24ore che vedrebbe indagata la stessa Banca Etruria all’interno dell’inchiesta della procura di Arezzo, in base alla legge sulla responsabilità giuridica. Nel territorio aquilano, in larga parte nel comune di Pizzoli, i soli azionisti e obbligazionisti delle due sedi di Banca Etruria rimasti a mani vuote dopo il salvataggio del governo sono oltre 1500. I risparmiatori del piccolo comune aquilano hanno perso in totale circa 10 milioni di euro, secondo quanto affermato nei giorni scorsi dal primo cittadino, Gianni Anastasio. Oltre alla banca toscana, il decreto del governo ha riguardato Carichieti, Banca Marche e Cassa di Risparmio di Ferrara. “Oggi si allunga l’elenco degli indagati – commenta l’avvocato – in base alle ultime notizie ci sono persone giuridiche oltre a persone fisiche e quindi delle società. A maggior ragione adesso è opportuno procedere a formulare l’istanza al pubblico ministero di sequestro cautelare dei beni. Se i fondi e i beni di banca Etruria sono confluiti nella good bank e se ci fosse una responsabilità giuridica della società, chi è stato leso potrebbe aggredire i beni della persona giuridica che risulta indagata”. Secondo il legale, “questo permetterebbe a chi è stato danneggiato da una condotta criminosa di avere più probabilità di recuperare il denaro una volta terminato il procedimento. Il sequestro tuttavia deve intervenire velocemente quando si apre un’indagine a garanzia che non venga dismesso o utilizzato in altro modo il patrimonio. In tal modo i creditori a fine del procedimento avranno un patrimonio da poter aggredire per il ristoro dei danni”.

La posizione dei sindacati: “i funghi avvelenati” di Barbagallo, Uil

“Non voglio avventurarmi in queste cose. So solo che da quando c’è stata la crisi che è venuta fuori dallo spaccio di titoli tossici internazionali sul mercato, quando si parla di economia, di banche e di risparmiatori, bisognerebbe evitare di andare per ‘boschi’, perché si raccolgono funghi avvelenati”. Così il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, rispondendo a chi gli chiedeva di commentare il possibile conflitto di interessi del ministro per le Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, nel caso Banca Etruria.

Camusso: è stato commesso un grave errore

“Penso che sul sistema bancario si continui a commettere l’errore di immaginare che si può farlo ripartire senza intervenire con regole e vigilanza ferree, come la Consob non ha fatto, rispetto ai derivati, a quelli che per un lungo periodo all’inizio della crisi abbiamo chiamato prodotti tossici. Abbiamo continuato a produrli: il fatto che non si sia partiti da lì, dal mettere in sicurezza risparmiatori e investitori, e aver pensato di poter salvare le banche senza guardare a questo, credo sia il vero errore che è stato fatto”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parlando a margine di un attivo interregionale dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, a Firenze.

Furlan: non basta un decreto, occorre dividere le banche d’affari da quelle commerciali

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha commentato: “Non basta un decreto per gestire l’emergenza, ci vuole una riforma del sistema bancario con una distinzione fra le banche d’affari e quelle commerciali a tutela vera del risparmiatore, dell’investimento nelle imprese e nelle famiglie”.

Il CSM apre un fascicolo sul procuratore reggente di Arezzo

Intanto, sull’onda delle polemiche suscitate dalla scoperta del Fattoquotidiano, il Consiglio superiore della magistratura ha aperto un fascicolo nei confronti di Roberto Rossi, procuratore di Arezzo che ha in mano l’inchiesta sulla Banca Etruria. È stata così accolta la richiesta presentata dal consigliere laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin. L’atto servirà per verificare una possibile incompatibilità per Rossi tra la carica di magistrato e l’incarico di consulenza agli Affari giuridici che Rossi svolge per il governo.

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