La Festa dell’Unità diventa Festa agli epurati. Le sciocchezze di Orfini. Gramsci si rivolterebbe nella tomba

La Festa dell’Unità  diventa Festa agli epurati. Le sciocchezze di Orfini. Gramsci si rivolterebbe nella tomba

La Festa dell’Unità che non c’è e che comunque, se tornasse in edicola, non sarebbe più il giornale fondato da Antonio Gramsci, è diventata un caso politico. Dove passa Renzi si fa tabula rasa. Qualcuno lo paragona ad Attila, detto dai cristiani flagello di Dio, dove passa lui non nasce più l’erba. Certo viene ricordato come un sanguinario ma la storia ci racconta anche che riuscì a dare un capo agli Unni, lui appunto, un popolo  di cui non è noto da dove provenga e che poi scompare, si dissolve così come era arrivato.  Si apre a Bologna, in anticipo sulla stagione delle feste, per ricordare il 70esimo della Liberazione. Viene preparata al Nazareno con molta attenzione alle presenze degli esponenti del Pd, chi può intervenire nei dibattiti e chi no. Dicono i bolognesi noi non c’entriamo. Perché si scopre che come alla Camera , Commissione che esamina l’Italicum, siamo in presenza di una epurazione che riguarda in particolare Bersani, Cuperlo, Civati, altri esponenti di primo piano delle sinistre Pd. Tutti a casa, ci mancherebbe. In particolare escludere l’ex segretario del Pd,  pare proprio una vendetta. È la prima volta che in una festa dell’Unità nel capoluogo emiliano non c’è spazio per Bersani. E questo crea un forte malcontento che si avverte anche fra il pubblico  fin dall’apertura. Rosy Bindi, una delle parlamentari epurate chiede conto al presidente del partito. Afferma che, se confermata, questa scelta “sarebbe non meno grave della sostituzione di dieci deputati nella Commissione affari costituzionali della Camera”. Dice ad  Orfini che non si può “immaginare di fare una Festa nazionale selezionando le presenze politiche sulla base della fedeltà alla linea del segretario, sarebbe un’involuzione senza precedenti nella lunga storia delle feste dei partiti popolari italiani. Come presidente dell’Assemblea nazionale e garante del pluralismo del Pd  assicuri che la Festa sia, come sempre è stato, specchio della originale natura del nostro partito”.

Il presidente del Pd,  da “giovane turco” ad “anziano fiorentino”, spiega alla  cara Rosy

L’ineffabile “giovane turco”  ora “anziano fiorentino” spiega alla “Cara Rosy”: “La festa alla quale credo tu faccia riferimento non è la Festa Nazionale del Partito Democratico, che si terrà come sempre tra fine agosto e inizio settembre – quest’anno a Milano – e che sono certo sarà, come tu auspichi, un ‘momento di massima apertura e confronto del PD’. La festa di cui parli è piuttosto un momento di celebrazione dei 70 anni della Festa dell’Unità, voluto dal PD di Bologna e organizzato dal Partito Nazionale”. “L’anziano fiorentino”, preso col sorcio in bocca, dice una cosa che non sta né in cielo né in terra. Siccome non è uno sprovveduto sa bene che dice una sciocchezza. Ma per Renzi si fa questo ed altro. Secondo Orfini, occorre distinguere fra feste dell’Unità  e feste del partito. Bontà sua, però afferma che “è stata organizzata dal Partito nazionale”. Infatti, nei manifesti che annunciano la Festa c’è scritto “nazionale” e non bolognese e compare il simbolo del Pd. Orfini non si limita a questa sciocchezza. Dice che quando ci sarà la Festa nazionale del Pd a Milano sarà rappresentato tutto il partito. Scusi Orfini, vuol dire che alle Feste dell’Unità  è riservato il  privilegio dell’epurazione?

Inutile domandare al vicesegretario del Pd, l’ex dc Lorenzo Guerini

Poi la conclusione in bellezza: “Come potrai facilmente verificare, i dibattiti politici e tematici sono limitati nel numero perché si è preferita un’altra impostazione organizzativa, più nella direzione di un vero e proprio festeggiamento”. Stupendo Orfini, quel vero e proprio “festeggiamento” se lo poteva risparmiare. Perché si dà il caso che qualche esponente delle minoranze nei dibattiti faccia capolino, come avviene per quanto riguarda quello sulla legge elettorale. In realtà si voleva proprio fare la “festa” a Bersani, in primo luogo, Cuperlo, Civati. Si vuole nascondere perfino che esistono. Il gran finale: “Mi chiedo perché invece di una missiva pubblica tu non abbia ritenuto più utile verificare con una semplice telefonata. Avremmo così evitato un’inutile polemica. Cosa che – sono sicuro – non era tua intenzione”. Insomma tutto doveva rimanere riservato. I panni sporchi, insomma, si lavano in famiglia. In omaggio alla trasparenza. Non poteva mancare il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, ex dc di lungo corso. “Una festa –dice – non è la replica di un congresso, a seconda dei temi che vogliamo mettere a fuoco si scelgono i relatori.” Domanda inutile, visto  di che panni vestono questi personaggi, ma la facciamo lo stesso. Parlando di elezioni, Italicum, perché non è  stato invitato Bersani? Non serve la risposta. Non ci vuole grande immaginazione. Chissà come la prenderebbe Antonio Gramsci.

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