Legge di stabilità. Mattarella firma. Monti: una manovra che guarda più al consenso di chi governa. Damiano: pensioni e lavoro da modificare

Legge di stabilità. Mattarella firma. Monti: una manovra che guarda più al consenso di chi governa. Damiano: pensioni e lavoro da modificare

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato la legge di Stabilità, come era prevedibile, quasi scontato. Ora il testo è al Senato, dove la Commissione bilancio potrà iniziare l’esame del provvedimento. Sono attesi comunque anche eventuali rilievi da parte della Commissione europea che ha una settimana di tempo. Se invece dovessero essere richieste modifiche i giorni di tempo salirebbero a quindici. La Commissione Bilancio inizierà a lavorare martedì. Sono previste numerose audizioni di associazioni, sindacati economisti.

Da un primo esame del testo non sembrano esserci novità rispetto alle anticipazioni rese note da diversi organi di stampa, salvo qualche ulteriore complicazione per quanto riguarda la compilazione del modello 730. Resta da chiarire un problema certo non secondario che riguarda proprio la sostanza della legge. Ci riferiamo alla spending review, di fatto inesistente visto che, come al solito, si tratta di tagli lineari che dovrebbe consentire risparmi per circa tre miliardi.

Tagli lineari alle spese dei ministeri. Sarebbero solo ipotesi, progetti

Il “dimagrimento” riguarda i ministeri, ma nella legge presentata al Presidente della  Repubblica verrebbero indicati solo i “progetti” di taglio. Non si capisce bene se sono “ipotesi”, ma sarebbe davvero singolare se così fosse. Perché il Capo dello Stato avrebbe firmato delle ipotesi. La stessa Ragioneria dello Stato avrebbe commesso una grande mancanza. Tanto più che di questi tre miliardi perlomeno uno e mezzo, perlomeno nelle intenzioni di alcuni presidenti di Regione, vedi quello della Toscana, potrebbero essere destinati a rimpinguare il magro fondo per la sanità ridotto a un miliardo rispetto  ai tre che erano stati concordati con il governo. Da segnalare infine, certo non è un fatto secondario, fra le voci che esprimono netto dissenso rispetto alla manovra torna a farsi sentire quella dell’ex presidente del Consiglio, Mario Monti, al quale non piace “completamente” la Finanziaria perché presenta “minor prudenza” di quella necessaria rispetto ad un disavanzo “che potrebbe non diminuire quanto possibile e a quanto ci veniva raccomandato”. Il senatore a vita, a  In mezz’ora, di Lucia Annunziata su RaiTre, ha espresso anche “perplessità” sulle misure per la casa (con l’abolizione di Imu e Tasi per l’abitazione principale) e quella per il contante (con l’innalzamento del tetto per l’utilizzo da 1.000 a 3.000 euro). Per Monti si tratta di una manovra che “guarda più al consenso di chi governa” che al benessere del Paese sul lungo periodo

Significativi  cambiamenti chiesti dal presidente della Commissione Lavoro della Camera

Una lunga nota arriva  dal presidente della Commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd). “I temi che ci  interessano  più da vicino – afferma – sono quelli della previdenza e del lavoro. La settima salvaguardia degli esodati è una scelta sacrosanta del Governo: esamineremo con cura il testo per capire chi è incluso e chi è ancora escluso. Salvaguardare altri 30.000 lavoratori – continua – è positivo e importante ed è anche il risultato della battaglia condotta dalla Commissione lavoro della Camera ma, secondo i dati dell’INPS, ne mancano ancora 20.000 all’appello. Si tratta di persone che non possono essere abbandonate. Invece – afferma Damiano – per quanto riguarda Opzione Donna, sarebbe inconcepibile escludere dalla normativa, come pare, le lavoratrici che compiono gli anni nell’ultimo trimestre del 2015. Siamo anche curiosi di esaminare le cifre relative alle coperture finanziarie, a nostro avviso gonfiate come al solito. Per la no tax area dei pensionati – conclude – la sua equiparazione a quella dei dipendenti privati, andrebbe anticipata al 2016. Infine, per quel che concerne gli incentivi del contratto a tutele crescenti, la loro riduzione ad un tetto massimo a 3.250 euro, cioè del 60% rispetto al livello precedente e la limitazione a 2 anni, devono essere corrette. Manteniamo i 3 anni e, per il sud, confermiamo le regole del 2015, cioè un tetto massimo di 8.060 euro di decontribuzione per i nuovi assunti”.

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