A Roma, papa Francesco parla di genocidio degli armeni. Ad Atene, gli ortodossi sono con Tsipras

A Roma, papa Francesco parla di genocidio degli armeni. Ad Atene, gli ortodossi sono con Tsipras

Papa Francesco ha definito l’eccidio degli armeni per mano dei turchi, avvenuto 100 anni fa, come un “genocidio”. È la prima volta che un pronunciamento così impegnativo sulla vicenda armena viene fatto in pubblico. E diventa esplosivo, soprattutto perché potrebbe danneggiare, e parecchio, le relazioni diplomatiche tra Vaticano e Turchia. Durante la Messa speciale celebrata proprio per ricordare il centenario dell’eccidio degli armeni, il papa ha fatto riferimento a “tre tragedie di massa senza precedenti” del secolo scorso. “La prima, che è ampiamente considerata il primo genocidio del Ventesimo secolo, ha colpito il vostro popolo armeno”, ha detto papa Francesco, citando la dichiarazione firmata nel 2001 da Giovanni Paolo II e Kerekin II, capo della Chiesa Armena. “Sono stati uccisi vescovi e sacerdoti, religiose e religiose, vecchi e bambini, ammalati indifesi”, ha detto il papa. Gli storici stimano che quasi un milione e mezzo di armeni furono sterminati in un’ondata di violenza che accompagnò la caduta dell’impero ottomano. Nonostante l’eccidio venga riconosciuto come “genocidio” dall’Italia e da una ventina di altri Paesi del mondo, la Turchia rifiuta di accettare il giudizio. Proprio per questa ragione, domenica 12 aprile, dopo aver ascoltato le impegnative parole del papa, l’ambasciatore del Vaticano ad Ankara, il nunzio apostolico Lucibello, è stato richiamato dal ministro degli Esteri turco per discutere delle parole del papa. E anche se Francesco ha scelto le parole di Giovanni Paolo II, si è rivolto agli armeni reclamando il loro diritto di ricordare l’eccidio come genocidio. Il ministro degli Esteri turco ha tuttavia giudicato le parole di papa Francesco “prive di fondamento” e “lontane dalla realtà storica”. In un tweet, il ministro ha perciò scritto: “la dichiarazione del papa, che è lontana dalla realtà giuridica e storica, non può essere accettata”. La posizione della Turchia è nota da un secolo: si trattò di una guerra civile combattuta tra la popolazione turca e la popolazione armena, nella quale morirono tra i 300mila e i 500mila armeni e altrettanti turchi.

Gli esperti di questioni mediorientali sostengono che avere aperto ai leader armeni la Basilica di San Pietro, è stato un capolavoro strategico da parte di papa Francesco. Theo van Lint, docente di studi armeni ad Oxford, pensa che “è molto importante aver dato spazio ai leader, ai capi della chiesa armena e ai cattolici armeni, per dar loro modo di raccontare tutta la loro verità sugli eventi. È chiaro che il papa abbia accettato che si trattò di genocidio”. La decisione del pontefice di riferirsi all’eccidio di massa degli armeni, paragonandolo agli atti del nazismo e dello stalinismo, è una sorta di “sanzione elevatissima” per il riconoscimento del genocidio. Igor Dorfmann-Lazarev fa il ricercatore di storia e cultura armena a Londra, e il suo parere è che la cerimonia dimostra che gli sforzi del papa di radunare le periferie cristiane al centro delle riflessioni della Chiesa cattolica sta avendo successo. “Per la prima volta, l’Armenia è al centro delle attenzioni della vita cattolica e del mondo cristiano”, ha detto Dorfmann-Lazarev, “ciò significa condurre l’attenzione verso l’Oriente cristiano”.

Ad Atene, la Chiesa ortodossa, pur provocando polemiche, mette a disposizione le sue proprietà 

Il capo della Chiesa ortodossa greca ha annunciato di voler mettere a disposizione della società e del popolo greco alcune delle sue proprietà di valore. L’arcivescovo Ieronimos di Atene ha detto alla televisione greca, durante l’intervista per la celebrazione della Pasqua ortodossa, “mettiamo a disposizione le nostre proprietà per lo sviluppo della Grecia e per dare un contributo finanziario al risanamento del debito”. Alla domanda se la Chiesa avesse l’intenzione di vendere le sue proprietà, Ieronimos ha risposto: “No, direi che lavoreremo insieme e lo stato potrebbe usare i profitti per ripagare tutti i debiti, ma la proprietà delle terre resterà greca, in mani greche”. L’arcivescovo non è stato chiarissimo, però, su che tipo di affari e di sviluppo parlasse. E nulla si sa, in realtà, sulla dimensione delle proprietà della Chiesa ortodossa, dal momento che le sue strutture sono decentrate e in Grecia manca un registro fondiario centralizzato. La Chiesa ortodossa è un’istituzione potente in Grecia, nonostante tutto, e possiede moltissime terre e proprietà immobiliari, quasi quante ne possiede lo stato.

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