Scuola. “Flash mob” in tutta Italia, lumini rossi per celebrare i funerali. Manifestano gli autonomi. Verso lo sciopero generale dei confederali. La ministra contestata a Bologna

Scuola. “Flash mob” in tutta Italia, lumini rossi per celebrare i funerali. Manifestano gli autonomi. Verso lo sciopero generale dei confederali. La ministra contestata a Bologna

La protesta dei lavoratori della scuola si estende a macchia d’olio. Il disegno di legge messo a punto dal governo ora all’esame della Commissione della Camera che se la deve vedere con circa 2.000 emendamenti è al centro di scioperi, manifestazioni, nuove forme di lotta come i flash mob, un “lampo di folla” la traduzione letterale. Si tratta di persone, nel caso insegnanti, precari, supplenti, personale scolastico, studenti, che si danno appuntamento via Internet. Non si conoscono, si ritrovano in una  piazza, in una strada, manifestano, discutono, incontrano i cittadini. E come sono comparsi, all’improvviso, se ne vanno. È quanto è accaduto nel corso della Festa nazionale dell’Unità “straordinaria” a Bologna, alla Montagnola, dove decine di insegnanti, docenti, studenti e genitori hanno voluto contestare la ministra Giannini e la responsabile scuola del Pd, Puglisi, al grido “Vergogna, vergogna”. Ovviamente, la ministra e la sua sodale piddina se la sono svignata, interrompendo il dibattito. Gli studenti, in particolare, erano infuriati, e avrebbero voluto chiedere alla ministra e alla responsabile Pd qualche spiegazione o interpretazione non solo sul Ddl relativo alla riforma della scuola, ma anche sulla decurtazione dei fondi all’Università e al Diritto allo Studio. Gli studenti della Link, ad esempio, giudicano “gravissimi i provvedimenti che il governo si appresta a varare su scuola e università”, e denunciano, appunto, il taglio di altri 498 milioni per l’edilizia scolastica, “mentre restano intatti i fondi per le private”.

Lavoratori vestiti di nero, intasati i siti Internet, decine di migliaia di email

Ognuno porta un lumino, rosso, come quelli che si usano nei cimiteri. Si rende così l’ultimo saluto alla scuola che muore, muore per colpa del governo che ha avuto il cattivo gusto di chiamare “La buona scuola”, un disegno di legge che fa acqua da tutte le parti e che  ha visto una vera e propria sollevazione da parte dei lavoratori e di tutti, proprio tutti i sindacati. In più di cento città i “lumini rossi”, docenti vestiti di nero in tanti casi, hanno portato in piazza decine di migliaia di  lavoratori. I messaggi circolati su Internet hanno intasato i siti, decine di migliaia di mail in tutto il paese. E “lumini rossi” sono arrivati perfino davanti alla Leopolda, a Firenze, il tempio del dio renziano.

I renziadi continuano ad attaccare i sindacati e la protesta cresce

E così sarà fino al 12 maggio, poi si vedrà. I sindacati decideranno nuove forme di lotta se la “Buona scuola” non verrà rottamata, sono in tanti a riprendere il gergo renziano. Il premier, la ministra Giannini che ha messo la sua firma ad un testo fortemente voluto da Renzi, poi alcuni parlamentari del Pd in particolare, vedi un tal Faraone si dichiarano stupefatti. “Èincomprensibile – dicono – che si scioperi contro un governo che assume”. E Renzi in particolare se la prende con i sindacati che avrebbero dato il via alla mobilitazione per difendere i “loro interessi”. La scuola “è delle famiglie, non dei sindacati” continua a ripetere. Annuncia una letterina  agli insegnanti. Ci pensa lui. Parole non nuove che non hanno portato bene a chi le ha pronunciate, sporgendo la mascella, sguardo torvo.

Pantaleo (Flc Cgil). La “buona scuola” è quella che proponiamo noi

La realtà è che più il governo sa la prende con i lavoratori della scuola, rifiuta il confronto, più  cresce la mobilitazione, il consenso non solo in questo mondo dove operano più di un milione di persone, ma anche in quella che si chiama opinione pubblica, le famiglie. Dice Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, il più forte sindacato della scuola, che “cresce la voglia di partecipare, di essere protagonisti di una battaglia che  riguarda non solo i diritti dei lavoratori. Una ‘buona scuola’, così come indicano le nostre proposte significa assicurare un futuro al nostro Paese”. Ed è molto importante che, dopo molti anni, si muovono insieme Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, che dopo la manifestazione nazionale a  Roma preparano lo sciopero generale del 5 maggio che bloccherà le scuole per l’intera giornata e riguarderà tutto il personale.

Manifestano a Roma Anief, Unicobas e Usb. Scuole bloccate, alcune chiuse

Un  primo “assaggio” se così si può dire, è venuto da alcune organizzazioni sindacali, Anief, Unicobas, Usb, altri sindacati autonomi che hanno scioperato  in tutto il paese per manifestare a Roma, con un corteo partito da Piazza della Repubblica, un sit in a Montecitorio, poi davanti al ministero di viale Trastevere. Più di diecimila sono arrivati a Roma da tante città dove alcune scuole hanno dovuto chiudere i battenti. La riforma va ritirata e riscritta daccapo, questo lo slogan che ha percorso tutto il corteo, insieme a “non si può fare nessuna riforma senza ascoltare la voce del personale”. Ha affermato Marcello Pacifico, presidente Anief: “Solo chi vive ogni giorno dietro le cattedre, nelle aule, nei laboratori scolastici, nelle segreterie e nei corridoi delle scuole ha il polso della situazione di cosa occorre cambiare per migliorare la scuola, dando suggerimenti utili a cambiare le regole”. I punti di attacco: le assunzioni dei precari, di supplenti, di chi ha vinto un concorso ma rimane a casa, l’ organizzazione della scuola, no alla figura del preside sceriffo.

Tutti i poteri ai presidi: a rischio la libertà dell’insegnamento

È stato questo l’argomento principale in tante manifestazioni. I dirigenti scolastici – dicono gli insegnanti – avranno poteri illimitati di nominare chi vogliono quando vogliono, i fondi della scuola la cui spesa prima era concordata con le Rsu, diventano materia esclusiva dei dirigenti, i premi non andranno agli insegnanti che fanno bene il proprio mestiere e che aiutano i ragazzi a formarsi, ma a chi farà attività aggiuntive nella scuola, attività che nulla avranno a che fare con l’insegnamento. Dice DomenicoPantaleo: “A rischio è la libertà dell’insegnamento, della cultura, in una parola la formazione dei nostri ragazzi, del cittadino”. “Non molliamo, la posta in gioco è troppo importante”. E dopo lo sciopero generale?  “Se non ci saranno modifiche radicali andremo avanti con le forme di lotta che decideremo tutti insieme con le nostre rappresentanze sindacali”. L’appuntamento ora è per il 5 maggio. Con i sindacati confederali, Gilda e Snals ci saranno anche i Cobas che si sono dati appuntamento anche per il 12. Sono a rischio anche le prove Invalsi, l’Istituto  nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.

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