Il Def. Solo un balletto di numeri. Renzi esulta: meno tasse e niente tagli. E attacca Fassino e i sindaci

Il Def. Solo un balletto di numeri. Renzi  esulta: meno tasse e niente tagli. E attacca Fassino e i sindaci

È solo un balletto di numeri la conferenza stampa con la quale Renzi Matteo illustra quello che dovrebbe essere il Def, il Documento di economia e finanza. Dovrebbe perché, come al solito, il documento non c’è. Il consiglio dei ministri ha preso solo atto delle linee generali e, forse, venerdì lo approverà dopo la messa a punto che avverrà, non nelle stanze del ministro Padoan ma a Palazzo Chigi dove siede Yoram Gutgeld insieme al professor Perotti che hanno preso il posto di Cottarelli. Lasci uno e prendi due, che devono decidere i tagli. Giustamente, si fa per dire, Renzi, con l’arroganza che ormai fa parte del suo dna, si è presentato in conferenza stampa ed ha detto: “Niente tagli, niente aumento delle tasse”.

Il premier definisce stravaganti gli amministratori dei Comuni

E già che c’era se l’è presa con Piero Fassino, renziano della seconda ora, sindaco di Torino, presidente dell’Anci, l’associazione dei comuni, perché si sono permessi di protestare per i tagli che colpiranno i grandi e i piccoli comuni. In particolare Roma, Firenze e Napoli. Ha detto che incontrerà i comuni e anche le regioni, l’abbondanza non fa mai male, prima di venerdì, ma che stiano calmi perché nel 2015 , “ribadisco non ci saranno tagli”. E aggiunge, per chi non avesse capito, la parola “punto”. Che significa partita chiusa con buona pace anche del suo amico renziano della prima ora, sindaco di Firenze, fra i più arrabbiati per i tagli. Che ci sono, quelli contenuti nella legge di stabilità. Non solo a Fassino manda a dire che “è un ottimo sindaco”, subito dopo ironizza “ma ha violato il patto di stabilità”. Fassino non ci sta e replica che il patto l’ha violato l’amministrazione provinciale precedente e che lui non ha alcuna colpa. Ma Renzi Matteo, come è nel suo stile deve trovare il nemico, su cui concentrare l’attenzione in modo che i problemi veri, quelli di un Def che è solo un balletto di numeri, si potrebbero giocare al lotto e si perderebbe. I nemici sono i sindaci: “Trovo stravaganti alcune osservazioni che ho letto in questi giorni” da parte degli amministratori locali, osserva il premier, invitando a “cambiare mentalità”. Prenda atto Fassino, il capo degli “stravaganti”. Le sue osservazioni non fanno neppure il solletico al premier. Eppure sono il segno della crisi del nostro Paese, crisi che né i numeri di Renzi, né quelli di Padoan, una ventina riferiti a Pil, deficit, rapporto deficit–pil, tasse diminuite di ben 18 miliardi, possono smentire.

Dal 2010 – afferma il presidente dell’Anci-  i Comuni hanno contribuito al risanamento con oltre 17 miliardi, di cui 8,5 miliardi per il Patto di Stabilità e altri 8,5 come riduzione della spesa.

Il sindaco di Torino: dopo sei anni di sacrifici siamo stufi, diciamo basta

“Dopo sei anni – grida al giornalista di Repubblica – che lo intervista- diciamo basta. Siamo stufi di sentirci spiegare come bisogna gestire i Comuni da dirigenti ministeriali che un Comune non lo hanno mai visto. E non hanno mai amministrato nemmeno un condominio”. Ma voi, chiedete più soldi, gli domanda, perché Renzi questo lascia intendere. “No – risponde – non vogliamo neanche un euro in più. Vogliamo che la forbice si fermi. I trasferimenti di fondi ai territori ormai sono a zero, gli unici quattrini che lo Stato dà sono per la sanità e il Trasporto pubblico, in misura insufficiente”. Ed è proprio su sanità, assistenza, trasporti e tutti i servizi pubblici che stanno lavorando i nuovi tagliatori. Saranno i cittadini a pagare la politica recessiva del governo che mostra tutti i suoi limiti proprio per quanto riguarda il Def, scelte recessive che non portano da nessuna parte. La parola lavoro non fa parte del vocabolario renziano, la pronuncia sempre più raramente. I numeri, pochi ma chiari, sono tutti negativi.

L’unico dato certo i tagli per dieci miliardi

L’unico dato certo dei numeri renziani è il taglio dei dieci miliardi per evitare che nel 2016 scatti l’aumento dell’Iva. Lasciamo perdere i numeri di Padoan sulla crescita a del Pil, previsioni senza alcuna base. Del resto notano molti economisti che in genere le previsioni, a conti fatti, risultano quasi sempre sballate. C’è poco da credere a chi pretende di considerare gli 80 euro e la decontribuzione alle imprese come sgravi fiscali: La riforma del fisco è altra cosa e deve riguardare tutti i cittadini. Per finire di nuovo si parla di un nuovo “crono programma”, 2015-2016 con ben 12 aree di intervento. Per capire di che si tratta basta un esempio. Non si prevedono tagli, dice Renzi. Per quanto riguarda la sanità e l’assistenza in particolare si pensa ad una “ revisione”del concetto stesso di assistenza e alla “individuazione di livelli essenziali, Se non è zuppa è pan bagnato.

Fassina. Il governo conferma una linea recessiva e iniqua

Lo nota Stefano Fassina, Pd, quando afferma che “Purtroppo il governo con il Def conferma la linea di finanza pubblica recessiva e iniqua in atto. Giusto disinnescare l’aumento dell’Iva, ma la previsione di ulteriori tagli al welfare locale per 10 miliardi – afferma-porterà a un effetto negativo sul Pil finanche superiore a quanto si sarebbe verificato con gli aumenti di imposte.In alternativa ai tagli al welfare locale, si dovrebbe utilizzare lo spazio sotto il vincolo del 3% del rapporto deficit Pil e incominciare a riqualificare e riallocare la spesa, in particolare verso significative misure di contrasto alla povertà. “ Ma questo orecchio Renzi non ci sente. La partita è tutta da giocare e la posta in palio è molto alta.

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