Il Rapporto WADA sul doping tra gli atleti russi riapre un grande problema del nostro tempo: morire per vincere

Il Rapporto WADA sul doping tra gli atleti russi riapre un grande problema del nostro tempo: morire per vincere

L’Agenzia Antidoping mondiale ha chiesto che la IAAF, la Federazione Internazionale di Atletica leggera, sospenda la Russia da ogni competizione. La notizia è sulle prime pagine dei media di tutto il mondo e nasce dalla diffusione del rapporto della WADA, l’Agenzia Antidoping mondiale. Il rapporto è stato curato da Dick Pound ex presidente della WADA, che ha trascorso 11 mesi a spulciare ogni documentazione relativa agli atleti russi, alle coperture del ministero russo dello sport e di ogni altra organizzazione dello sport della Russia. Insomma, sembra che molti atleti russi siano stati ben felici di sottoporsi a forti dosaggi di doping pur di vincere. Morire per vincere, questo è sostanzialmente il motto che proviene dalla diffusione di questo rapporto, ed è la ragione per la quale la WADA chiede la sospensione della Russia da ogni competizione, a partire dalla espulsione di cinque atleti che gareggiano nel mezzofondo e nel fondo, e i loro allenatori.

Il doping a Londra 2012: “collettivo e inspiegabile laissez faire della Federazione mondiale e russa”

Nel rapporto della Wada si legge che le Olimpiadi londinesi del 2012 sono state sabotate da una generale inattività contro gli atleti russi, sospettati di doparsi, ma anche dagli organismi e dalle federazioni nazionali e internazionali. Molti atleti russi sospettati di doping non avrebbero dovuto partecipare alle competizioni di Londra 2012, eppure c’erano, “a causa di un collettivo e inspiegabile atteggiamento di laissez faire” adottato dalla Federazione internazionale di atletica e dalla federazione russa. Nel rapporto si legge che il laboratorio antidoping di Mosca ha perso del tutto la sua credibilità. Il laboratorio viene accusato di aver “intenzionalmente distrutto” 1417 campioni per negare le prove agli inquirenti e non vi è alcuna ragione per ritenere che l’atletica sia l’unico sport in Russia ad essere stato colpito”. E in realtà, ammette il rapporto, la situazione “è peggiore di quanto si pensi”. Inoltre, la Wada ha accusato direttamente il governo russo di complicità nella diffusione del doping e nelle coperture alle attività illecite del laboratorio moscovita. Secondo la Wada, il ministro russo allo sport, Vitaly Mutko, ha dato l’ordine di “manipolare i campioni”. Naturalmente, il ministro russo, che guida il comitato organizzatore per la Coppa del Mondo di calcio del 2018, ha negato ogni suo coinvolgimento diretto e di aver mai conosciuto gli atleti sotto inchiesta per doping. La replica di Pound, l’autore del rapporto Wada, non si è fatta però attendere: “non è possibile che il ministro non ne fosse a conoscenza, e se lo è stato, vuol dire che è complice”. Infine, Pound ha ammesso che l’inchiesta ha rilevato forme di corruzione e di “pagamento in denaro per contraffare i test antidoping”.

La replica dura contro il doping da parte di Sebastian Coe: “proteggeremo gli atleti puliti”

Sebastian Coe, presidente della Federazione internazionale di atletica e indimenticato mezzofondista, ha subito risposto alla diffusione del rapporto della Wada: “le informazioni fornite dalla commissione indipendente della Wada sono allarmanti. Abbiamo bisogno di tempo per agire di conseguenza e per analizzare in dettaglio le scoperte del rapporto. Tuttavia, ho convocato d’urgenza il consiglio per dare inizio al processo di sanzionamento della Federazione russa di atletica leggera”. Inoltre, ha detto ancora Coe, “faremo tutto il possibile per proteggere gli atleti puliti e per ricostruire la fiducia nel nostro sport. La Federazione internazionale di atletica continuerà a fornire alle autorità di polizia la piena collaborazione per le successive indagini”.

L’inchiesta francese sulla corruzione per coprire il doping

A proposito di corruzione di membri della IAAF, la polizia francese ha arrestato l’ex presidente della IAAF, Diack e il consulente legale della IAAF, Gabriel Dollé, con l’accusa di aver accettato un milione di euro in cambio di coperture dei test antidoping positivi. E sembra che in questa associazione di personalità corrotte nel mondo dell’atletica, vi fossero anche due russi, il tesoriere della IAAF, Valentin Balakhnichev e l’ex primo allenatore degli atleti del fondo, Alexei Melnikov.

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