La Cina svaluta del 2% la sua moneta e spaventa i mercati azionari e dei cambi

La Cina svaluta del 2% la sua moneta e spaventa i mercati azionari e dei cambi

Con una mossa a sorpresa, la Cina ha svalutato la sua moneta, con l’obiettivo di rialzare un’economia in difficoltà, causa di notevoli sbalzi su tutti i mercati dei cambi e della spinta al ribasso dei mercati azionari europei. Dopo i dati più recenti sulla caduta delle esportazioni e della mancata crescita del settore manifatturiero, la banca centrale cinese ha dato il via, martedì 11 agosto, ad una svalutazione del 2%, nella speranza di indebolire il yuan in modo da rendere più competitive le esportazioni e da abbassare gli interessi passivi. Il cambio col dollaro si è rivelato perciò il più basso degli ultimi tre anni, a 6.22 yuan.

L’impatto della decisione si è avvertito su tutti i mercati azionari, con una caduta della domanda da parte degli investitori. Produttori di auto e beni di lusso hanno visto le peggiori performance sul mercato azionario europeo. La Cina è un mercato importante per gli esportatori di beni di lusso e di automobili, ed era previsto che fossero loro i primi a subire i riflessi della svalutazione della moneta cinese. Aziende come la tedesca BMW, la svizzera Swatch, l’inglese Burberry, risultano molto penalizzate. La BMW è caduta del 2.7%, mentre la Swatch ha perso il 3% e Burberry ha subito una perdita del 2.9% all’apertura della Borsa di Londra, per chiudere con un deludente -3.3%. Si è rafforzata la moneta americana contro quasi tutte le monete, di circa lo 0,2%, mentre il Brent, il prezzo del barile di petrolio greggio, ha toccato una punta minima di 50 dollari.

La mossa cinese è il segnale delle grandi preoccupazioni dei leader di Pechino sull’economia del loro Paese, che ha perso competitività, proprio per effetto della rivalutazione dello yuan, soprattutto verso l’Euro. Ora i leader cinesi sperano che altre economie non vengano spinte anch’esse verso una svalutazione competitiva, proprio per il tentativo di gareggiare ad armi pari contro le esportazioni cinesi. Australia, Corea del sud e India hanno già tagliato i tassi di interesse per spingere verso il basso le monete locali e incrementare le esportazioni. “Il yuan è diventato una moneta relativamente cara quando altre monete asiatiche si sono deprezzate rispetto al dollaro”, commenta il capo di Monex Tokio, Masafumi Yamamoto, “col timore di un rallentamento dell’economia, la svalutazione dello yuan era l’unica cosa che la Cina non aveva fatto dopo aver implementato politiche monetarie, fiscali e di parità monetaria”. E avverte: “la svalutazione dello yuan non finisce oggi. Monete come il dollaro di Singapore, il sudcoreano won e il dollaro di Taiwan, che competono con la Cina, dopo la decisione della svalutazione dello yuan possono essere attratte da una guerra della svalutazione di tutte le monete regionali”.

Forte l’ira degli Stati Uniti, che già in passato avevano accusato la Cina di aver manipolato al ribasso la moneta nazionale. Di certo se ne discuterà nel corso della visita del presidente cinese Xi Jinping a Washington nel prossimo mese di settembre, con Barack Obama. Al centro dei colloqui tra i presidenti della prima e della seconda economia mondiale ci sarà certamente il tentativo cinese di accreditare presso il Fondo Monetario Internazionale il yuan come moneta di riserva, in modo da poterlo usare in caso di prestiti sovrani. Attualmente, il FMI riconosce come monete di riserva solo il dollaro americano, lo yen, l’euro e la sterlina.

Share

Leave a Reply