Medici senza frontiere reclama una commissione internazionale d’inchiesta per il raid sull’ospedale di Kunduz

Medici senza frontiere reclama una commissione internazionale d’inchiesta per il raid sull’ospedale di Kunduz

Dopo il tragico bombardamento americano sull’ospedale di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan, l’organizzazione non governativa Medici senza frontiere reclama con forza un’inchiesta internazionale sulla vicenda che ha provocato la morte di 22 persone sabato scorso, tra le quali ben 19 tra medici e operatori sanitari. L’operazione militare, secondo quanto si legge nella nota di Medici senza frontiere, firmata dalla presidente Joanne Liu, “costituisce un attacco contro la Convenzione di Ginevra”. In realtà sono già in corso tre inchieste interne: una del Pentagono, una della Nato e l’ultima delle autorità afghane, che però non hanno alcun potere giurisdizionale. Si cerca insomma di stabilire la catena di comando che ha dato avvio e concretezza al bombardamento sull’ospedale di Medici senza frontiere.

La presidente Liu ha inoltre dichiarato a Ginevra: “non abbiamo fiducia in una inchiesta militare interna, chiediamo invece l’istituzione di una commissione internazionale umanitaria per stabilire i fatti”, ovvero uno dei dispositivi previsti dalle Convenzioni di Ginevra, che fissano le regole in materia di diritti umani in caso di conflitto bellico. La commissione internazionale d’inchiesta è prevista dai protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra ed è l’unico meccanismo in grado di ottenere poteri d’indagine in caso di violazioni dei diritti umani. La commissione sarà indipendente e sarà incaricata nel quadro delle Convenzioni di Ginevra di stabilire come si sono svolti davvero i fatti e chi abbia dato il comando di bombardare l’ospedale.

“Non è stato solo un attacco contro il nostro ospedale, ma anche un attacco contro le Convenzioni di Ginevra”, ha detto inoltre la presidente Liu, “Non lo si può tollerare. Se lasciassimo perdere, sarebbe come firmare una cambiale in bianco per tutti i paesi coinvolti in una guerra”. Dunque, secondo la presidente di Medici senza frontiere si è trattato senza dubbio di un “crimine di guerra”, e va sanzionato secondo le prescrizioni del diritto internazionale, non secondo le regole militari interne dell’Aviazione americana. “Si tratta della vita e della morte di tutte le equipe mediche che operano sulla linea del fronte”, ha concluso la presidente Liu.

Intanto, il dibattito sulle versioni, almeno quattro, delle autorità militari americane e del Pentagono sconvolge l’opinione pubblica degli Stati Uniti. Ashton Carter, capo del Pentagono, ha rivolto le sue scuse per il bombardamento dell’ospedale di Kunduz, mentre la Casa Bianca attende ancora i risultati di una prima indagine interna affidata proprio ai vertici del Pentagono. Il generale Campbell, comandante delle forze americane in Afghanistan, in un’audizione alla Commissione difesa del Senato, ha ribadito che si è trattato di “un bombardamento effettuato per errore, commesso dalla catena di comando americana”. Secondo questa versione, i soldati americani non hanno seguito le regole che presiedono i raid aerei, ovvero “eliminare terroristi, proteggere soldati americani in difficoltà e sostenere le truppe afghane”. Il raid su Kunduz non rispondeva a nessuna di queste regole d’ingaggio.

Share

Leave a Reply