Papa Francesco sferza anche l’Onu: “contro la civiltà delle vite di scarto”, frutto del degrado ambientale e della ricchezza di pochi

Papa Francesco sferza anche l’Onu: “contro la civiltà delle vite di scarto”, frutto del degrado ambientale e della ricchezza di pochi

Il discorso di papa Francesco alle Nazioni Unite, in apertura dell’Assemblea Generale, era molto atteso, dopo le parole dure ed efficaci al Congresso Usa a Washington. Dal 1965, anno in cui per la prima volta un papa parlò alle Nazioni Unite, al 25 settembre 2015, sono quattro i pontefici che hanno voluto prendere la parola al Palazzo di Vetro. Il primo fu Paolo VI, nel ventennale dell’Onu e durante gli anni del decisivo Concilio Vaticano secondo. Era il 4 ottobre 1965, ricorrenza di san Francesco, e Paolo VI volle gridare nell’Aula delle Nazioni Unite il suo solenne “Non più la guerra!”, e chiese di devolvere ai poveri del mondo parte rilevante delle spese militari, in piena Guerra Fredda, mentre dominava il cosiddetto “equilibrio del terrore”. Dopo trent’anni, esattamente nell’ottobre del 1995, Giovanni Paolo II fece appello alla solidarietà dei popoli, nucleo fondante del “potere dei non potenti”. Nel 2008, il 18 aprile fu papa Benedetto XVI a parlare alle Nazioni Unite, centrando molta parte del suo discorso sulla libertà religiosa come dimensione pubblica, per dare la possibilità ai credenti “di costruire l’ordine sociale”. Sette anni dopo, papa Francesco parla per la prima volta in apertura dell’Assemblea generale, e non ha alcun timore a denunciare la manipolazione interessata della Carta dei diritti dell’Onu per ammantare di legalità guerre che in realtà erano state pianificate con intenzioni “espurias”, ovvero non chiare. Papa Francesco si è rivolto nella sua lingua madre, lo spagnolo, appunto, agli ambasciatori, ai rappresentanti dei 193 stati dell’Onu, agli ospiti illustri, tra i quali Angela Merkel, che hanno seguito il suo impegnativo discorso. Papa Bergoglio, in coerenza con quanto fecero i suoi predecessori, non ha avuto alcun timore a condannare quegli stati che confondono “la norma come un semplice strumento, da utilizzare quando risulta favorevole e da eludere quando non lo è”. Perciò questo modo di intendere gli impegni assunti con la firma della Convenzione sui diritti umani costituisce “un fraude”, un imbroglio, dalle conseguenze imprevedibili: “un’etica e un diritto basati sulla minaccia della reciproca distruzione – e forse dell’umanità intera – si contraddicono e costituiscono un imbroglio per tutta la costruzione delle Nazioni Unite”. Il riferimento chiarissimo è ancora una volta alla minaccia nucleare. Dice Bergoglio: “dobbiamo impegnarci per un mondo senza armi nucleari, applicando pienamente il Trattato di non proliferazione, alla lettera e nello spirito, verso un divieto totale di questi strumenti”.

La Carta dell’Onu viene usata talvolta per giustificare atrocità

Ancora una volta, come al Congresso il giorno precedente, Bergoglio sceglie la linea filosofica del senso del mondo e della vita, e richiama tutti al rispetto integrale della Carta dell’Onu: “se si rispetta la Carta delle Nazioni Unite con lealtà e trasparenza, senza secondi fini, come obbligatorio punto di riferimento della giustizia e non come uno strumento per fini non chiari, si ottengono risultati pacifici. Quando, al contrario, si confonde la norma come strumento, si apre il vaso di Pandora delle forze incontrollabili, che feriscono gravemente le popolazioni inermi, l’ambiente culturale e l’ambiente biologico”.

“Contro la civiltà delle vite di scarto”, che nega i diritti umani

Coerentemente con quanto già aveva scritto nell’enciclica Laudato sì, papa Francesco lega le scelte degli stati con gli effetti sui poveri, anzi su quelle che egli ha definito “le vite di scarto”, forse volendo citare una nota affermazione di Zygmunt Bauman, e il contenuto stesso delle sue analisi e delle sue denunce del malessere di fondo del terzo Millennio. Francesco ha detto: “l’abuso e la distruzione dell’ambiente, nello stesso tempo, si accompagnano ad un gigantesco processo di esclusione… il dramma di tutta questa situazione di esclusione e di ineguaglianze, con i suoi effetti evidenti mi impone di fare appello a tutto il popolo cristiano e a tanti altri, secondo quanto recita la mia coscienza per la mia grave responsabilità di richiamare al rispetto per il quale alzo la voce, a nome di tutti coloro che anelano soluzioni rapide ed efficaci”.

“I poveri sono scarti e vivono di scarti”

Da questo punto in avanti, il papa ha evidenziato un brutale effetto domino: “una fame egoista e illimitata di potere e di benessere materiale abusa delle risorse materiali disponibili fino ad escludere i deboli e quelli con disabilità, e coloro con differenti capacità o perché privi delle conoscenze e degli strumenti tecnici adeguati, o che non possiedano sufficienti capacità politiche. L’esclusione economica e sociale è una totale negazione della fraternità umana e un gravissimo attentato ai diritti dell’uomo e dell’ambiente. I più poveri sono coloro che più soffrono di questi attentati per un triplo grave motivo: sono scarti per la società, e nello stesso tempo sono costretti a vivere degli scarti e devono soffrire ingiustamente le conseguenze dell’abuso dell’ambiente. Questi fenomeni danno forma alla cultura, oggi tanto diffusa e inconsapevolmente consolidata, degli scarti”.

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