Pubblica amministrazione. Si restringe, invecchia, risparmia sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini

Pubblica amministrazione. Si restringe, invecchia, risparmia sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini

Pubblico da  segno meno, in tutti i suoi aspetti. Guardando i numeri che delineano il perimetro “pubblico” si registra un tratto negativo nei diversi segmenti che lo compongono, con la sola eccezione di un’età media dei lavoratori dei servizi pubblici che aumenta progressivamente mentre il turn over rimane ancora una volta al palo. Ripercorrendo i numeri del Conto annuale, insieme ai dati Istat sui conti e aggregati economici delle amministrazioni pubbliche, emerge una Pa che si restringe, invecchia e risparmia, sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini. Tutti numeri che ‘giustificano’ il bisogno del rinnovo del contratto, fermo da sei anni, come veicolo economico e normativo per riformare davvero la Pa. Uno strumento per evitare il declino.

 In Italia si contano 58 impiegati nella Pa ogni mille abitanti, in Svezia 158

Partiamo dal dato generale. In Italia, secondo gli ultimi dati disponibili, forniti dall’Istituto di statistica, i dipendenti pubblici sono 3 milioni e 333 mila. Troppi o troppo pochi? Il raffronto europeo fornisce una risposta. Nel nostro paese si contano 58 impiegati nella Pubblica amministrazione ogni mille abitanti, siamo ai livelli della Germania (54) e sideralmente lontani dalla Svezia, 135. Tra questi due ‘estremi’ ci sono poi paesi come la Spagna (65), il Regno Unito (92) e la Francia (94). Ma ciò che va sottolineato è la flessione registrata nel corso degli anni, in particolare a partire dal 2010, anno di blocco delle assunzioni, nonché di rinnovo del contratto nazionale. Dai dati del Conto annuale emerge, infatti, come il totale dei dipendenti pubblici sia calato di 385.200 unità dal ’95 ad oggi, ma soprattutto, di questi, 176.400 soltanto a partire dal 2010 a oggi.

 La retribuzione media lorda è scesa da 34.662 euro a 34.272 euro. 
Un’ecatombe – per nulla compensata dal turn over – che si riflette sulla spesa per i redditi, come segnala l’Istat, passata da 172,5 miliardi nel 2010 a 163,8 miliardi nel 2014. Un calo pari nel complesso a 8 miliardi e 734 milioni di euro, che porta la spesa per i redditi sul totale del Pil nazionale al 10,9%. Anche qui il confronto europeo dimostra che siamo sotto la media: in Danimarca, infatti,  la spesa per i dipendenti pubblici è il 19% del Prodotto interno lordo, in Svezia il 14%, in Francia il 13% e nel Regno Unito l’11,5%.
Anche per quanto riguarda il salario dei lavoratori, la Fp Cgil stima che in questi anni di blocco i lavoratori hanno perso in questi anni sei anni, tra inflazione e blocco della contrattazione nazionale e decentrata, circa 4.800 euro. La stessa Istat calcola che dal 2010 al 2014 la retribuzione media lorda pro capite per l’intero universo pubblico è passata da 34.662 euro a 34.272 euro.

Il segno più solo per l’età media cresciuta da 43,5  anni nel 2001 a 48,7 nel 2013

Per arrivare, infine, al segno più basta guardare la progressione anagrafica dei dipendenti pubblici. Nel 2001 l’età media era di 43,5 anni, nel 2013 (ultimo dato disponibile) l’età è cresciuta arrivando a 48,7. Oltre cinque anni in media in più. Dato che porta con sé l’aumento dell’età pensionabile, così come il blocco del turn over che lascia fuori energie indispensabili per il rinnovamento della Pa.

(Fonte Rassegna.it)

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