L’accordo FI-Lega scricchiola in Liguria. Imbarazzo dei militanti leghisti per l’uomo ‘spedito’ da Arcore

L’accordo FI-Lega scricchiola in Liguria. Imbarazzo dei militanti leghisti per l’uomo ‘spedito’ da Arcore

L’accordo Forza Italia-Lega è ratificato, ma il problema è che sarà effettivo, ma non a prova di bomba, solo nel nord del Paese. Il Veneto è blindato, con l’appoggio, senza se e senza ma, al governatore leghista uscente Zaia. Stessa cosa, a parti invertite, in Liguria, dove per i due partiti, correrà l’ex direttore di Italia Uno e Rete 4, Giovanni Toti. Purtroppo, per il primo consigliere politico di Berlusconi, il clima in Liguria non è lo stesso che vive oggi Zaia in Veneto. Aspre critiche arrivano sia dalla componente ‘azzurra’ che da quella leghista. In Forza Italia è lampante la presa di posizione controcorrente del medico di fiducia di Silvio Berlusconi, Alberto Zangrillo che a sorpresa ha dichiarato, prima su Twitter e poi in un’intervista al Messaggero, la sua preferenza per la candidata Pd Raffaella Paita come prossima presidente della Liguria. La presa di posizione di Zangrillo, fa tornare d’attualità i sospetti denunciati da Sergio Cofferati, su possibili spostamenti di componenti importanti del centrodestra alle Primarie che hanno ‘incoronato’ la Paita. Contestazioni per la scelta di Salvini sono arrivate anche dentro la Lega. I militanti liguri, infatti, si sono sentiti scavalcati dalla scelta del segretario, con la rinuncia ad un proprio candidato, a favore di un nome, come quello di Toti, piovuto in Liguria, direttamente da Arcore ed in più, va detto, che una gran parte dei militanti del Carroccio liguri hanno giurato che non muoveranno un passo per raccattare voti per l’uomo di Arcore. Va detto, inoltre, che Toti ci mette del suo, collocando la piemontese Novi Ligure, proprio nella regione in cui è candidato. Ignoranza geografica che ha fatto drizzare il pelo ai militanti del Carroccio, che, come detto, in Liguria dovrebbero portare consensi consumando le scarpe. In sostanza si sta vivendo la replica, in scala ridotta, di quanto accaduto in Veneto con la cacciata della componente legata al sindaco di Verona, Tosi. Dunque l’accordo di Arcore, a poco più di 72 ore dalla ratifica, è già in fibrillazione. Non ci sono scossoni invece in Umbria dove sia Forza Italia che la Lega, sosterranno il sindaco di Assisi, Ricci. Tutto da vedere nelle Marche. L’ex sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli guiderà, dopo la vittoria alle Primarie, la coalizione di centrosinistra. Il neocandidato ha fatto un’apertura all’Udc, ad Area Popolare e ai partiti di centro, senza ricevere alcuna assicurazione. I centristi, infatti, potrebbero scegliere la rincorsa del governatore uscente ex Pd Gian Mario Spacca e del suo movimento, Marche 2020. In alto mare la scelta delle destre. Unica certezza è quella di una coalizione con dentro FI, FdI-An e Lega. Ma ora facciamo un salto decisamente più a sud, dove Forza Italia sta vivendo un vero e proprio dramma politico. L’ex governatore forzista Fitto non vuole arrendersi ed accettare l’esclusione dalle liste di uomini a lui vicini. L’ultima presa di posizione, dell’eurodeputato ‘azzurro’ si presta a diverse interpretazioni: “Per senso di responsabilità e nell’interesse del centrodestra – fa sapere Fitto – accolgo l’appello di Schittulli (candidato governatore FI, ndr).
 E quindi se la lista di Forza Italia avrà chiare garanzie, sarà forte e competitiva e includerà tutti (consiglieri regionali uscenti, amministratori e dirigenti del partito) io sono disponibile a fare una lista aperta alla società civile in appoggio a quella di Fi e nella stessa coalizione”. Parole che seguono però quello che viene descritto come un burrascoso faccia a faccia tra il commissario pugliese di Forza Italia, Luigi Vitali e il candidato in pectore Schittulli. L’oncologo barese è stato chiaro davanti agli uomini del Cavaliere: o si decide di inserire i fittiani all’interno della lista di Forza Italia, oppure la sua scelta sarà quella di correre con i movimenti che lo sostengono. In buona sostanza Schittulli  sarebbe pronto a voltare le spalle ai diktat di Arcore, soprattutto se questi ultimi non permetteranno ai dirigenti commissariati del partito di potersi candidare. Un successo di Fitto? Certamente si nel territorio, ma meno, molto meno, nel suo partito, visto che il commissario berlusconiano Vitali ha avvertito, prima di chiudere con freddezza l’incontro, di avere già in tasca un lungo elenco di personalità pronte a sostituire candidato Presidente e candidati consiglieri. Senza accordo, il candidato del Centrosinistra, Emiliano, avrebbe la strada spianata, visto che la disputa porterebbe a una polverizzazione del fronte delle destre. Anche in Campania, tutto sembra in alto mare. Nessuna scelta definitiva è stata presa dagli alfaniani sulle alleanze e questo lascia in braghe di tela, soprattutto Forza Italia, che aveva già messo in cassaforte i voti del Nuovo Centrodestra. Stessa cosa vale per il Pd. Il pressing sui centristi del candidato governatore De Luca, fino ad ora non ha prodotto alcun risultato e le distanze sono rimaste immutate. A mettere sale sulle ferite, ci ha poi pensato un sondaggio commissionato dal Mattino di Napoli e che vede a poca distanza, soli tre punti percentuali, i due principali candidati Caldoro 41% e De Luca 38. Va detto, però, che De Luca, ha recuperato in queste settimane molti punti, inoltre la sua candidatura raccoglie consensi trasversali, vista la sua personalità politicamente esuberante. Quando era sindaco di Salerno veniva comunemente definito ‘lo Sceriffo’. Dunque Caldoro dovrà dar fondo a tutte le sue energie e risorse, per cercare di doppiare il mandato.

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