Rossi, governatore della Toscana, come Arlecchino, scherzando confessa: il Pd non esiste. Anche la Leopolda è in vendita

Rossi, governatore della Toscana, come Arlecchino, scherzando confessa: il Pd non esiste. Anche la Leopolda è in vendita

È proprio vero, Arlecchino scherzando si confessa. Così dice un proverbio toscano e così conferma un toscano doc quale il presidente della Regione, manco a dirlo, Toscana. Enrico Rossi ha la penna facile, meglio, il computer facile. Sempre più, chissà perché, sente la necessità di comunicare con gli iscritti al Pd. Non solo sulle vicende regionali, ma spazia a tutto campo, di tutto di più. Insomma pare una specie di segretario del Pd in pectore, un aspirante alla massima carica del partito. Visto che il congresso si terrà fra qualche anno, ma non si sa mai, parte in anticipo. Precisa che non è un renziano, ma neppure una della minoranza unificata che prende corpo dal momento che la sinistra ha lasciato fondando Sinistra italiana, il gruppo parlamentare con Sel che poi con un percorso partecipato farà sbocciare il nuovo partito. Come si dice se sono fiori fioriranno, altrimenti appassiranno. Lui, Rossi, non renziano per quanto riguarda il partito, lo è invece nel merito delle politiche praticate dal governo renziano che più non si può. Ci sono sostegni al premier da parte di Verdini? Ma sì, è uno un po’ sbarazzino. Deve frequentare le aule di giustizia? Ma che vuol dire, è pur sempre un fiorentino, toscano.

“Piccinerie” della  minoranza Pd. Si riunisce nel solito giorno della  maggioranza

Bene, torniamo ad Arlecchino e alle sue confessioni. Rossi, pensando ovviamente a come vorrebbe rivoluzionare il partito, scrive sul suo blog su Huffington Post: “Allora se ho ben capito il 12 dicembre i compagni della minoranza del Pd si vedranno a Roma per discutere di ‘sinistra e sfide dell’Europa’. Sempre il 12 dicembre i compagni e amici della maggioranza del Pd si vedranno a Firenze per la consueta convention della Leopolda”. Poi se la prende con la minoranza annunciando che aveva deciso di andare alla Leopolda “pur non aderendo alla maggioranza. Un’occasione importante – afferma – per ascoltare il premier/segretario del mio partito e tanti esponenti del Governo”. Soprattutto ascoltare gli esponenti del governo chissà quale  godimento. Ma a prescindere dal godimento, ognuno gode come meglio crede, li può ascoltare ogni giorno, ogni ora, basta aprire tv e radio. “Queste coincidenze – dice – non possono che sembrare piccinerie che fanno a pugni col senso comune, dando non l’immagine di un partito plurale ma piuttosto diviso e in lotta al proprio interno. Il 12 dicembre il partito non sarà né a Roma e né a Firenze, e sarà parzialmente un po’ a Roma e un po’ a Firenze”. Ottimo, quasi abbondante come una volta rispondevano i militari quando veniva chiesto loro com’era  il rancio.

“A un tesserato sarebbe impedito di annusare un po’ la vita di partito”

Poi si mette nell’abito di un tesserato, un elettore delle primarie, scrive, che decidesse di annusare un po’ la vita del partito. Meglio di no, consigliamo a questo ipotetico tesserato di non annusare. Ma il Rossi, scherzando, prende la cosa sul serio. Rivolto sempre all’ipotetico iscritto: “Potrebbe ad esempio andare a sentire cosa si dice –scrive – da entrambe le tribune colla speranza di non perdersi la parte migliore proprio durante lo spostamento in treno”. Poi conclude affermando che lui sarebbe disposto a “spostare l’appuntamento, come semplice contributo all’unità del partito”. Noi che siamo rimasti ad un concetto arcaico di partito francamente non comprendiamo le grida di dolore, le preoccupazioni del presidente toscano che vorrebbe ascoltare il segretario, i parlamentari, gli uomini e le donne di governo, che pensa all’iscritto che non  può annusare. Ma, gli domandiamo, sono solo le “Leopolde”, le assemblee nazionali di area, le sedi in cui un iscritto può  “annusare” il partito? Strutture nel territorio, organismi dal basso verso l’alto, partecipazione, sedi dove si discutono le scelte del partito,  quelle del governo, di Comuni, Regione, insomma la partecipazione degli iscritti, hai voglia ad annusare.

Un partito che non c’è più. La partecipazione? Basta un tweet, usa face book

Rossi, scherzando ma non troppo, confessa una realtà: il partito non c’è. Al più c’è una Leopolda che serve a chi sgancia gli euri a farsi un po’ di pubblicità, qualche assemblea nazionale di minoranze che si riuniscono per diventare maggioranza. E poi tanti tweet, slide, streaming. Ma le persone in carne ed ossa che si guardano negli occhi, che si confrontano, magari litigano, ma partecipano a cose reali, vere, hanno un nome semplice, assemblee, partecipazione. Certo antiche, nel senso che vengono da lontano, unici strumenti , pensiamo che difendono e promuovono democrazia. E poi la Leopolda, la ex stazione fiorentina, uno dei simboli della scalata di Renzi, è in vendita. Ne ha dato annuncio Ferservizi spa del gruppo Ferrovie dello Stato, valore base gara: 7.200.000 euro con offerte da far pervenire entro le ore 13 del 2 dicembre. Non se la prenda Rossi, una Leopolda si troverà sempre. Forse anche una assemblea della minoranza. Un partito è un po’ più difficile, bisogna costruirlo. Senza se e senza ma.

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