Il gasdotto Tap della discordia. Il governo lo vuole. Le comunità salentine no. Parla uno dei sindaci indignati contro il ricatto

Il gasdotto Tap della discordia. Il governo lo vuole. Le comunità salentine no. Parla uno dei sindaci indignati contro il ricatto

Il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline) è nuovamente oggetto di polemiche feroci e di discordie tra esponenti del governo e sindaci del Salento, che dovrà subirne gli effetti quando sarà realizzato. Com’è noto l’infrastruttura dovrebbe trasportare il gas naturale dal Mar Caspio, precisamente dall’Azerbaijan, attraverso Grecia e Albania, fino all’Europa. In una intervista ad un’agenzia di stampa, il sindaco di Melendugno, uno dei comuni “colpiti” dal passaggio del gasdotto, risponde con indignazione e ragione al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Claudio De Vincenti, che addirittura ne ha parlato come un veicolo per rafforzare e migliorare l’ambiente dell’area.

Al contrario, Marco Potì, il sindaco di Melendugno, risponde con molta indignazione: “Il gasdotto è molto più dannoso dell’erosione della costa”. E aggiunge con forza all’Adn Kronos, che lo ha intervistato: “Sono le stesse parole incredibili che il sottosegretario pronunciò all’inaugurazione della Fiera del Levante e che provocarono la protesta dei sindaci del Salento che infatti si alzarono e se ne andarono. Anche la società, dopo il crollo di una costa a sud di San Foca, offrì, mi pare 5 milioni di euro per combattere l’erosione. Io risposi che lucravano sulle disgrazie della natura e che se mi servono i fondi contro l’erosione so a chi chiederli e cioè allo Stato, alla Regione, alla Comunità europea. Mi sembra un ricatto”. Potì spiega che “non tutta l’erosione è un male, anzi può essere una risorsa. È stata fatta una campagna mediatica esagerata e eccessivamente allarmistica su questo punto negli anni scorsi”.

Per Potì i problemi ambientali più gravi del Salento “sono Ilva e Cerano e non riguardano un singolo comune o una singola popolazione. Il governo lo sa bene. Abbiamo la centrale a carbone più inquinante d’Europa che, è stato provato, ha dirette conseguenze sulla percentuale altissima di neoplasie nel Salento. E lo stesso si può dire per l’ Ilva, a causa dei venti predominanti che spingono le emissioni verso questa parte del territorio”. Potì apprezza la proposta del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano di spostare l’approdo del tubo a Brindisi, più a nord, in modo che la centrale elettrica ”Federico II” di Cerano venga convertita da carbone a gas. “A differenza del predecessore Vendola che non aveva fatto mai una proposta del genere – afferma il sindaco – ha detto che la Puglia fa un sacrificio, prendendosi questo gasdotto, in cambio di un miglioramento di condizioni ambientali per una popolazione più vasta. Riconvertiamo Cerano da carbone a gas e alimentiamo così anche l’Ilva di Taranto diminuendo anche là il problema ambientale. È  una posizione da classe dirigente, da buona politica. Io gli ho fatto i complimenti”.

Mentre non usa parole tenere per De Vincenti che “è molto più attento alle sirene di queste società multinazionali che ai problemi di un territorio così vasto”. Potì ribadisce ”la sua opinione personale” sul progetto che ritiene “comunque né utile, né strategico”. Inoltre – spiega – porterà gas non all’Italia ma all’Europa e farà guadagnare moltissimi soldi a una società privata straniera”. Infine Potì rimarca un altro aspetto: “Il Tap ha consegnato questa settimana il materiale per la valutazione di impatto ambientale di 55 chilometri che vanno da Melendugno a Mesagne fatti da Snam. Se l’approdo fosse più a nord come dice Emiliano, questo collegamento sarebbe molto inferiore, tra i 9 e i 10 chilometri e non avrebbe bisogno di nessuna valutazione di impatto ambientale. Ci sarebbe quindi un’economicità del procedimento e un impatto totale dell’opera molto inferiore. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”

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