Grecia. Nell’isola di Kos, 1200 migranti rinchiusi nello stadio. Assistiti da medici e volontari

Grecia. Nell’isola di Kos, 1200 migranti rinchiusi nello stadio. Assistiti da medici e volontari

Più di un migliaio di rifugiati nell’isola di Kos, in Grecia, sono stati rinchiusi nella notte tra martedì e mercoledì in uno stadio, dopo gli scontri con la polizia, che ha cercato di respingere la folla di migranti giunta nei giorni scorsi sulle spiagge dell’isola. I profughi arrivano per lo più da Siria e Afghanistan, e diversi di loro sono stati colti malore. Medici senza frontiere parla di decine di casi di infarti, ed uno di epilessia, all’interno dello stadio. La portavoce di Medici senza frontiere, Julia Kourafa, ha detto: “la situazione cominciava ad essere del tutto incontrollabile, e c’era una totale assenza di coordinamento. Qui c’era solo la polizia, mancavano gli esperti dell’UNHCR, l’agenzia Onu per i rifugiati, e guardie di sicurezza”. La portavoce ha poi aggiunto: “per la prima volta abbiamo visto in Grecia gente rinchiusa in uno stadio e controllata dalla polizia in assetto antisommossa. Parliamo di madri con figli e di persone anziane. Sono stati tutti rinchiusi per molte ore al sole”.

I migranti sono stati rinchiusi nello stadio allo scopo di essere registrati. Ma, secondo la portavoce di Medici senza frontiere, appena tre agenti di polizia erano stati incaricati della registrazione, rallentandone il processo ed esacerbando le tensioni. Tensioni che hanno raggiunto l’apice in diverse isole della Grecia orientale, dove più di 120.000 profughi sono giunti dall’inizio dell’anno, rispetto ai 30.000 di tutto il 2014. Una crescita di 4 volte, che la Grecia non può sostenere senza aiuti concreti da parte dell’Europa. Dopo un viaggio terribile e orrendo per mare dalla Turchia verso le coste greche, i profughi si sentono profondamente frustrati di essere rinchiusi in uno stadio. Secondo le disposizioni del Trattato di Dublino, però, le autorità greche hanno replicato che loro dovere è di procedere alla registrazione e alla identificazione dei profughi, prima di lasciarli andare. La polizia greca di Kos, tuttavia, non ha dato prova di efficienza, e ciò ha scatenato la reazione di tanti profughi.

Nonostante la pesante situazione sulle isole greche, molti dei profughi siriani che oggi vivono nel limbo della Turchia, circa 1milione e 600mila persone, progettano comunque di affrontare il viaggio duro e pericoloso verso la Grecia. Mousa, un ex studente siriano di Letteratura inglese, progetta di raggiungere Kos entro la fine del mese di agosto, e le immagini di Kos non sono servite da deterrente. Dice alla Reuters che comprerà un falso passaporto all’arrivo in Grecia, piuttosto che farsi identificare come profugo o rifugiato dal governo greco. Dice Mousa alla Reuters: “Ci andrò, perché così come l’ho immaginato, arriverò a Kos e andrò dritto all’aeroporto e partirò. Non affronterò le autorità greche”.

Ad oggi, su Kos e su tutte le isole greche, gran parte del carico umanitario viene sostenuto da volontari locali e da Ong. La mancanza di risorse e la lentezza del processo di identificazione ha indotto a tante proteste e a sporadici scontri con la polizia. Prima che i migranti di Kos fossero rinchiusi nello stadio, la polizia ha usato idranti e perfino qualche estintore contro i profughi. Il grande problema ora è quello di reperire cibo a sufficienza per 1.200 persone, e la Grecia non sembra ancora attrezzata per farvi fronte in modo organizzato ed efficiente. Sembra che nelle prossime ore interverranno forze dell’esercito greco.

Infine, in queste ultime ore si è aperto un altro fronte caldo per il governo Tsipras a proposito di migrant. Si tratta del fronte del confine con la Macedonia, a nord della Grecia. Soldati macedoni in grande dispiegamento presidio il confine, bloccando l’ingresso a migliaia di profughi che invece speravano così di raggiungere il nord Europa, via terra.

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