Pubblico impiego: Poletti bocciato dalla manifestazione. L’orario di lavoro non si tocca.

Pubblico impiego: Poletti bocciato dalla manifestazione. L’orario di lavoro non si tocca.

Se il ministro del Lavoro Giuliano Poletti cercava un modo per comparire sui media visto che da qualche tempo viene quasi ignorato l’ha trovato. Ma era meglio che rimanesse nell’ombra. È vero che con quella sortita sull’orario di lavoro, una cosa ormai vecchia, da buttare, ha ritrovato pubblicità a buon mercato. Qualcuno del clan dei giornalisti sempre e comunque schierati con il potere lo ha talmente lodato da  affermare che il ministro ha mandato in soffitta Carlo Marx. Un po’ troppo anche per uno come Poletti diventato ormai  una specie di sperimentatore per conto del premier che lo invia in avanscoperta sul modo migliore per attaccare i sindacati e i lavoratori. Non è la prima volta che se ne esce con proposte diciamo “stravaganti” per non dire peggio.

La manina di Ichino e Sacconi, gli elogi di  Cicchitto

Proposte, si racconta che non sono farina del suo sacco, ma di quella di Ichino e Sacconi. Non a caso l’unico a difendere Poletti è stato Fabrizio Cicchitto. Comunque, di pubblicità se n’è fatta tanta. È stato uno dei “protagonisti” della grande manifestazione dei lavoratori pubblici. Forse, se avesse sentito cosa pensavano di lui, come ministro ovviamente, e in particolare di questa proposta, avrebbe avuto qualche sussulto. Non solo, ogni volta che nei comizi dal palco si pronunciava il suo nome, si levavano salve di fischi e di parole non proprio elogiative. Anzi.

Cgil, Cisl, Uil Roma e Lazio: lasci stare l’orario. Sarebbe un disastro

Se poi collegavi il suo nome al fatto che il governo non ha alcuna intenzione di trattare con i sindacati per la firma di un contratto scaduto da sei anni, i fischi diventavano assordanti. Le parole al suo indirizzo meglio non riportarle. Dicono i segretari regionali di Cgil, Di Berardino, Cuccelli, Cisl e Civico, Uil, voce unica, “cose fuori dal mondo. Nel settore del lavoro pubblico, prendiamo per esempio la sanità, sarebbe un disastro”.

Camusso: non conosce come è fatto il lavoro, vuole apparire come Ufo robot

Dal palco, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, fra gli applausi, dice: “L’idea” che emerge è quella di un “ministro che non conosce com’è fatto il lavoro” e “vuole apparire come Ufo robot, per risolvere tutti i problemi. Ma le condizioni non vanno che peggiorando”. “L’idea che ha il ministro – ha sottolineato Camusso – è che non ci siano più delle regole per i diritti dei lavoratori. Il ministro non conosce com’è fatto il lavoro, il rapporto che c’è tra la fatica e il tempo dei lavori. Vorrei vederlo a tradurre ciò che ha detto nella concretezza del lavoro quotidiano delle persone. Forse – ha evidenziato Camusso – un ministro del Lavoro dovrebbe sapere di cosa parla”.

Barbagallo: Poletti a gamba tesa, neoliberismo selvaggio

Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil: “Il ministro del lavoro Poletti è entrato a gamba tesa sulla questione dei rinnovi contrattuali e questo non va bene. Io parlo da 6 mesi di rivoluzione industriale 4.0 e lui credo non sappia cosa sia. Se dobbiamo discutere seriamente noi siamo pronti, ma se pensano attraverso slogan giornalistici di fare un attacco ulteriore alla contrattazione per un neoliberismo selvaggio, hanno sbagliato tempo e modo”.

Furlan: il governo è datore di lavoro, lasci stare l’orario e firmi il contratto

La segretaria generale  della Cisl, Annamaria Furlan, parla di “iniziativa estemporanea su un terreno delicatissimo” e attacca, così come avevano fatto Camusso e Barbagallo: “il governo che è anche datore di lavoro tratti e si rinnovi il contratto. Altro che orario, diversivi non ne accettiamo”.

Landini: un’offesa alle persone che lavorano, retribuite troppo poco

Infine Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, che ha partecipato alla manifestazione. “Sinceramente questa idea di superare l’orario di lavoro –  afferma – è un’offesa alle persone che invece, per quanto lavorano, sono retribuite troppo poco. L’orario di lavoro – ha proseguito – bisognerebbe ridurlo e redistribuirlo per aumentare l’occupazione”: un’ipotesi però che appare lontana “in un paese in cui l’età di pensionamento è a 70 anni e l’orario di lavoro tra i più alti d’Europa”.

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