Conferenza Cgil. Un dibattito vero, a viso aperto, anche spigoloso pensando a un futuro diverso

Conferenza Cgil. Un dibattito  vero, a viso aperto, anche spigoloso pensando  a un futuro diverso

Piena la platea dei delegati, così la galleria degli invitati, ospiti che prendono il posto uno alla volta, a partire dal ministro Poletti, qualche fischio ma non è abitudine della Cgil prendersela con chi ha invitato, si preferisce la critica anche la più dura. Poco prima delle  ore 11, Claudio di Berardino, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio suona la campanella e apre i lavori della Conferenza di organizzazione, la sesta in ordine di tempo. Parte da quello che tutti si attendevano, “mafia capitale” da una parte, dall’altra il sindacato, l’impegno dell’organizzazione per una “profonda rigenerazione morale e il riscatto della città, della legalità, coinvolgendo anche le scuole della nostra città”.

Di Berardino apre i lavori. “L’ iniziativa dei  delegati per preparare il futuro di Roma anche  oltre il Giubileo”

“In parallelo – ha proseguito Di Berardino – occorre una grande iniziativa dei nostri delegati e delle leghe dello Spi. Dobbiamo preparare il futuro di Roma anche oltre il Giubileo. Dobbiamo superare i vecchi mali di Roma, come la rendita e la speculazione, e i nuovi mali come le mafie”. Un’altra “emergenza è il lavoro”- ha  proseguito –“continuiamo a registrare un consistente numero di disoccupati, tanta disoccupazione giovanile, tanti cassintegrati, tanta povertà. Anche dal punto di vista dei consumi non notiamo alcun miglioramento nonostante le aperture domenicali e le 24 ore. La domanda non riprende a causa della mancanza di reddito. Ecco perché il Piano del lavoro della Cgil conserva la sua attualità”. Infine  la grande  migrazione: “Occorre una diversa politica europea , bisogna recuperare la solidarietà.

L’accoglienza vuol dire diritti, dignità, servizi

Dobbiamo lavorare sull’accoglienza, che per noi vuol dire diritti, dignità e servizi”. Subito dopo ha preso la parola Susanna Camusso che ha ricordato Riccardo Terzi, dirigente politico nel Pci, poi dirigente sindacale nella Cgil, di recente scomparso, di cui diamo conto in altra parte del giornale. Subito dopo la relazione di Nino Baseotto, segretario confederale che parla poco più di un’ora, prendono il via gli interventi. Si apre un dibattito vero, a viso aperto, anche spigoloso, che proseguirà nella mattina di venerdì per concludere con l’intervento di Susanna Camusso, la votazione del  documento conclusivo ed eventuali emendamenti.  Nel pomeriggio dovrebbe riunirsi il Direttivo nazionale per tirare le fila della Conferenza.

La sintesi degli interventi nell’ordine in cui sono stati pronunciati

Di seguito gli interventi nell’ordine in cui sono stati pronunciati nelle sintesi di Rassegna sindacale

Carla Cantone, segretaria Spi e del sindacato europeo dei pensionati

Carla Cantone, segretario generale dello Spi, da pochi giorni eletta segretario generale del sindacato europeo dei pensionati esordisce affermando: “Dicono di noi che siamo degni di essere rottamati. Non è così, ma non nascondiamo i nostri limiti. La verità  è che dobbiamo saper cambiare, altrimenti ci sarà sempre chi deciderà non per noi, ma contro di noi”.

“Da troppo tempo stiamo subendo la durissima austerità  – ha sottolineato  – con il governo che decide per noi: è successo con le pensioni, è successo con il Jobs Act e con la scuola. Si continua ad agire come se il sindacato non esistesse”. Per quanto riguarda la Conferenza ha detto: “Abbiamo fatto bene a organizzarla così, ad aprirla ai delegati, trovare norme più democratiche. Era ora di farlo. Quante volte abbiamo detto che bisognava tornare nei luoghi di lavoro e nelle leghe. Smettiamo di dirlo e facciamolo. Solo così ci renderemo conto che nella nostra base c’è tanta voglia di cambiare, che la nostra gente ha richieste precise da farci sul nuovo modello contrattuale e sul nuovo modello di welfare”.

Poi il rapporto con la politica che  “va assolutamente ricostruito. La nostra autonomia è sacrosanta, ma senza risultati è come farci i complimenti allo specchio. L’alternativa non può essere il totale isolamento o il distacco dalla politica. Serve a noi, meno alla politica, ma per noi è indispensabile”. Così come è indispensabile, “la precondizione per qualsiasi nostra strategia, la forte coesione al nostro interno. Salvaguardando le differenze, non possiamo più prescindere dall’unità della Cgil”.

Sull’impegno europeo della Cgil: “Mi piacerebbe che il prossimo congresso della Ces – ha sottolineato – organizzasse presto, come abbiamo proposto noi, una grande mobilitazione contro chi costruisce muri e barriere di filo spinato tra una nazione e l’altra”. Poi un richiamo al sindacato, una esortazione al sindacato: “Attenzione, sbrighiamoci nella nostra opera di rinnovamento, perché difenderci è un nostro diritto, ma cambiare è un dovere”.

Dalida Angelini, nuovo segretario della Toscana

“Dopo mesi di confronto, oggi la Conferenza di organizzazione ha il compito di fare una sintesi di ciò che è emerso nelle conferenze territoriali. E di elaborare una proposta che risponda alla necessità di cambiamento che ne emersa. Cambiare, però, vuol dire misurarsi con le difficoltà, ascoltarsi e collaborare, come non sempre abbiamo fatto in passato. Eppure lo dobbiamo fare per i lavoratori, gli iscritti e i delegati che ogni giorno sostengono la Cgil nei luoghi di lavoro. Dobbiamo riscoprire il valore dello stare insieme e delle scelte collettive. Un tratto distintivo del nostra organizzazione.”

“La Cgil va difesa dagli attacchi che arrivano da molte parti – ha continuato Angelini -. È anche per questo che dobbiamo ripensare il sindacato avendo la capacità di sentirci uno strumento e non il fine di questa organizzazione. Bisogna trovare il modo di far partecipare di più ai nostri iscritti, bisogna fare formazione sul campo, perché oggi servono nuove competenze. Per farlo serve sinergia con le categorie , che fanno più formazione rispetto a quella che facciamo nelle camere del lavoro”
Per questo, ha concluso il segretario del sindacato toscano, “Serve ripensare l’iniziativa nei luoghi di lavoro, per spiegare chi siamo realmente e cosa facciamo. Dobbiamo fare un’operazione di trasparenza, per raccontare come siamo fatti e non come vogliono raccontarci. In questo contesto, il tema è come rafforziamo la nostra democrazia e la partecipazione attiva senza cadere nella tentazione di una deriva plebiscitaria è fondamentale. In Toscana abbiamo discusso molto sull’idea di introdurre un’assemblea generale. Noi condividiamo pienamente la voglia che aumenti e si rafforzi al partecipazione dal basso, ma una parte importante delle camere del lavoro della Toscana mi hanno affidato il compito di sottolineare il rischio di un dualismo tra organismi simili.”

Enrica Valfré, segretario Camera del Lavoro di Torino

La conferenza di organizzazione è “una tappa del percorso di cambiamento che dovremo affrontare. Da qui – ha spiegato – deve proseguire un percorso di sperimentazione perché dobbiamo cambiare, perché cambia il mondo intorno a noi, e l’efficacia del nostro ruolo, e l’apporto sindacale allo sviluppo del paese. Dobbiamo produrre cambiamenti organizzativi partendo dai nostri limiti e punti di forza”.
“Cambia il mondo – ha proseguito -. La crisi ha alimentato le disuguaglianze. È cambiato il lavoro, la legislazione in cui si svolge, la conformazione sociale, si sono allentate o rotte le relazioni tra le persone, dentro e fuori dei luoghi di lavoro”. Per questo, secondo Valfré, “dobbiamo conoscere il lavoro”, ma – si chiede – “quali strumenti ci diamo per conoscerlo? Come riconosciamo le forme di sfruttamento, dal caporalato alle coop sociali? Per conoscerle dobbiamo stare nei luoghi di lavoro. E le assemblee devono essere un pezzo costitutivo del nostro operare”.
“Conoscere per rappresentare: ma è difficile costruire una solidarietà tra lavoratori sempre più soli e diversi”, per questo – prosegue Valfré – “dobbiamo provare a ricostruire l’unità e un patto tra lavoratori. Dobbiamo declinare una nuova idea di confederalità insieme alla centralità delle Camere del Lavoro”. Valfré ha fatto l’esempio degli “sportelli resistenti” avviati a Torino, dove si forniscono informazioni ai precari, ma dove si “rompe anche la solitudine, si costruisce solidarietà”. “I nostri servizi sono lo strumento per leggere bisogni e dare tutele, e devono essere in cooperazione con le categorie. Facciamo diventare i servizi non solo più accoglienti ed efficaci, ma anche uno strumento di contrattazione. Dobbiamo sperimentare la contrattazione inclusiva, e far fare un salto di qualità alla nostra contrattazione sociale. Come creiamo lavoro? Come proviamo a ridurre la precarietà? Come proviamo a ridurre l’espansione dei voucher nel commercio? Come proviamo a contrattare con chi ha le risorse, penso ad esempio alle fondazioni bancarie?”.
“Per recuperare sintonia occorre ripartire da delegati, pensionati, da problemi e condizioni materiali. Per questo proponiamo l’assemblea generale: è un primo passo ma non basta. A Torino abbiamo proposto di costruire comitati territoriali”, ricorda sempre la sindacalista, ma il contrasto all’iniquità deve passare dalla battaglia sulle pensioni e dal rinnovo dei contratti: “Se la distribuzione non la fa il governo, la facciamo coi contratti, dobbiamo rinnovare i contratti nazionali. Pensioni e contratti devono essere al centro della nostra iniziativa dei prossimi giorni”.
“La Cgil – ha concluso Valfré – sia un luogo di pensiero collettivo dove si costruiscono legami per una società più giusta, più accogliente, meno povera e meno sola”.

Elena Lattuada, segretario regionale Lombardia

“Le parole pronunciate dal presidente di Confindustria ieri, su divisione tra lavoratori italiani e stranieri, sono inaccettabili. Siccome anche nelle nostre fila, tra le persone che incontriamo nei luoghi di lavoro, serpeggia questa divisione, tocca a noi ricostruire un’idea di solidarietà e unione”. Apre così il suo intervento alla Conferenza di Organizzazione della Cgil la segretaria generale della Cgil Lombardia, Elena Lattuada. “Dobbiamo allora rendere applicabile la di contrattazione inclusiva di cui parliamo. E significa fare delle scelte, decidere a chi guardiamo”.
Spostare il baricentro dell’azione della Cgil sui territorio trova concorde Lattuada, “perché la nostra forza è il nostro insediamento. Per non disperderla vanno rese esigibili le decisioni che prenderemo, senza deroghe. Chiedendo a ognuno di assumersi responsabilità di decidere dove postare risorse economiche e umane”.
A una condizione, “che non si proceda per slogan, ma per sperimentazioni, progetti, perché si possa poi procedere a valutazioni sull’efficacia delle decisioni assunte. Se ha prodotti frutti sul piano della partecipazione e del tesseramento, e anche della coesione sociale. Sapendo che ogni territorio ha una sua storia, strutture diverse, insediamenti produttivi differenti e condizioni di lavoro differenti. Lo dico perché vi siano davvero, in questa conferenza, un’assunzione collettiva di responsabilità rispetto alla strada che andiamo a intraprendere”.

Maurizio Landini, segretario generale FIOM

“La discussione che stiamo facendo deve fare i conti è totalmente inedita: siamo di fronte a cambiamenti legislativi di fondo, come il Jobs Act e gli ammortizzatori sociali, la scuola e la riforma del fisco. In Parlamento sta iniziando una discussione anche sul diritto di sciopero. Non facciamo l’errore di sottovalutare ciò che accade”. Lo afferma il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, dal palco della conferenza d’organizzazione, che aggiunge: “Eravamo abituati a chiedere l’applicazione delle leggi nei luoghi di lavoro, oggi chiediamo di non applicare leggi che consideriamo sbagliate”.
“Non bisogna ringraziare l’azienda se c’è un lavoro – prosegue -, altrimenti si afferma una centralità dell’impresa senza precedenti. La frantumazione e divisione del lavoro è anche frutto delle cose che non abbiamo capito, serve un cambiamento molto più profondo di quello che è stato indicato. Un cambiamento radicale e senza precedenti – a suo avviso -, visto che l’idea stessa della contrattazione è messa in discussione”. La confederalità “significa non considerare le cose parziali, come il caso Fiat, il caporalato e la scuola: non possono essere problemi delle categorie coinvolte, sono temi di tutti, così si costruisce un sindacato confederale”.
Ancora sul sindacato, dice Landini, “di fronte all’attacco che subiamo non possiamo solo difenderci e dichiarare che siamo diversi. Giusto esercitare la trasparenza, dunque, ma dobbiamo cogliere anche un altro elemento di cambiamento: abbiamo 5,5 milioni di iscritti, ne abbiamo coinvolti 19mila nella discussione, troppo pochi. Senza delegati e iscritti che stanno nei luoghi di lavoro noi non esistiamo, compresi i dirigenti. Occorre affrontare questo tema: non è il momento di chiudere la discussione, ma tenerla aperta. Parliamo con i nostri delegati e gli iscritti, poniamo il problema di una riforma vera della nostra organizzazione”, conclude.

Fabrizia Perco, FLC Friuli Venezia Giulia

Fabrizia Perco, della Flc del Friuli Venezia Giulia, ha sintetizzato la riforma della scuola alla platea della conferenza di organizzazione Cgil. La cosiddetta legge sulla “buona scuola” approvata prima dell’estate dal governo “rompe per la prima volta il nesso tra istruzione ed eguaglianza, tra istruzione e democrazia”, ha spiegato la sindacalista di Gorizia: “I docenti verranno chiamati in maniera discrezionale e da un dirigente scolastico. Il personale Ata, addirittura, viene considerato quasi nulla”.
La parola chiave della riforma, sottolinea Perco, è “valutazione: perché noi dipendenti della scuola ci angosciamo all’idea di essere valutati? E’ proprio la scuola il primo ente dal quale ho imparato ad essere valutata. Ma i voti che prendevo corrispondevano a un merito, a un traguardo raggiunto. Oggi che sono adulta, invece, mi trovo in una situazione sottilmente, anzi fondamentalmente, diversa: se avrò dei premi otterrò denaro, oggi il rapporto è tra merito e denaro, e quindi – prosegue Perco – stravolge il concetto di educazione e il rapporto tra le persone. E’ questo che differenzia le riforme precedenti da quelle attuali”.
“Conosco docenti di 60 anni – racconta Perco -, precari fino a ieri, che devono andare dove sono chiamati. Se hanno una famiglia, devono decidere se rimanere precari o spostarsi e lasciare tutto”. Questa è la situazione drammatica nel mondo della scuola, una situazione nella quale il compito del sindacato è tenersi costantemente aggiornato per “sostenere questi lavoratori che non sanno a chi rivolgersi, che hanno migliaia di informazioni ma non le sanno gestire”.
In Friuli Venezia Giulia – conclude Perco – il sindacato ha creato dei momenti di formazione comune che consentano alle Rsu di “approfondire, aggregarsi, confrontarsi”, nonostante la coesione sia più difficile, e gli stessi distacchi sindacali siano ostacolati.

Gianni Rinaldini, direttivo nazionale Cgil

“In questi anni tutte le conquiste del movimento operaio sono state cancellate. C’è in atto un disegno preciso: creare un sistema che replichi quello degli Stati Uniti, dove non esistono Confindustria né sindacati confederali, non esiste welfare universale, ma tutto è riportato a livello aziendale”. A dirlo è ComitGianni Rinaldini, componente del direttivo della Cgil nazionale, intervenendo alla Conferenza di organizzazione in corso all’Auditorium di Roma. Rinaldini ha poi sottolineato che ormai in Italia si “è arrivati al punto di definire in modo strutturale la libertà di licenziamento e il controllo della prestazione lavorativa, mentre con altri atti legislativi si intende usare il fisco per favorire la contrattazione aziendale rispetto a contratto collettivo”. In conclusione Rinaldini, concentrando la sua attenzione sugli aspetti precipui della Conferenza di organizzazione, ha rimarcato che “non c’è stata discussione sulle regole congressuali, mentre invece sarebbe dovuta esserci perché è da lì che si definiscono i meccanismi delle elezioni dei gruppi dirigenti, e questo è uno strappo democratico molto serio nel rapporto con la nostra gente”.

Emilio Miceli, segretario generale Filcams

“Ho condiviso della relazione introduttiva l’impianto generale, soprattutto laddove si è parlato della necessità di cambiare, senza arroccarsi, senza autocompiacimenti”. Così, nel suo intervento alla Conferenza di organizzazione Cgil, il segretario generale della Filctem Cgil Emilio Miceli. Che ha aggiunto rivolgendosi alla platea dei delegati: “Una scelta tanto più importante e urgente se si considera il fatto che al cambiamento saremo presto tutti costretti”.

Qual è un modello vincente di sindacato, che non neghi nel contempo le sue radici? Si è chiesto subito dopo Miceli relativamente ai temi al centro della Conferenza: “La sfida che abbiamo davanti è complessa, perché il mondo ci trama contro e in Europa, tutto attorno, sono quasi tutti modelli corporativi”. E in aiuto al dibattito in corso nel sindacato può servire a poco rispolverare la classica dicotomia sindacato partecipativo o conflittuale: “Perché il primo – ha spiegato Miceli – non ha fatto che passi nei sottoscala della bilateralità, mentre il secondo ha saputo solo protestare senza proporre”.

Tra tanti ritardi, almeno sulla vicenda contrattuale, la Cgil può dire di essersi comportata bene. “Abbiamo bloccato il disegno di Confindustria, che puntava alla moratoria dei contratti, e abbiamo obbligato tutti gli altri a confrontarsi con le nostre posizioni”. Per finire, un cenno alle vicende politiche: “Abbiamo di fronte un grave problema – ha concluso il numero uno della Filctem -: questo paese si sta polarizzando attorno a due soli soggetti, il governo e l’impresa. Una deriva che chiama in causa seriamente la tenuta della nostra democrazia, con l’esclusione dalla scena dei corpi sociali. Noi dobbiamo reagire con forza a questo disegno”.

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