Roma Capitale, riparte la mobilitazione dei Sindacati. Cgil, Cisl e Uil contro il Bilancio del Sindaco Marino

Roma Capitale, riparte la mobilitazione dei Sindacati.  Cgil, Cisl e Uil contro il Bilancio del Sindaco Marino

Una “mobilitazione” al via da oggi, per arrivare a “una manifestazione unitaria a maggio”. Cgil, Cisl e Uil ‘rompono’ con il Campidoglio, a partire dai rilievi al bilancio capitolino 2015, pronto all’approvazione in Aula, con una conferenza stampa al Centro Congressi Cavour. All’interno di una vertenza comune imperniata su undici punti: “visione della città, piano di rientro, appalti, fisco, investimenti”. E ancora: “sociale, periferie, aziende, casa, cultura, lavoro e altre risorse”. Nel bilancio 2015, il terzo della giunta Marino, “non c’è nessuna svolta, nessun cambio di passo, si conferma la stessa rotta seguita nei due bilanci precedenti”, attacca il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Claudio Di Berardino. E precisa: “La nostra non è solo un’operazione di denuncia, ma chiediamo di aprire una nuova fase al Comune, attraverso una vertenza che coinvolga l’intera città, lavoratori, pensionati e altri soggetti sociali, per cambiare Roma”. Mentre Mario Bertone, responsabile della Cisl di Roma, afferma: “Se lo approvino pure il bilancio in Campidoglio, con la loro solita autoreferenzialità e la considerazione di essere fortemente rappresentativi, mentre invece non rappresentano Roma e i suoi problemi”. Per Alberto Civica, segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, “ci troviamo di fronte a una Giunta che non ne imbrocca una, ogni decisione che prende trova il Tar e il Consiglio di Stato che la boccia, e il bilancio, quello che per noi non è il bilancio di Roma Capitale, e che sacrifica ai numeri qualsiasi questione, è solo l’ultimo casus belli”. A livello operativo, spiega Di Berardino, “convocheremo a breve il nostro quadro dirigente, le categorie e i territori per valutare insieme come mettere in campo la vertenza, come coinvolgere lavoratori, pensionati, precari e altri soggetti. Sarà un’azione propositiva e coinvolgente”. Una vertenza comune che muove dal bilancio 2015, “sganciato da una visione sul futuro della città ed è caratterizzato solo da tagli”. Perciò chiedono “un progetto per la città che sia sostenuto” dal previsionale e che “il bilancio va cambiato rimettendo al centro il ruolo e la funzione del pubblico, anche attraverso la riforma della macchina capitolina”. Nel mirino anche la scelta “profondamente sbagliata” dell’amministrazione, di “concentrare solo nel 2015 il piano di rientro”, che “rende più pesante l’operazione di risanamento”, “aumentando i tagli ai servizi a danno della collettività”. Sul capitolo appalti “va ingaggiata una dura lotta alla corruzione, rafforzando trasparenza, regole e legalità anche attraverso una riforma degli uffici pubblici comunali”. E dando “attuazione al protocollo sottoscritto con l’assessorato ai Lavori Pubblici e le parti sociali e lo stesso memorandum predisposto dall’assessore Sabella”, puntando inoltre a “gare pubbliche e trasparenti, senza massimo ribasso”, e su “norme stringenti che salvaguardino la clausola sociale”. Misure urgenti anche per il fisco: “patto antievasione”, “rimodulazione dell’Irpef con riferimento agli scaglioni nazionali, o aumentando le fasce di esenzione da 8mila a 15mila euro fino ad arrivare progressivamente a 28mila euro” e “rimodulazione” di tariffe e tributi locali, “utilizzando lo strumento dell’Isee e prevedendo un tavolo di monitoraggio semestrale”. E ancora per gli investimenti, va definito “il piano annuale e triennale delle opere pubbliche: materiali, immateriali, sociali e cultura”. Grande attenzione poi al sociale, oggetto di “tagli insostenibili con la crisi in corso”, per cui vanno “recuperate risorse significative imputandole al welfare, per migliorare la quantità e la qualità dei servizi, garantendo livelli essenziali delle prestazioni e gli attuali livelli occupazionali”, dando attenzione anche “all’accoglienza dei migranti”. “Servizi pubblici”, “infrastrutture” e “centri di aggregazione pubblici e servizi privati, oltre a quelli di aggregazione culturali”, adeguando “il piano sociale dei diritti” sono i cardini dell’azione nelle periferie. Spazio anche alle aziende, dove, oltre al “no” alle “operazioni di privatizzazioni aziendali”, e a difendere “la salvaguardia dell’occupazione e dei diritti contrattuali dei lavoratori”, si chiede tra l’altro di “salvaguardare e rafforzare il servizio offerto ai cittadini”. Sulla casa “occorre passare da una logica di emergenza a una strategia della programmazione”, proponendo tra l’altro “un’agenzia dell’affitto per risolvere l’emergenza abitativa”. Se per la cultura “serve salvaguardare il lavoro e le professionalità degli addetti tanto nei settori pubblici quanto nei privati”, per l’ambito del lavoro “va contrastata la precarietà favorendo i contratti di lavoro regolare, soprattutto nel sistema degli appalti” e “garantita la continuità occupazionale”, oltre a “un apposito osservatorio sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”. Infine vengono menzionate “altre risorse” in “lotta all’evasione, fondi europei, sistema degli appalti, (ridefinendo il numero delle stazioni appaltanti), lotta agli sprechi e corruzione e definire un osservatorio che verifichi tutte le fonti di finanziamento”.

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