Spagna: le elezioni andaluse sono un campanello d’allarme per socialisti e popolari

Spagna: le elezioni andaluse sono un campanello d’allarme per socialisti e popolari

Alle elezioni regionali in Andalusia vince il PSOE, il Partito socialista, con 47 seggi sui 109 dell’Assemblea regionale, confermando la buona prestazione ottenuta già nella precedente legislatura del 2012. La maggioranza assoluta è di 55 seggi. Pertanto, la leader del PSOE andaluso, Susana Dìaz, dovrà inevitabilmente lavorare per formare una coalizione di governo. Con chi? Intanto, come i sondaggi avevano previsto, questa volta giustamente, i popolari del premier Rajoi perdono ben 17 seggi rispetto al 2012, e diventano così la seconda forza andalusa con 33 seggi. Podemos, nella regione dove meno erano attesi risultati positivi, si insedia invece quale terza forza con 15 seggi. Izquierda Unida, la Sinistra Unita, esce malconcia, proprio per il successo di Podemos: guadagna appena 5 seggi, ben 7 in meno rispetto al 2012. L’altra sorpresa del giorno è la formazione centrista Ciudadanos che guadagna nove seggi, e si pone come baricentro effettivo della governabilità in Andalusia. Le urne hanno confermato la forza dei socialisti in Andalusia, e l’erosione delle altre due forze tradizionali, il PPE e Izquierda Unida, e l’ascesa dirompente dei due nuovi raggruppamenti di Podemos, nata nel gennaio 2014 dalle proteste degli Indignados, e di Ciudadanos, nata da una costola critica e antiausterity dei popolari di Rajoi. Il PSOE recupera la sostanziale maggioranza sociale del popolo andaluso, dopo l’exploit dei popolari del 2012, e resiste all’ascesa delle nuove formazioni politiche.

Il candidato dei popolari, Juan Manuel Moreno, non è riuscito ad evitare il disastro del suo partito in Andalusia, persino dopo l’impegno diretto e straordinario del premier Rajoi in campagna elettorale, dall’inizio alla fine, consapevole che le elezioni in Andalusia fossero un primo vero test sul suo governo. Il Partito popolare spagnolo ottiene in Andalusia il peggior risultato dal 1990.

Il candidato di Izquierda Unida, Antonio Maìllo, non ha contrastato l’ascesa di Podemos, che in Andalusia aveva già ottenuto un lusinghiero successo alle Europee, eleggendo una deputata, la capolista Teresa Rodriguez (nella foto). E Ciudadanos, che solo due mesi fa non compariva in nessun sondaggio, ha dimostrato di poter giocare un ruolo decisivo nella nuova mappa politica andalusa.

In tutti i casi, il risultato elettorale rende molto complessa la governabilità nella regione più popolosa di Spagna, e più problematica, col tasso più alto di disoccupazione e di anziani, e con un Parlamentino frammentato in cinque partiti, dei quali due nuovissimi, e due tradizionali usciti pesantemente sconfitti. Il punto vero è che con 47 seggi su 109, la leader del PSOE, Susana Dìaz, potrebbe varare un governo di minoranza – come pure ha già annunciato nella mattina di lunedì. Oppure, attendere la disponibilità di Podemos o di Ciudadanos a entrare in un governo di coalizione. Quel che pare certo è l’uscita definitiva dal governo andaluso di Izquierda Unida, da un lato, e la totale contrarietà dei socialisti ad un governo di larga coalizione coi popolari, più volte dichiarata nel corso della campagna elettorale. I giochi politici andalusi sono resi inoltre ancora più complicati dal fatto che il 2015 si presenta anno elettorale per la Spagna, tra municipali, regionali in primavera e legislative a fine anno. La tendenza espressa sia da Podemos che dal leader di Ciudadanos è di non fare accordi di governo coi socialisti, per il momento, proprio per il timore di perdere fette importanti di elettorato.

In conclusione, le elezioni andaluse confermano la trasformazione del ciclo politico in Spagna, dove il tradizionale bipartitismo popolari-socialisti, forte di circa l’80 per cento degli elettori, si è infranto dinanzi alla forza di due nuove formazioni politiche, che stanno mietendo consensi ogni giorno di più. I 24 seggi su 109 conquistati da Podemos e Ciudadanos, nonostante una legge elettorale punitiva nei confronti delle formazioni minori, fanno suonare il campanello d’allarme tra i socialisti di Sanchez e i popolari di Rajoi.

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