L’ambasciatrice americana all’ONU bacchetta l’Europa per i tagli alla difesa. Intanto arrivano nel Baltico le armi USA

L’ambasciatrice americana all’ONU bacchetta l’Europa per i tagli alla difesa. Intanto arrivano nel Baltico le armi USA

Si chiama Samantha Power, e di mestiere fa l’Ambasciatrice degli USA presso le Nazioni Unite, dunque nominata dal presidente Obama, insignito del premio Nobel per la pace. La signora Power oggi l’ha sparata davvero grossa. In sostanza, ha detto ai paesi europei che il programma di tagli al budget della difesa è “preoccupante”, e dunque, ha intimato: “bisogna spendere di più”. Perché? Perchè, come dice la signora Power, sono aumentate le minacce. L’ambasciatrice è volata a Bruxelles per convincere gli alleati europei e i leader dei paesi della Nato a contribuire alla spesa per la difesa con un finanziamento pari al 2% del PIL, che per l’Italia, ad esempio, ammonterebbe a circa 32 miliardi di Euro. L’ambasciatrice ha avvertito gli alleati: “il numero delle missioni nelle diverse parti del mondo, che richiedono attrezzature militari avanzate, è aumentato, non si è ridotto”. Perciò, cari europei, nonostante la crisi, nonostante l’austerità, nonostante la crisi umanitaria, mettete mano al portafoglio e pagate per le missioni militari della Nato. Naturalmente, in Europa qualche nazione virtuosa si trova. “Il Regno Unito”, ha detto con convinzione la signora ambasciatrice, “è un’eccezione – è un alleato leale nella Nato – sia nella lotta contro l’Isil che sulla vicenda dell’Ebola che in Afghanistan”. Però, attenzione, “stiamo osservando moltissime minacce”, sostiene l’ineffabile signora, “e molte di quelle minacce stanno migrando verso l’Europa, almeno nella forma dell’Isil, e noi non abbiamo ancora constatato l’aumento al 2% del PIL nella spesa per la difesa per il quale i leader si sono impegnati”. Capito l’antifona? Secondo l’ambasciatrice USA all’Onu (all’Onu!) L’Isil starebbe per penetrare in una Europa disattenta e avara, che non vuole aumentare i budget per la difesa. Però, attenzione, la signora ha voluto salvarsi in corner: “basterebbe un piccolo investimento nel sistema Onu di peacekeeping per fare una differenza tremenda”. E dove finiranno questi “piccoli investimenti”? Ma certo, nelle tasche dei produttori di elicotteri militari, di armamenti sofisticati e nei servizi di intelligence. Chiaro? “Quel genere di capacità”, ha concluso la signora Power, “potrebbe rafforzare tutte le missioni e pertanto ridurre le minacce che noi tutti affrontiamo”.

Le armi americane arrivate nel Baltico. La rabbia dei russi

Mentre la signora Power s’incaricava di bacchettare l’Europa per la sua presunta avarizia in fatto di budget militare, centinaia di veicoli militari americani sono arrivati negli stati baltici, per rimanerci, allo scopo di assicurare gli alleati della Nato sulle eventuali minacce che dovessero giungere da Mosca. Si tratta del dispiegamento di una divisione dell’esercito USA e di corvette Nato nel Mar Nero. Insomma, come si sarebbe detto in epoca di Guerra Fredda, un primo tentativo di “deterrenza”, nel caso in cui Mosca, e Putin, avesse voglia di qualche altra allegra invasione. Il dispiegamento delle truppe e delle navi da guerra, infatti, ha innervosito le autorità russe, che per bocca del ministro degli Esteri, Lavrov, hanno duramente criticato gli USA, accusandoli di voler fomentare il conflitto Est-Ovest. Lavrov ha detto al ministro degli Esteri spagnolo, a Mosca, che le scuse dell’attuale presidente del Consiglio europeo, Tusk, a Obama perché l’Europa non ha fatto tanto quanto gli USA in materia di riarmo, sono semplicemente ridicole. Forse sarebbe meglio che in qualche summit europeo, si affacci qualche mente un tantino più razionale di Tusk, e soprattutto che le opinioni pubbliche europee vengano finalmente investite della questione, delicatissima, della escalation del conflitto militare tra Mosca e parte dell’Occidente.

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