L’intervista a Peter Dinklage, il Tyrion del Trono di spade: “finalmente un nano che è un essere umano”

L’intervista a Peter Dinklage, il Tyrion del Trono di spade: “finalmente un nano che è un essere umano”

Di Tyrion Lannister, il personaggio che Peter Dinklage interpreta in Game of Thrones, Il Trono di spade nella versione italiana, lo sceneggiatore Dan Weiss ha detto: “il cuore dell’umanità coperto da un guscio di saggezza sardonica”. Peter Dinklage, il nano più noto del cinema internazionale, intervistato dal quotidiano inglese The Observer, non si tira indietro, e giudica questa interpretazione del suo personaggio così: “credo che Tyrion possa essere il più vicino alla sensibilità moderna, perché non è certo un eroe, ma non è neppure un rozzo. Ha senso dell’umorismo perfino nei momenti peggiori. Chi si avvicina a Ned Stark, invece? Qualcuno ha coraggio di sedersi con lui a cenare? Ma Tyrion è invece uno da cena conviviale”. Naturalmente, Dan Weiss, il grande sceneggiatore di Game of Thrones, faceva riferimento a quella incredibile identificazione tra attore e personaggio che Peter Dinklage è riuscito a creare, che è anche l’identificazione di una certa umanità. Per questa ragione, di identificazione col personaggio da parte dell’autore, e col personaggio e l’attore da parte ti moltissimi spettatori della serie, in onda in Italia sul canale Sky Atlantic, si pensa che nonostante l’eccidio di tanti eroi, Tyrion possa invece salvarsi fino all’ultima puntata.

Dinklage afferma all’Observer: “c’è una definizione diversa di capo, oggi. È fantastico. Guardi i capi del passato e sono diversi. Finalmente Hollywood ha aperto le porte a ritratti più realistici su come la gente è davvero. Non ammettono più soltanto le belle star”. Dinklage riconosce la sua gratitudine a George R.R. Martin, l’autore dei libri da cui la serie Game of Thrones è stata tratta: “ho amato Il signore degli anelli, sia i libri che i film, ma lì i nani sono presentati come alieni. Non sono umani, in quelle storie. Non è che vediamo passeggiare alieni per strada, ma nani come me. Siamo persone reali. Ed è stato bellissimo vedersi umanizzati anche se solo per una volta in una fiction, specie in quel genere di fiction. Martin è stato bravissimo a raccontare un nano come un essere umano in carne e ossa”.

Peter Dinklage è cresciuto nel New Jersey, a Brookside. Sua madre era un’insegnante di musica e suo padre un assicuratore. Dinklage dice nell’intervista di aver vissuto una vita felice in famiglia, ma con un’adolescenza “complicata”, fuori, a scuola, con gli amici. Per questo, ha tentato presto di dedicarsi al teatro, al Bennington College nel Vermont, prima di andarsene a New York, dove sognava di entrare in una compagnia teatrale. E ovviamente, le sue parti in commedia erano sempre le stesse, il buffone e lo gnomo. Nel 2003 gli proposero un ruolo nel film Elf e nelle Cronache di Narnia: il principe Caspian. “Era un periodo difficilissimo per me”, racconta oggi Peter Dinklage, “ci sono tantissime occupazioni che ti permettono di pagare l’affitto, ma in quel momento non credevo certo che fare l’attore mi avrebbe permesso di pagarlo”. La svolta arrivò col regista Tom McCarty, che gli diede la possibilità di interpretare il personaggio Tom Thumb nel film The Station Agent, un film difficile, che però conquistò il premio del pubblico al Sundance Film Festival. “Era un film costruito con amici e a bassissimo costo, quando ancora si poteva farlo. E vorrei credere che si possa ancora farlo. Fu un momento cruciale, per la mia vita e la mia carriera”. Com’è cambiato Peter Dinklage dopo quel film? “Sono maturato, ma oggi a 46 anni posso dire di essere la stessa persona, di quando ne avevo 30, anche se oggi ho finalmente messo la testa fuori dall’acqua”, afferma Dinklage. E se oggi può finalmente interpretare un ruolo complesso come quello di Tyrion Lannister in Games of Thrones, conclude Peter Dinklage, è grazie alle aperture effettuate dalla produzione, la HBO, che “ha il totale controllo artistico. Si può bestemmiare, mostrare nudità, che non è poi male, e, la cosa più importante, si può concedere agli sceneggiatori la licenza di scrivere quel che davvero vogliono. Finalmente, in Game of Thrones, non c’è più censura”.

Share

Leave a Reply