Pantaleo, segretario Flc Cgil, replica alle assurde parole del ministro Poletti sul valore dello studio

Pantaleo, segretario Flc Cgil, replica alle assurde parole del ministro Poletti sul valore dello studio

“Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico”, così ha affermato il ministro del Lavoro Poletti in un’altra delle sue assurde dichiarazioni a Verona ai tanti studenti presenti alla convention di apertura di Job&Orienta.

Avrebbe risolto così, lui, sostenendo che studiare non serva. Le affermazioni del ministro sono sconcertanti e assolutamente diseducative, perché figlie della falsa ideologia della conoscenza “utile” e dell’illusione di un mondo del lavoro, delle imprese, accogliente e flessibile. In un Paese nel quale il lavoro manca, cresce la povertà e l’esclusione sociale nel sud, dove la disoccupazione giovanile è tra le più alte d’Europa, il precariato dilaga, le imprese non assumono laureati perché non investono in ricerca e innovazione e manca una seria legge sul diritto allo studio, il ministro del Lavoro scopre una ricetta miracolosa sostenendo che studiare non serva.

Basta laurearsi o diplomarsi più presto possibile in modo che si possa entrare prima nel mondo del lavoro e cosi, secondo il ministro, si risolvono tutti i problemi.

Sembra, insomma, che per il governo, la Scuola e l’Università non debbano più essere luoghi di formazione e cultura ma debbano semplicemente “addestrare i giovani a approcciarsi il prima possibile al lavoro a qualsiasi condizione e rinunciando a una istruzione all’altezza dei tempi”.

Naturalmente questo vale solo per i ragazzi in condizioni economiche disagiate perché tutti gli altri troveranno aperte le porte di un’istruzione adeguata che li possa far accedere alle professioni che desiderano. Praticamente il prossimo passo sarà l’ abolizione del valore legale del titolo di studio, il chè porterà al definitivo trionfo del mercato anche nei sistemi di istruzione e formazione.

È esattamente questo l’impianto della legge Giannini/Renzi sulla brutta scuola e dei provvedimenti che si annunciano anche per le università. Più che a ricette miracolistiche, dunque, le dichiarazioni di Poletti inducono a pensare che siamo di fronte a scelte regressive. Occorre cambiare percorso e individuare scelte che valorizzino il sapere e la conoscenza come occasioni di crescita, individuale, collettiva e del Paese intero, garantite a tutti, per superare le disuguaglianze sociali.

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