Fiom, tante, troppe, vertenze in campo. Landini chiama in causa il governo e chiede una nuova politica industriale

Fiom, tante, troppe, vertenze in campo. Landini chiama in causa il governo e chiede una nuova politica industriale

“Il 3 dicembre è una giornata decisiva per Termini Imerese e per Fincantieri. In un caso andranno chiariti progetti e tempi, nell’altro le scelte strategiche”. A dirlo è Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, intervenendo a Palermo a un attivo regionale della categoria, riguardo gli incontri che si terranno giovedì 3 dicembre a Roma presso il ministero dello Sviluppo economico. “C’è anche aperta la questione di Stm” aggiunge Landini: “In tutti i casi si tratta di vertenze nelle quali il governo può giocare un ruolo importante. Quello che noi denunciamo è l’assenza di una politica industriale e il fatto che si continui ad agire con la logica che il mercato da solo possa risolvere i problemi”. Per il segretario generale Fiom “c’è uno stretto rapporto tra la politica industriale e la ripresa dell’occupazione, e perché questa ripresa ci sia ci vogliono investimenti pubblici e privati. Occorre anche cambiare modello industriale e di produzione, avviando una seria manutenzione del territorio”. Il leader sindacale ha specificato che oggi “il Sud paga un prezzo doppio. Non è con prese in giro come il ponte sullo Stretto che si risolvono i problemi. La teoria che sia sufficiente fare licenziamenti e abbassare un po’ le tasse non funziona per niente, non è quella la strada per un paese con alti tassi di disoccupazione, con la povertà ai livelli del nostro, con i giovani costretti ad andare via”.

Per Landini è necessario “fare investimenti, ma invece non si fa niente contro la povertà, si taglia la spesa sociale, contemporaneamente si aumentano gli aiuti a pioggia alle imprese”. Landini ha detto anche che “tra le rivendicazioni della Fiom c’è la defiscalizzazione degli aumenti del contratto nazionale di lavoro”. Sulle misure annunciate come il bonus di 500 euro ai giovani, il suo giudizio è lapidario: “È una mossa elettorale, basta con manovre spot, i giovani hanno bisogno di poter lavorare”. Infine, la questione sicurezza: “La lotta al terrorismo passa anche attraverso la creazione di lavoro e la battaglie alle disuguaglianze, i vincoli europei vanno dunque messi in discussione anche per questo”.

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