Fca (ex Fiat) Sata Melfi. Fiom: sospendere l’applicazione di un accordo non condiviso dai lavoratori

Fca (ex Fiat) Sata Melfi. Fiom: sospendere l’applicazione di un accordo non condiviso dai lavoratori

L’accordo siglato nello stabilimento Fca Sata Melfi ha trovato spazio sui media che in genere non danno conto di quanto avviene nella fabbriche. Ma questo è un caso particolare. Questa è una delle aziende, già Fiat, dove più forte è stata la discriminazione contro la Fiom e dove Marchionne sperimenta, come dice, il modo  di produrre. Sfruttamento intensivo, ritmi intollerabili in cambio di un posto di lavoro. È accaduto che  Fim, Uilm, Fismic, Associazione quadri, Ugim trattano con la direzione di Fca Sata. La Fiom è esclusa dal tavolo. Verrà “informata” separatamente sulle decisioni già concordate con gli altri sindacati. In azienda  vengono convocate le assemblee dei lavoratori nei giorni di giovedì e venerdì. I lavoratori mostrano di non gradire  quanto concordato, viene chiesto di poter esprimersi con un voto. Ma i sindacati firmatari rifiutano.

La  Rai ignora il dissenso espresso dai lavoratori nelle assemblee

Ci sono foto, selfie, testimonianze, lavoratori che esprimono forti critiche. La Fiom chiede di sospendere la firma dell’accordo. Bene, anzi male. Tutto questo sparisce dalle cronache, fra cui quelle televisive, vedi Rai news. Un esempio di mala informazione che viene dal servizio pubblico. Arriva una nota della Fiom a firma di Michele De Palma, coordinatore nazionale del gruppo Fca, leggi Fiat, della Fiom Cgil e Massimo Brancato, della Fiom di Basilicata, in cui si sottolinea che l’accordo è stato firmato “nonostante il forte dissenso manifestato dai lavoratori nell’assemblea di giovedì e venerdì scorsi. La Fiom aveva chiesto, proprio alla luce di ciò che è emerso nell’assemblea, di sospendere la firma dell’intesa per riprendere la trattativa esaminando le proposte indicate dalla Fiom e condivise dai lavoratori”.

I sindacati firmatari fingono di ignorare il parere negativo dei lavoratori

L’accordo è stato comunque firmato come se niente fosse accaduto, la Fiom chiede nuovamente “che ne venga sospesa l’applicazione tenendo conto dell’opinione negativa largamente presente tra le lavoratrici e i lavoratori, che hanno bocciato i principali punti dell’intesa  stessa”. La Fiom ha chiesto all’azienda di riprendere il negoziato sospeso il 27 febbraio e di aprire una vera trattativa che si concluda con un mandato vincolante espresso dalle lavoratrici e dai lavoratori attraverso un referendum.  A proposito dei punti sui quali i lavoratori  hanno espresso forte dissenso nelle assemblee De Palma e Brancato scrivono: “Il diverso regime dei turni che sarà introdotto (20 per Jeep Renegade e 500X, 12 per la Grande Punto) e che entrerà in vigore dalla metà di marzo, creerà di fatto due stabilimenti in uno, con condizioni di lavoro e trattamenti salariali differenti. L’introduzione dei 20 turni: non solo non si prevede una riduzione dell’orario di lavoro – come contemplato da accordi realizzati in altre aziende del Paese – ma si derogherà il Decreto Legislativo 66/2003 in materia di riposi. Infatti, nel passaggio dal primo al terzo turno, dopo aver lavorato sei giorni al mattino smontando il sabato alle 14, bisognerà tornare al lavoro alle 22 della domenica sera per quattro giorni di turno notturno. Inoltre, questa organizzazione della turnistica prevede che a partire dal mese di marzo sono occupati o i sabati o le domeniche di tutte e quattro le settimane”.

Forte disagio causato dalla nuova organizzazione del lavoro

Prosegue la nota della Fiom: “Il disagio causato da questa nuova organizzazione della produzione (la prima a ciclo continuo nel settore, secondo l’azienda; destinata a subordinare pesantemente il tempo della vita a quello della produzione, secondo noi) viene riconosciuto in termini salariali attraverso l’erogazione di un elemento retributivo aggiuntivo in caso di lavoro effettivamente prestato nel 18 esimo, 19esimo e 20esimo turno: 20 euro lordi per il sabato notte, 25 per la domenica notte, 40 per la domenica pomeriggio. La proiezione dell’insieme di queste cifre su base annua, secondo l’azienda, porterebbe ad un incremento medio pari a 1.300 euro lordi. Ma dato che nell’accordo ė stabilito l’utilizzo di sei PAR collettivi per coprire le domeniche pomeriggio, quella cifra può scendere a 1.060 euro”.

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