Seminario Filctem Cgil. La contrattazione, una leva per tornare a crescere

Seminario Filctem Cgil. La contrattazione, una leva per tornare a crescere

Una “due giorni” per discutere su salario e modello contrattuale, due problemi decisivi delle relazioni sindacali, per rilanciare la ripresa economica, promossa dalla Filctem, la Federazione della Cgil che rappresenta i lavoratori chimici, tessili, dell’energia e delle manifatture che vede presenti 350 dirigenti della categoria e di altri settori della Confederazione.  Più di 200 mila iscritti, 45 contratti nazionali in settori di grande importanze per l’economia del paese. In gioco c’è il modello contrattuale che è stato praticato fin dal 1993. Aprendo i lavori al Centro congressi Frentani, Ennio Miceli, segretario generale della Filctem, sottolinea “il rischio che si indebolisca il sistema  delle relazioni sindacali portando fuori controllo la contrattazione”. Parla di tentativo da parte imprenditoriale di “gettare la palla in tribuna perseguendo la via della moratoria dei contratti, più o meno mascherata, o addirittura di restituire, come pure ci è stato chiesto da Confindustria  e Federchimica, salario contrattato”.

Subito le piattaforme per il rinnovo dei contratti

“In ogni caso – ha proseguito – il primo obiettivo della nostra organizzazione è rappresentato dalla difesa dei contratti nazionali e dei loro rinnovi. In questo senso abbiamo unitariamente deciso di predisporre da subito le piattaforme contrattuali per rendere chiara la nostra determinazione a rinnovare i contratti”.  Carlo De Masi, segretario generale della Flaei Cisl, apprezza la relazione di Miceli, un contributo a proseguire il lavoro degli esecutivi unitari per aprire la stagione contrattuale presentando le piattaforme contrattuali di tutti i settori. “La scelta che facciamo oggi – afferma – è una scelta forte per le proposte che lanciamo e rappresenta un segnale preciso a Confindustria, che chiede l’applicazione del Testo unico, per quanto riguarda la parte che attiene alla rappresentanza: questo non può essere preso a pretesto per non rinnovare i contratti. Alle associazioni imprenditoriali diciamo che noi i contratti li vogliamo rinnovare e ci devono rispettare per quello che noi rappresentiamo”.

Salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori

“Siamo tutti d’accordo – ha detto  Sergio Gigli, segretario Femca Cisl – che il CCNL deve salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori. Poi però dobbiamo capire dove andare ad ‘ancorarci’, dove prendere i parametri che indicano come si salvaguarda questo potere d’acquisto. Sono convinto che tutti i contratti che finora abbiamo rinnovato abbiano raggiunto questo obiettivo e quindi bisogna fare molta attenzione”.

“Nell’agroalimentare – ha  affermato Stefania Crogi, segretaria generale della Flai Cgil – i redditi da lavoro tutti in discesa. Come agiamo, se non attraverso la contrattazione di primo e secondo livello? In quest’ultima, nella nostra categoria, seppure in maniera marginale, abbiamo avuto una splendida contrattazione dal punto di vista salariale, equivalente a più di una mensilità l’anno. Rispetto a un trend che ci dice che usciremo dallo stallo della deflazione e avremo una ripresa dell’export,  noi la partita del contratto nazionale la dobbiamo giocare per difendere i diritti e i salari dei lavoratori, oltreché il nostro ruolo, contro un governo che ha deciso di passare oltre i corpi intermedi”.

L’attacco  ai diritti, la nuova situazione creata dal Jobs act

Si intrecciano gli interventi, i problemi contrattuali delle categorie portano in primo piano i diritti, la nuova situazione creata dal Jobs act, lo stato dell’economia, la tutela  di chi il lavoro lo perde o non l’ha mai avuto. “Il salario minimo, nei 22 paesi in cui esiste – sottolinea Fulvio Fammoni, presidente dell’associazione Bruno Trentin – è molto variabile e non è riuscito a risolvere il problema del lavoro povero, persino in Germania, dove i 5 milioni di mini jobs a 450 euro al mese non sono scomparsi. Non c’è dubbio che è comunque importante l’idea di un aggancio a un livello minimo sotto al quale non si può scendere e che in generale in Europa coincide con i minimi contrattuali”. Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, avverte i pericoli di un contesto “in cui l’idea stessa di contrattazione collettiva, il diritto delle persone a organizzarsi per contrattare salario e organizzazione del lavoro, è messo in discussione, anche con provvedimenti legislativi. Per me è una novità”.  “Non si tratta solo del famoso articolo 18, degli accordi separati e delle grandi aziende che sono ‘uscite’ dalla contrattazione collettiva – ha aggiunto –, ma delle novità che porta il Jobs Act. Personalmente io un’esperienza sindacale che in prospettiva debba fare i conti col fatto che delegati e lavoratori non abbiano più le tutele garantite dallo Statuto dei lavoratori non l’ho mai fatta e non so cosa potrebbe significare”.

Incombe il tema del salario minimo orario. Sindacati solo “ascoltati”

“E la partita non è ancora finita. Perché incombe il tema del salario minimo orario, contenuto nella delega e che prevede, per la sua realizzazione, non di coinvolgere ma solo di ascoltare le organizzazioni sindacali”. Sul momento in cui si svolge, il “mestiere” del sindacato – dice Walter Schiavella, segretario generale Fillea Cgil –  si può definire “molto complicato forse come non lo è mai stato. Facciamo anche i conti con una crisi mai così grave, e nessuno può dirlo più di chi si occupa di edilizia, un comparto ormai flagellato. Per uscirne, però, dobbiamo partire da  progetti, dandoci obiettivi concreti a partire dai cantieri, dalle aziende, fino al territorio”. Conclude la prima delle due giornate del seminario Franco Martini, segretario confederale Cgil. “La contrattazione diventa un argomento sterile, se discutiamo in una stagione contrattuale condizionata da una crisi profonda e non mettiamo in campo il tema dominante, ovvero come produrre ricchezza.

La contrattazione, una risorsa per il Paese

Perciò, la Cgil – ha affermato – deve mettere in campo una grande iniziativa sulla contrattazione, sfidando istituzioni, governo e imprese su alcune scelte di priorità e orientare lì gli investimenti. Dobbiamo sapere che se non arriva l’innovazione, noi manchiamo l’aggancio alla ripresa”. La contrattazione -conclude Martini diventa una risorsa. “Un moderno sistema di relazioni è una leva per favorire la crescita. Una moderna contrattazione e un moderno sistema di relazioni è senza dubbio un vantaggio per il Paese e per lo sviluppo. Ma se questo è vero, allora il fattore lavoro è una risorsa principale per l’impresa. Questo è il primo punto, l’Italia deve tornare a crescere e la contrattazione è la leva su cui agire”.

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